Omicidio a Mammagialla - Nel carcere romano il 34enne reo confesso del delitto di Giovanni Delfino - Dopo il deposito dell'autopsia, la procura potrebbe chiedere l'immediato - Chiederà l'abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica la difesa
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 Omicidio a Mammagialla – La vittima, Giovanni Delfino  Il pm Franco Pacifici – Titolare dell’inchiesta  L’avvocato Antonio Maria Carlevaro – Assiste l’indiano 34enne |
Viterbo – E’ stato trasferito nel carcere romano di Rebibbia in attesa del processo Singh Khajan, il detenuto 34enne d’origine indiana che lo scorso 29 marzo ha aggredito e ucciso con uno sgabello a Mammagialla il suo compagno di cella, il viterbese 61enne Giovanni Delfino, in seguito a un litigio sul canale televisivo da scegliere per la serata.
Nel frattempo potrebbe essere prossima la chiusura dell’inchiesta.
Per l’uomo, che ha confessato l’omicidio durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Rita Cialoni, chiedendo scusa per il delitto, il difensore Antonio Maria Carlevaro conferma l’intenzione di chiedere il giudizio abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. Probabile, nel frattempo, data l’evidenza delle prove e la confessione, la richiesta di giudizio immediato da parte del pubblico ministero Franco Pacifici, che dovrebbe portare a una sentenza in tempi brevi.
Singh Khajan intanto, finito in carcere la notte tra il 13 e il 14 febbraio per tentato omicidio, dopo un periodo trascorso in isolamento presso l’infermeria di Mammagialla, è stato trasferito da un istituto di pena all’altro per la terza volta in quattro mesi.
Il 14 febbraio scorso era stato arrestato a Cerveteri per avere accoltellato il coinquilino settantenne in seguito a un litigio e condotto nel carcere di Civitavecchia. Da Civitavecchia è stato poi trasferito a Viterbo per avere aggredito un suo compagno di cella e un agente della polizia penitenziaria. Il 29 marzo, a Mammagialla, ha ucciso Delfino, morto poche ore dopo l’aggressione all’ospedale di Belcolle, nonostante i disperati tentativi di salvargli la vita da parte dei sanitari. Un’escalation di violenza sfociata in tragedia, dietro alla quale potrebbero nascondersi, secondo la difesa, patologie psichiatriche.
Il 34enne, che rischia l’ergastolo, non avrebbe parenti in Italia. I genitori e i fratelli vivono in India. Lui invece, venuto in Italia a cercar fortuna, era finito a Cerveteri, dove lavorava saltuariamente in agricoltura e nella pastorizia.
A Mammagialla divideva la cella con la vittima, che stava scontando in carcere un cumulo di pene per condanne passate in giudicato per dei vecchi reati di lieve entità.
L’ultimo tassello per il futuro giudiziario di Khajan è il referto del medico legale che all’inizio di aprile ha effettuato l’autopsia su disposizione della procura, il professor Massimo Lancia, che si è preso sessanta giorni per depositare la consulenza, successivamente alla quale il sostituto Pacifici dovrebbe chiudere in tempi brevi l’inchiesta.
Silvana Cortignani
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