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Uscire dalle macerie - Comune - L'imprenditore Carlo Maria Puglisi Alibrandi, candidato del movimento Viterbo 2020, interviene nel dibattito sul futuro della città: "Trovo indecente che, di fronte a fallimenti conclamati, alcuni di questi assessori siano mantenuti in carica per meri giochetti politici" - Il commento del direttore Carlo Galeotti - VIDEO

“Purtroppo Chiara Frontini, una volta raggiunta la stanza dei bottoni, ha fatto l’esatto contrario di quanto promesso”

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Carlo Maria Puglisi Alibrandi

Carlo Maria Puglisi Alibrandi

Viterbo – Pubblichiamo l’intervento dell’imprenditore Carlo Maria Puglisi Alibrandi, già candidato della lista Viterbo 2020 a sostegno di Chiara Frontini sindaca – Gentile direttore Carlo Galeotti, il suo ultimo editoriale, che contiene un’analisi lucida del momento politico amministrativo che sta attraversando la città, è stimolo per ulteriori riflessioni che, se mi è consentito, vorrei condividere con lei e i suoi lettori.

Questo però non prima di fare pubblica ammenda per non aver compreso, due anni fa durante la campagna elettorale, che ella fosse dotato di virtù premonitorie.

Mi ricordo infatti di averla più volte attaccata per il suo atteggiamento “antifrontiniano”, a mio modesto avviso, poco confacente al direttore di un giornale che, in teoria, sarebbe dovuto rimanere super partes.

In effetti, con il senno del poi, bisognava capire che il suo era semplicemente una sorta di vaticinio delle disgrazie che si sarebbero abbattute sulla città nella ipotesi, poi concretizzatasi, di una vittoria della Frontini. O forse la sua previsione era semplicemente frutto di una esperienza già vissuta.

Ma purtroppo, come si sa, nemo profeta in patria, per cui oggi siamo qui a riconoscerle che ci aveva visto lungo. 

Detto questo, che per puro spirito cavalleresco e di amore per la verità, le era dovuto, mi permetta di chiarire meglio il senso della mia opposizione alla attuale sindaca di Viterbo. Io sono un cittadino che come tanti altri, completamente deluso dalla politica inefficace dei partiti tradizionali, si era illuso che quella che si spacciava, allora, per la soluzione di tutti i mali derivanti da quella inefficacia, potesse finalmente risollevare le sorti di una città, che, se pur non mi ha dato i natali, ho sempre sentito profondamente mia.

Purtroppo la signora Chiara Frontini, una volta raggiunta la stanza dei bottoni, ha fatto l’esatto contrario di quanto promesso in campagna elettorale e nei quasi 10 anni passati all’opposizione.

Questo è stato subito evidente nella formazione della giunta quando, diversamente da quello che ci saremmo aspettati, ha assegnato gli assessorati salvo poche eccezioni, non in virtù di capacità specifiche, ma in base ai maggiori consensi ottenuti.

Al contrario avrebbe potuto osare nominando giovani e visionari già affermati professionisti alla gestione dei singoli assessorati; personaggi capaci di incidere nel tessuto socio/economico, validi ambasciatori del “sapere” e del “risolvere” non assolutamente dello “sperimentare a spese nostre” come è stato, è e sarà per i progetti infruttiferi e fallimentari del Pnrr.

Tutti debiti che avrebbe saputo fare anche la signora Maria e dei quali è imbarazzante anche farne un semplice vanto.
Inoltre trovo indecente che di fronte a fallimenti conclamati alcuni di questi assessori siano mantenuti in carica per meri giochetti politici dettati dal timore di liberare posti che verrebbero occupati da persone non più allineate.

Ho atteso un anno, continuando a difendere l’operato, seppur claudicante, della sua amministrazione fin quando ho capito che il potere le aveva dato completamente alla testa.

L’elemento scatenante la mia ferma opposizione al suo operato è stato sicuramente l’atteggiamento di emarginazione totale della Frontini e dell’intera maggioranza nei confronti di Letizia Chiatti che, da fondatrice e garante del movimento, uno dei pochi cervelli pensanti opposto alla gestione dispotica della sindaca, è diventata improvvisamente la nemica numero uno, come poi abbiamo appreso dagli stralci delle registrazioni della famosa cena dei veleni.

Da lì è stato un susseguirsi di eventi nefasti che hanno evidenziato la totale incapacità amministrativa di questa giunta.
Incapacità manifesta anche nei suoi consiglieri che si limitano ad alzate di mano ed a ripetere discorsi scritti che in alcuni casi prevedevano già l’intervento del consigliere precedente. Tecnicismi interessanti che non sfuggono agli streaming.
Tutti recitano un copione, chi si azzarda ad esprimere concetti suoi propri, pochissimi in verità, si espone a figure barbine, come gli ultimi episodi hanno dimostrato.

Un teatrino triste, questa purtroppo è diventata l’assise comunale che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e che mi stimola vergogna.

Per non parlare delle manie di protagonismo di alcuni assessori che, invece di dare risposte immediate ai cittadini si mettono a polemizzare con questi, anche a mezzo social, facendo scadere la loro funzione politica a mera difesa di campanile.
Inoltre, e questo rappresenta forse la cosa più grave, sindaca, giunta e consiglieri dimenticano la natura partecipata del movimento, e non hanno mai voluto condividere, né tantomeno presentare, iniziative e progetti che allo stato sembrano del tutto inutili.

Ma, se mi è permesso, vorrei sottolineare che quello della Frontini è solo un fenomeno che evidenzia, ancora una volta, un dato preoccupante, indice caratteristico di questa città.
Mi riferisco alla storica divisione in fazioni. Quei guelfi e ghibellini il cui sangue sembra scorrere ancora nelle vene dei viterbesi. Nello specifico intendo quell’incapacità di affrontare le problematiche della città non in termini di soluzioni, bensi di fazioni. Per farle un esempio, pur essendo evidente l’inadeguatezza dell’opera amministrativa dell’attuale maggioranza ancora oggi ci sono persone che parlano di accanimento, comportamenti ossessivi, con riferimento a quelli che legittimamente esprimono il loro dissenso.

Come se si fossero dimenticati che alla base del successo del movimento a guida Frontini ci fu proprio quella continua critica/stimoli nei confronti di chi amministrava prima.
È come se questi signori avessero fatto un patto di fede indissolubile e che la Frontini più che una figura politica rappresenti una sorta di santona per cui immolarsi anche con il rischio di difendere l’indifendibile.

Questo purtroppo sposta il confronto dal campo della politica alle gradinate del tifo da stadio e sappiamo cosa sono capaci di sopportare i tifosi per la propria squadra.

Appare evidente che se non si capisce una volta per tutte che chi governa lo deve fare nell’interesse di tutti e non solo della propria parrocchia, questa città non si eleverà mai di livello.

Un altro step è ancora più importante.
Far diventare gli abitanti di Viterbo dei cittadini.
Perché il degrado che attanaglia il centro in particolare, e la città più in generale, non può ritenersi causato solo dall’incapacità amministrativa della giunta Frontini.
Quest’ultima sicuramente ha la responsabilità politica di non essere riuscita a mettere un argine, mancando nel controllo e omettendone di utilizzare tutti quegli strumenti idonei per contrastare certe inciviltà.
Questa tendenza si manifesta quotidianamente con la continua violazione di ogni norma del vivere civile, sia essa dettata da leggi come il codice della strada o regolamenti, nel caso dei rifiuti, o dal semplice buonsenso. Questo dipende esclusivamente dal modo in cui si pongono i suoi abitanti.

Quello che manca a questa città è proprio il rispetto da parte di chi ci vive, che sembra amarla ogni giorno di meno.
Non mi riferisco solo a coloro che pongono in essere quei comportamenti riprovevoli, ma anche alle persone oneste che, facendo spallucce, si girano dall’altra parte tollerandoli.

Quindi sono d’accordo con lei sulla necessità di creare un sommovimento pacifico di resistenza e liberazione, ma vorrei che lo stesso servisse anche a liberare coloro che vivono a Viterbo da questo torpore, dal continuo menefreghismo e dalla mancanza di amore e rispetto per questa meravigliosa città. Per realizzare tutto ciò servono persone scelte nella società per rettitudine, autonomia, rispettabilità. Persone simbolo e non intrattenitori da bar o gente di varietà.

Serve coinvolgere personalità dotate di coraggio e autorevolezza che in questo triste spettacolo decidono con ragione di starne alla lontana.

Carlo Maria Puglisi Alibrandi


Gentile Carlo Maria Puglisi Alibrandi, lei mi dà l’opportunità di spiegare alcune cose, forse per l’ennesima volta. Ma ripetere non fa mai male.

Prima cosa: tutti i giornali del mondo sono schierati politicamente, anche in campagna elettorale. Ricordo l’endorsement di Paolo Mieli (Corriere della sera) per Romano Prodi e quello di Indro Montanelli per la Dc. Ricordate: invitava a votare Dc turandosi il naso. Vogliamo vedere, in questi giorni, la stampa americana? Tutta schierata o con Kamala Harris o con Donald Trump. La stampa democratica è scesa in campo e ha spinto all’estremo per il cambio del candidato. Le risulta?  

In realtà, se esiste una qualche oggettività, questa sta tutta nel complesso dei media e nel rispetto dei dati di realtà dei singoli giornalisti. Per dirla in soldoni: se uno vuole capire cosa sta accadendo deve affidarsi a giornali autorevoli e sperimentati, ma preferibilmente dovrà leggerne più di uno. 

Quindi non c’è nessuna impossibile regola di oggettività per un direttore. Ma la regola è di essere chiari e palesi nello schierarsi, senza furbizie. Insomma: è peggio chi fa finta di essere oggettivo e poi si schiera con mille trucchetti. 

Il lettore se sa che il direttore di un giornale è schierato e lo dichiara, ha tutti gli antidoti per non esserne vittima.

Per dirla tutta poi, il mito dell’oggettività è un falso mito. Sul piano gnoseologico ed epistemologico. Una qualche oggettività si ha solo se si applica il metodo scientifico. Che, come si sa, ha subito nella storia, comunque, non pochi smacchi. Ma come esseri finiti questo abbiamo a disposizione. Questo è il meno peggio dei metodi: il metodo scientifico. Si apprende per tentativi ed errori, ipotesi ardite e critica feroce di quelle ipotesi. Tutto fatto in una comunità di competenti. Ma neppure questo dà una oggettività assoluta. 

Un giornalista può garantire la propria onestà intellettuale, la propria buona fede. Non molto altro. Come si verificano queste cose, semplice: se la battaglia è molto probabilmente persa e se si fa una scelta che lo può solo penalizzare rispetto a chi gestisce o gestirà il potere, la garanzia è assoluta. Secondo lei non ci sarebbe convenuto salire, perfino dopo le elezione, sul carro vincente della sindaca Frontini? Ma noi da anni ed anni non abbiamo più rapporti economici con il comune di Viterbo, intendo tramite pubblicità e finanziamenti di nostre iniziative. Rifiutiamo di fare pubblicità al comune e non chiediamo finanziamenti al comune, anche quando probabilmente ne avremmo diritto. E la cosa ha riguardato diversi sindaci. È una scelta onerosa, ma che significa qualcosa. Veda lei.

Chiara Frontini

Chiara Frontini


Detto questo, passiamo a un secondo punto: “il mio atteggiamento antifrontiniano”. Io mi occupo di politica da quando ho il senno della ragione, non sarei in grado di “governare” un condominio, ma l’analisi politica è il mio pane. Sono, lo confesso, figlio della prima repubblica. Amo i discorsi di De Gasperi, lucidi e razionali, ma anche quelli intrisi di paradossi di Aldo Moro, e perfino quelli con lambiccamenti, degni di un intellettuale della magna Grecia, come Ciriaco de Mita. Lo definì così, se non ricordo male, Gianni Agnelli. Ma che nostalgia di certi ragionamenti politici raffinatissimi di questo intellettuale della magna Grecia. Di fronte ad analfabeti di ritorno della politica che oggi imperversano a livello locale e nazionale, de Mita diventa mitologico.

Passo alla parte più divertente e interessante del suo intervento, quando parla di “vaticinio delle disgrazie” e “virtù premonitorie”. Ebbene purtroppo non ho doti di preveggenza, e non mi piace il ruolo di Cassandra. 

La verità è negli articoli, datati, di quella fase elettorale che portò Frontini al potere. Mi accorsi di due fatti.
Frontini stava promettendo l’impossibile e l’inverosimile puntando sulla buonafede dei cittadini, stufi dei partiti, come lei ricorda. C’è in questi giorni una simpatica pubblicità dei Rotoloni Regina, che, quando la vedo, mi ricorda Chiara Frontini. Un candidato promette: “Se verrò eletto dai rubinetti uscirà il caffè, e, se non vi piace, uscirà cioccolata calda. Abolirò la pioggia nei weekend… e soprattutto non cadranno più i vostri capelli”. Insomma, era evidente che Frontini prometteva cose degne di una santona della politica. Ora si sa che in campagna elettorale si esagera, ma promettere miracoli mi pareva troppo. Oltretutto senza dietro una organizzazione politica con una qualche garanzia sulla sua vita interna democratica. E va detto che chi ha votato Frontini, nonostante tutto questo, ha la mia assoluta e completa solidarietà. Ci sarebbe cascato chiunque, verrebbe da dire, perché la trappola, me lo lasci dire, era stata elaborata da menti veramente politicamente raffinate. E non debbo spiegare a lei chi sono. È troppo intelligente per non vederle, ora, con chiarezza.

L’altra cosa di cui mi accorsi e venni a conoscenza era che Frontini aveva fatto accordi con tutto il vecchio, pure con i presunti poteri forti, che in realtà sono molto deboli. Non stiamo a fare l’elenco. E all’epoca parlai con la diretta interessata che non smentì, va detto con grande sua onestà politica. Da qualche parte debbo avere ancora la memorizzazione di quella conversazione. Che mi parve assurda. Come può, chi si propone come nuovo, fare accordi con tutto il vecchio? La politica è l’arte della mediazione, ma se tu sei il nuovo, e oltretutto sei quasi certa di poter vincere, vista la divisione del centrodestra che ti ha steso un vero e proprio tappeto rosso, perché accordarsi con tutto il vecchio? Parti di destra hanno sostenuto con tanto di voti Chiara Frontini, va ricordato.

Ora in politica l’ambizione non è un peccato, ma certi livelli di ambizione mi fecero capire che c’era qualcosa che non quadrava. E soprattutto le competenze politiche e amministrative mostrate in anni di opposizione da Frontini mi sembravano, vogliamo dire scarse. Diciamo scarse.

In buona sostanza, nessuna preveggenza e nessuna “virtù premonitoria”, solo analisi politica, come sempre. Analisi dei comportamenti politici. E sempre condanna del peccato e mai del peccatore, ci mancherebbe. Critica dell’azione politica e non del politico come persona. Io mi occupo di politica e critico la politica balzana e dannosa di Chiara Frontini, ma non mi sfiora neppure per un attimo di avercela con la persona Chiara Frontini, alla quale auguro una montagna di successi, magari fuori dall’agone politico, che non mi pare pane per i suoi denti. Io, va detto infine, non ho mai nemici politici, ma sempre avversari politici, che sono spesso gli avversari della città. Ci mancherebbe, di nuovo. Anche questo è un portato della prima repubblica.

Ora mi sembra che la democratura locale a sfondo religioso instaurata da Chiara Frontini preveda, invece, una sola logica, quella dell’amico – nemico. Con il conseguente tentativo di annientare il nemico. Ora la cosa non preoccupa chi vive senza paure e ogni giorno come fosse l’ultimo. E magari ha le spalle un po’ larghe. Ma io mi immedesimo nel semplice cittadino, nel piccolo artigiano, nel piccolo imprenditore… È possibile vivere in questo regime? 

Mi scuso del commento troppo lungo, ma è colpa sua che ha scritto un intervento troppo interessante e stimolante. Soprattutto dal punto di vista autobiografico di entrambi.

Carlo Galeotti


Articoli: Massimo Erbetti: “Il “progetto Frontini” non era altro che una strategia ben architettata per portarla al potere” – Fiorenzo Mascagna:“Giunta Frontini, la gente che vi ha sostenuto non c’è più e riparare i danni sarà complicato…” – Marco Pallucca (Il Cuore nella Tuscia): “Abbiamo sostenuto Chiara Frontini alle elezioni e abbiamo creduto in un cambiamento che non è mai avvenuto…” – La giunta guidata da Chiara Frontini lascerà una montagna di macerie e uno sfaldamento del tessuto democratico… di Carlo Galeotti


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21 agosto, 2024

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