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Omicidio a Mammagialla - Imputati di omicidio colposo due agenti della penitenziaria - Vittima di un detenuto 37enne il viterbese Giovanni Delfino

Ucciso dal compagno di cella, chiesti un’assoluzione e un rinvio a giudizio

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il carcere di Mammagialla - Nel riquadro: Giovanni Delfino

Viterbo – Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro: Giovanni Delfino

Marco Russo

L’avvocato Marco Russo

Michele Adragna

Il pm Michele Adragna

Viterbo – Detenuto ucciso in carcere dal compagno di cella, chiesti un’assoluzione e un rinvio a giudizio. L’assoluzione per il penitenziario che ha chiesto l’abbreviato. 

Ieri il pubblico ministero Michele Adragna ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per il vicecomandante della penitenziaria difeso dall’avvocato Marco Russo che ha scelto di essere giudicato davanti al gup Savina Poli con il rito abbreviato.

Il poliziotto, che ha chiesto di essere interrogato, è stato sentito dal magistrato un paio di settimane fa, prima della discussione di ieri, nel corso della quale, per l’appunto, è stata la stessa procura, per prima, a chiedere il proscioglimento dell’imputato dall’accusa di omicidio colposo.

E’ stato invece chiesto il rinvio per il collega, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, che ha scelto il rito ordinario. 

Secondo l’accusa, i poliziotti non potevano non sapere che a causa della sua pericolosità, nota a tutti e abbondantemente documentata, l’assassino doveva stare in cella da solo. Così come non potevano non sapere che c’erano due celle “singole” disponibili quando è stato trasferito nella stanza della vittima.

Al termine dell’udienza il giudice Poli ha rinviato al prossimo 28 settembre per le repliche e la sentenza. Grande assente la parte civile, che così facendo ha implicitamente rinunciato alla costituzione. 

Al centro della vicenda la tragica morte di Giovanni Delfino, il 61enne viterbese recluso a Mammagialla per un cumulo di pene per reati minori che nella primavera di tre anni fa è stato ammazzato a sgabellate dal compagno di cella che, per i suoi disturbi mentali, avrebbe dovuto trovarsi in una stanza singola. 

Era la sera del 29 marzo 2019 quando il 37enne indiano Khajan Singh, seminfermo di mente, ha massacrato con una decina di colpi di sgabello la vittima. Il 20 aprile 2021 l’assassino è stato condannato in secondo grado a 12 anni contro i 14 anni del primo grado.

“L’ho ucciso perché non mi faceva vedere Rai Uno e non mi dava l’accendino”, ha detto l’omicida agli agenti penitenziari, chiedendo di fumare subito dopo il delitto.

Secondo la perizia psichiatrica del professor Giovanni Battista Traverso alla base ci sono “problematiche a sfondo sessuale”. Sarebbe convinto che il suo pene si sia rimpicciolito e avrebbe problemi di disfunzione erettile. Fatto sta che in un mese e mezzo ha aggredito quattro persone.

Noti a tutti i precedenti di Singh. Il 14 febbraio 2019 è stato arrestato a Cerveteri per il tentato omicidio del convivente omosessuale. Due giorni dopo, nel carcere di Civitavecchia, ha tentato di uccidere il compagno di cella, salvato da un agente prontamente intervenuto che a sua volta è stato preso per il collo. Motivo per cui è stato sottoposto a Tso, trattamento sanitario obbligatorio.

Pochi giorni prima di uccidere Delfino, mentre era già stato trasferito a Mammagialla, il 36enne aveva fracassato uno sgabello perché l’addetto alle pulizie non aveva risposto a una sua chiamata.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 luglio, 2022

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