Viterbo – Fece razzia due volte nelle camere d’albergo di una comitiva di turisti sudamericani che per poco non lo linciarono in zona viale Trento, al via ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi il processo col giudizio immediato a carico del 26enne egiziano colpito tra la primavera e l’estate da ben tre ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Il problema sarà trovare un modo per sentire “a distanza” la testimonianza delle parti offese che, finita la vacanza italiana e il resto del tour europeo, se ne sono tornate oltreoceano a casa loro. L’imputato deve rispondere alla giustizia italiana di furto aggravato.
In cella dallo scorso 17 maggio, secondo gli investigatori M.M.W., difeso dall’avvocato Luigi Mancini e con un curriculum ricco di precedenti, sarebbe un rapinatore-ladro seriale, che vive di espedienti.
A Mammagialla il nordafricano è finito per avere derubato una comitiva di turisti sudamericani entrando – in due distinte occasioni e in due giorni consecutivi – nelle loro camere usando una chiave passepartout, nel noto albergo non lontano dalla stazione ferroviaria di Porta Fiorentina.
Era un venerdì sera, quando è stato messo in salvo dalla polizia che lo ha catturato in via Vismara mentre brandiva un coltello a serramanico con la lama di 8 centimetri, accerchiato di una trentina di turisti della comitiva che nel frattempo lo avevano bloccato e messo all’angolo.
Quella sera avrebbe rubato 50 euro e 4mila pesos colombiani, trovati poi nel suo portafoglio, all’unico turista del gruppo, un colombiano, che invece di scendere a cena con gli altri era rimasto in camera per riprendersi dalle fatiche dell’escursione nella capitale.
La cosa curiosa è che si trattava del secondo furto e che per metterlo a segno avrebbe indossato lo stesso giubbotto firmato rubato il giorno precedente.
Il giorno prima, infatti, ovvero giovedì 16 maggio, mentre gli stessi ospiti dell’hotel erano in gita a Roma, avrebbe arraffato sei profumi di varie marche, una parure composta da una collana d’argento con una pietra rossa e un paio di orecchini di Murano, un paio di orecchini Swarovski, sei cappellini da baseball, un paio di occhiali Diesel e il giubbotto Calvin Klein indossato la sera successiva. Sul topo d’albergo seriale hanno indagato anche i carabinieri, coadiuvati dalle solite telecamere.
Il successivo primo luglio, invece, mentre era già detenuto da un mese e mezzo al “Nicandro Izzo”, è stato raggiunto da una ulteriore ordinanza per un’altra rapina, perché sempre a maggio avrebbe strappato di dosso una catenina d’oro a un cinese minacciandolo con un bastone, al Riello, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza del tribunale mentre tornava dalla caserma dei carabinieri, dove si sarebbe recato essendo all’epoca sottoposto al solo obbligo di firma.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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