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Politica – Verso le elezioni - Giulio Marini presenta Viterbo 2.0, il movimento a cui partecipa un gruppo di tecnici: “Prima elaboriamo una visione per la città, poi valuteremo se competere alle elezioni comunali, in ogni caso io non voglio fare il sindaco”

“L’accordo Forza Italia-Frontini ha fatto cadere il canapo, la campagna elettorale è partita”

di Carlo Galeotti
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Giulio Marini

Giulio Marini

Il logo del movimento Viterbo 2.0

Il logo del movimento Viterbo 2.0

Maurizio Gasparri e Chiara Frontini

Maurizio Gasparri e Chiara Frontini

Viterbo – “L’accordo tra Forza Italia e Chiara Frontini ha fatto cadere il canapo e ha dato il via alla campagna elettorale”. Giulio Marini presenta Viterbo 2.0, il movimento al quale sta lavorando insieme con l’ex sindaco Giovanni Arena, un gruppo di amici e alcuni tecnici viterbesi.

Per ora, chiarisce Marini, non si tratta di una lista elettorale, ma di “un laboratorio progettuale nato per analizzare gli ultimi quindici anni di amministrazione comunale, mettere insieme quanto è stato realizzato e costruire una proposta per il futuro della città”. Solo in un secondo momento sarà valutata la possibilità di partecipare alle elezioni comunali del 2027.

Marini, ex sindaco di Viterbo, già presidente della provincia, senatore e deputato, ha lasciato Forza Italia dopo 31 anni in seguito all’intesa tra il partito e la sindaca Chiara Frontini, sedicente civica e imputata per minaccia aggravata. Un accordo che Marini aveva definito “una follia politica”.

L’accordo ha portato Forza Italia nella maggioranza a palazzo dei Priori e ha portato alla proposta di una nuova candidatura di Chiara Frontini. Dopo l’intesa hanno lasciato il partito, tra gli altri, Giulio Marini e Giovanni Arena.

Che cos’è Viterbo 2.0?
“Al momento è un movimento progettuale. Stiamo lavorando con una serie di persone e di tecnici viterbesi per analizzare quanto è stato fatto negli ultimi quindici anni dalle diverse amministrazioni e capire quale città troverà chi governerà dopo le prossime elezioni”.

Quindi il primo passo è fare un bilancio degli ultimi quindici anni?
“Sì. Vogliamo esaminare gli interventi realizzati dalla mia amministrazione, da quella di Leonardo Michelini, dalla giunta di Giovanni Arena e dall’attuale amministrazione guidata da Chiara Frontini. Dobbiamo mettere a sistema ciò che è stato fatto e rilanciare un progetto complessivo per Viterbo”.

Su quali settori state lavorando?
“Il progetto riguarda le infrastrutture, la viabilità, la qualità della vita e le linee di sviluppo economico e sociale della città. Non si deve ripartire ogni volta da zero. Bisogna raccogliere il lavoro già svolto, valutarlo e costruire qualcosa di innovativo”.

Esistono già idee concrete oppure siete ancora nella fase iniziale?
“C’è già un lavoro in corso. Dobbiamo mettere insieme tutto quello che la città avrà al termine degli interventi finanziati dal Pnrr, delle opportunità legate al Giubileo e dei fondi strutturali messi a disposizione dalla regione Lazio”.

Questa potrebbe essere l’ultima fase caratterizzata da una quantità così rilevante di finanziamenti?
“Potrebbe esserlo. In questi anni sono arrivati a compimento progetti avviati dalle amministrazioni precedenti. Ci sono interventi nati con Michelini, quelli portati avanti da Giovanni Arena e opere che risalgono anche alla mia amministrazione”.

Quali, per esempio?
“Le scuderie di Sallupara e il prolungamento della zona del Poggino. Sono progetti che esistevano già durante la mia amministrazione”.

A che punto è il prolungamento del Poggino?
“Dal punto di vista della viabilità fu deliberato dalla mia amministrazione nel novembre del 2012. Oggi l’amministrazione Frontini è arrivata alla fase dell’appalto dei lavori”.

Il collegamento dovrebbe arrivare fino alla Cassia, all’altezza della Commenda?
“Sì. Il progetto prevede di proseguire fino a rientrare sulla Cassia nella zona della Commenda”.

Resta però l’incognita dei finanziamenti futuri.
“È il grande punto interrogativo. Dopo il Pnrr bisognerà capire quale sarà il prossimo governo e quali strumenti metterà in campo per lo sviluppo delle città. Siamo ancora nella fase terminale degli attuali programmi e non sappiamo quale sarà lo scenario successivo”.

Ci sono anche interventi organizzativi che non richiedono grandi investimenti. Per esempio, una politica degli orari potrebbe ridurre il traffico nelle ore di punta.
“È un tema che era stato sviluppato durante l’amministrazione di Marcello Meroi e che poi è stato abbandonato. Se ricordo bene, Antonella Bruni fu tra le promotrici di quel modello organizzativo. Anche in questo caso il problema è la continuità amministrativa: bisogna credere nelle azioni avviate dagli altri e portarle avanti”.

Quindi uno dei problemi di Viterbo è che ogni amministrazione ricomincia da capo?
“Sì. È proprio quello che vogliamo evitare. Bisogna assimilare e assemblare quello che esiste, senza ripartire ogni volta da zero. Da questa base si può produrre qualcosa di nuovo, capace di favorire lo sviluppo economico della città”.

Uno sviluppo fondato soprattutto sul turismo?
“Non solo. Il turismo è sicuramente importante, ma non può essere l’unico settore. Dobbiamo sviluppare tutti i segmenti dell’economia cittadina”.

Viterbo deve anche evitare di sopravvalutare le proprie potenzialità? Ci sono molte città italiane belle e ricche di storia.
“La base dello sviluppo è capire chi siamo e dove vogliamo andare. Anche dal punto di vista turistico Viterbo presenta lacune enormi. Mancano percorsi organizzati, collegamenti chiari tra i punti d’interesse e servizi capaci di accompagnare il visitatore”.

Spesso il turista viene lasciato solo. In altre città esistono percorsi segnalati direttamente sulle strade. Vedi Boston.
“È un problema di organizzazione. Bisogna organizzare il segmento turistico, ma anche quelli artigianale e industriale. Non stiamo parlando di andare sulla Luna. Molte città del nord e, ormai, anche del sud hanno raggiunto risultati importanti proprio grazie a una migliore organizzazione”.

Anche alcuni luoghi di grande interesse sono poco conosciuti. Può capitare che un turista arrivi a Viterbo senza sapere dell’esistenza del museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz.
“È proprio questo il punto. Servono informazioni, collegamenti con gli alberghi, percorsi e una struttura capace di valorizzare ciò che abbiamo. Non basta possedere un patrimonio, bisogna renderlo accessibile e riconoscibile”.

Nel progetto rientra anche il sociale?
“Certamente. È un altro segmento fondamentale. La spesa sociale è una voce importante per il comune di Viterbo e deve essere gestita nel miglior modo possibile”.

Viterbo 2.0 presenterà una lista alle prossime elezioni comunali?
“Prima viene il progetto, poi valuteremo l’eventuale possibilità di competere. Il progetto è l’elemento principale”.

La possibilità di presentare una lista, quindi, esiste?
“Certo, esiste. Ma non vogliamo disperdere energie”.

Eventualmente sareste nel centrodestra?
“Sì. Il nostro riferimento resta il centrodestra”.

L’intesa tra Forza Italia e Frontini ha accelerato il vostro lavoro?
“L’accordo Forza Italia-Frontini ha innescato una nuova attenzione progettuale. È come se fosse caduto il canapo del Palio di Siena: da quel momento è partita la campagna elettorale”.

Quindi vi state preparando senza ipocrisie.
“Senza ipocrisie. C’è stata un’azione politica importante tra i civici e Forza Italia, il partito nel quale militavo. Quell’operazione ha dato inizio alla campagna elettorale ed è inutile far finta che non sia così”.

Viterbo 2.0 è un progetto costruito anche con Giovanni Arena?
“Sto lavorando con un gruppo di amici e Arena fa parte di questo gruppo”.

Ci sono anche altre personalità politiche?
“È ancora prematuro fare nomi. Quando tutti saranno convinti della qualità del lavoro svolto e della sua capacità di aggregare dal punto di vista sociale, economico e politico, ognuno assumerà la propria posizione”.

State già conducendo una campagna elettorale?
“È partita una campagna fondata sui progetti. Una campagna sana, senza boati, costruita su ciò che riteniamo giusto per la città. Poi saranno i cittadini a scegliere, valutando se il lavoro è realistico, se i progetti sono utilizzabili e se esistono le forme di finanziamento necessarie”.

Lei si candiderà a sindaco?
“No. Non voglio fare il sindaco”.

Quindi Viterbo 2.0 dovrà trovare un altro candidato.
“Spero che ci sia una persona capace di condividere e rappresentare questo progetto”.

Avete già pensato a qualcuno? Preferirebbe una figura nuova oppure una persona con una lunga esperienza politica?
“Sarebbe positivo trovare una nuova leva con esperienza. Ma non disdegno neppure gli usati garantiti”.

Carlo Galeotti


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5 luglio, 2026

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