Viterbo – “Mi dimetto da Forza Italia, l’accordo con Chiara Frontini è una follia politica”. Giulio Marini, ex sindaco di Viterbo, già presidente della provincia, senatore e deputato, rompe con il partito dopo 31 anni.
Al centro dello strappo c’è l’intesa tra Forza Italia, guidata dal presidente della provincia Alessandro Romoli, e la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, sedicente civica. Una sindaca che si è distinta per i danni fatti alla città in quattro anni e che costa ai cittadini quasi 10mila euro al mese, solo di retribuzione. E che è imputata, insieme al marito Fabio Cavini, per minaccia aggravata. Cosa gravissima e mai successa prima a memoria d’uomo. Un accordo quello tra Frontini e Romoli che Marini giudica sbagliato nel metodo e nei tempi. Per l’ex primo cittadino, la scelta di entrare in maggioranza e indicare Frontini come candidata sindaca per le prossime elezioni comunali è “un errore politico grossolano”.
Giulio Marini, quindi si dimette da Forza Italia. Perché?
“Mi dimetto da Forza Italia perché l’accordo con Chiara Frontini è una follia politica. Dopo 31 anni il vaso è colmo. Vedo cose che, come dice qualcuno, voi umani non avete mai visto. Fare un accordo elettorale un anno prima delle elezioni è una follia, sia per l’uno che per l’altro. E avendo avuto anche un riscontro negativo da parte degli elettori di Forza Italia, la cosa mi rende ancora più critico”.
Che cosa contesta, in particolare?
“Il metodo. Prima si sarebbe dovuta allargare la discussione, coinvolgere più persone nella scelta. Invece questa operazione ha creato un disturbo enorme sulla città”.
Romoli ha fatto passaggi interni al partito?
“Ha deciso da solo. Come ha deciso di votare una serie di operazioni di bilancio del comune di Viterbo con il suo rappresentante. Dall’altra parte, avendo dichiarato di essere all’opposizione, io sono stato sempre costretto a rimanere coerente con il mio mandato, quello di stare all’opposizione”.
Lei è stato uno dei primi ad aderire a Forza Italia a Viterbo. È stato uno dei fondatori di Forza Italia. Che cosa prova a lasciare il partito dopo tanti anni?
“È una rottura totale con me stesso. Sono 30 anni di vita passata sotto quel simbolo. Ho sempre onorato Forza Italia e sono stato onorato di averla rappresentata”.
Forza Italia è stata il partito con cui ha costruito tutta la sua carriera politica.
“Il partito mi ha permesso di ottenere grandi risultati elettorali. C’era una simbiosi tra me e Forza Italia. Non dimentico le due vittorie alla provincia, né la vittoria da sindaco contro Ugo Sposetti, che non fu certo una passeggiata. Per me è stato motivo di orgoglio”.
Però oggi quella storia si interrompe.
“Oggi una situazione del genere non è più accettabile. Il patto civico lo posso capire, perché a livello nazionale Forza Italia parla di rapporto con i movimenti civici. Ma dichiarare che si passa in maggioranza e che il candidato sindaco sarà Chiara Frontini è una follia dal punto di vista elettorale”.
Perché?
“Perché un anno prima delle elezioni si butta sul piatto la riconferma del sindaco, senza discussione, senza approfondimento, senza valutazioni politiche e di programma. Non dico che non si potesse fare. Si può fare tutto. Il problema è il metodo”.
Quindi secondo lei è mancato un passaggio democratico interno?
“Certo. È mancato un passaggio democratico interno al partito, alla coalizione e alla città. È un’operazione fatta a freddo, inattesa”.
A che cosa attribuisce questa scelta?
“Al mantenimento del potere. È una questione di poltrone. Da questo punto di vista mi tocca condividere le valutazioni di Giancarlo Torricelli, pur essendo sempre stato politicamente distante da lui”.
Lei parla di operazione di potere.
“Quando si fa un’operazione del genere, la valutazione è questa. Lo stesso è accaduto con le provinciali. Si è generato un caos. La lista di Forza Italia non è stata fatta come lista di Forza Italia, ma come lista mista, e si capiva che il partito sarebbe stato penalizzato”.
A Romoli non è bastata la sportellata ricevuta a Civita Castellana. Anche lì il centrodestra è stato portato alla sconfitta e alla divisione.
“Le decisioni di Romoli e di Forza Italia hanno portato il centrodestra alla sconfitta. Hanno portato su un vassoio d’argento la vittoria al centrosinistra, che aveva un ottimo candidato Danilo Corazza. Ma quello che è accaduto era scritto”.
E a Viterbo che conseguenze vede?
“Il centrodestra rischia di presentarsi diviso. Da una parte Romoli con Frontini, dall’altra Lega e Fratelli d’Italia. E poi c’è anche l’incognita Vannacci. Così si mette sul piatto d’argento la vittoria della sinistra anche a Viterbo”.
Secondo lei Romoli vuole distruggere il centrodestra?
“Non vedo un’altra valutazione possibile. Io non ho preso voti solo da Forza Italia. Ho preso voti anche dall’ex Alleanza nazionale e dalla destra viterbese. Non posso accettare di buon grado che si distruggano trent’anni di storia”.
Come giudica l’amministrazione Frontini?
“Io sono stato in consiglio comunale e non ho fatto un’opposizione dura e ferrea. Chiara Frontini viene dalle nostre fila, da Alleanza nazionale. È stata assessora quando io ero sindaco. Era un elemento che poteva essere valorizzato e si è valorizzata anche da sola. Per questo il mio giudizio è stato sempre, per così dire, benevolo nonostante tutto”.
Quindi riconosce anche alcuni risultati?
“Ha beneficiato di una contingenza economica che non si ripeterà più. Il lavoro della giunta Arena è atterrato su di lei, con decine e decine di milioni. Poi ci sono il Giubileo, i fondi sociali europei, le risorse arrivate anche grazie ad altre amministrazioni. Su Viterbo c’è stato un impegno economico importante e lei ne ha beneficiato”.
E gli errori?
“Ci sono le storture delle piste ciclabili e ci sono altre cose che non sono andate bene. Però è evidente che sono arrivate su Viterbo decine e decine di milioni di euro”.
Si candiderà alle prossime comunali?
“Se ci saranno le condizioni. Io sto nel centrodestra e finisco nel centrodestra. Bisogna vedere se ci saranno le condizioni per riaggregare il centrodestra e per avere un candidato vincente”.
Quindi non esclude una candidatura.
“Alla mia età non faccio più l’avventuriero. L’ultima volta è stata quando Tajani mi chiese nel 2022 di fare la lista del centrodestra a Viterbo, una lista che sapevo sarebbe stata penalizzata. Ho fatto quell’avventura e ho visto i risultati. Se non c’è una strategia di aggregazione, partecipazione ed entusiasmo, i risultati non possono essere positivi”.
Come spiega che l’accordo sia stato benedetto dalla dirigenza di Forza Italia? Maurizio Gasparri era presente alla firma.
“Il tema civico è passato a livello nazionale. Ci sono già situazioni in cui Forza Italia partecipa ad amministrazioni guidate da civici. Ma il problema è entrare in maggioranza a Viterbo e dire oggi che il prossimo candidato sindaco sarà Frontini”.
Qual è il suo giudizio sintetico sull’accordo?
“Il patto civico ci sta, come prospettiva. Ma dire oggi che si passa in maggioranza e che il prossimo candidato sindaco sarà Frontini è un errore grossolano. Vuol dire sfasciare il centrodestra, vuol dire voler farlo perdere”.
Perché lo considera così grave?
“Perché irrigidisce tutte le parti politiche. Fino a ieri c’erano anche posizioni di opposizione costruttiva. Nessuno aveva creato grandi tensioni in consiglio comunale. Ora invece si innesca un meccanismo diverso”.
Pensa che altri usciranno da Forza Italia?
“Sì, certo. Il clima è questo. La rottura si sta consumando in questi giorni ed è presto per dire che cosa accadrà. Ma il problema è costruire una possibilità di vincere le prossime comunali”.
Continuerà a fare politica?
“Non credo proprio di smettere. Il deficit politico che ha dato questa amministrazione civica è evidente. È evidente anche dal malumore creato da quest’ultimo evento. In città c’è stato di tutto. Persone che vedo una volta l’anno mi hanno telefonato urlando: ‘Che avete fatto?’. Ma io non ho fatto niente”.
Carlo Galeotti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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