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Ospizio degli orrori - Ma la figlia afferma: "Con mamma era dolcissima" - Protagonista la stessa operatrice

Spiata dalle telecamere nascoste dice a un’anziana: “Io la schiena per te non la spezzo…”

di Silvana Cortignani
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Latera – Spiata dalle telecamere nascoste avrebbe detto a un’anziana: “Io la schiena per te non me ce la spezzo”, Ma una figlia si dice incredula: “Con mia mamma era dolcissima”. Come dottor Jekyll e mister Hyde, è l’operatrice sociosanitaria trentenne finita nei guai con cinque colleghi per i maltrattamenti all’ospizio degli orrori, ovvero la casa di riposo Villa Daniela di Latera. 



C’è chi stenta a crederci. “Non può essere, Eugenia con la mia mamma era dolcissima”, commenta una figlia residente in provincia di Siena alla notizia delle sei misure cautelari decise dal gip per altrettanti operatori della casa di riposo Villa Daniela di Latera. La madre, nel frattempo deceduta, non è però tra le 21 vittime accertate, anche se la scorsa estate c’era, anche lei toscana come molte parti offese. 

“Eugenia”, dopo l’oss 23enne di Pitigliano finito in carcere la settimana scorsa, è il più giovane dei sei operatori sociosanitari finiti nei guai lo scorso 21 gennaio.

Ma non è tra i tre che sono stati arrestati. È tra i tre sospesi, sempre con l’accusa di maltrattamenti aggravati. Si chiama Eugenia Morelli, è di Grotte di Castro, ha compiuto 30 anni lo scorso mese di novembre. Difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio ed è stata colpita dalla misura interdittiva della sospensione dal lavoro per un anno.

Come lei il collega Tommaso Curio, difeso da Piero Ceccarelli e Daniele Ronchini, che di anni ne sta per compiere 59 ed è di Ischia di Castro. È stato invece sospeso per sei mesi dalla professione il terzo indagato a piede libero anche se colpito da misura cautelare, ovvero Domenico Renzetti, anche lui oss come gli altri, 49 anni appena compiuti, di Onano.

La cosa che il sestetto di operatori sociosanitari avrebbe odiato di più del loro lavoro di assistenza e cura degli anziani sarebbe stato il cambio del pannolone, supporto già del suo invalidante e umiliante per la gran parte degli anziani costretti a indossarlo. 

Tornando alla più giovane degli indagati, secondo il pm Flavio Serracchiani, cui ha dato ragione il gip Savina Poli, la trentenne Eugenia sarebbe stata solita trattare gli anziani ospiti della struttura con contegni bruschi, aggredendoli verbalmente e fisicamente perché intollerante alle loro richieste, somministrando loro calmanti pur di non accudirli, affermando: “Questi devono stare a letto, hanno rotto il cazzo, sono stanca”. 


Latera - Casa di riposo degli orrori - Un'immagine delle violenze tratta dai video girati a Villa Daniela

Latera – Casa di riposo degli orrori – Un’immagine delle violenze tratta dai video girati a Villa Daniela


Lo scorso 5 agosto, in particolare, ignara delle telecamere nascoste installate dalla procura, avrebbe somministrato a un’anziana farmaci antidepressivi in quanto “faceva la pazzoide”.

Non si sarebbe curata delle loro difficoltà quotidiane, come quella di non riuscire ad andare al bagno se non aiutati. “Perché so’ da sola e al bagno a quest’ora non ci si va”, avrebbe liquidato una vecchietta a fine luglio, mentre a un’altra che lamentava di avere il pannolone bagnato, il 20 agosto, avrebbe detto, sempre sotto gli occhi delle telecamere spia, “perché io la schiena per te non me ce la spezzo, balletta di patate”

Il 23 settembre, invece, si sarebbe “mossa” col collega 49enne Domenico Renzetti, ai danni stavolta di un nonnino, apostrofato con frasi tipo: “hai rotto il cazzo, ooooohh, fa poco il matto, perché Dio caro ti stronco la testa, basta che stai fermo, immobile”, “perché, la televisione è la tua? Qua dentro tu non c’hai una sega, non so se hai capito”, “c’è da dargli le gocce a rotta di collo, altro che terapia”.


Video: Maltrattamenti in una casa di riposo a Latera – Maltrattamenti in una casa di riposo a Latera, tre operatori sanitari in carcere


Anche il 59enne Tommaso Curio avrebbe avuto modi spicci. Una volta, in particolare, lo scorso mese di settembre, mentre era in compagnia della oss detenuta nel carcere femminile di Civitavecchia, la 52enne Marinela Ciasar,  si sarebbero scagliati cobntro una ultraottantenne: “maledetta, ma perché cazzo non crepi”; “ti spacco la capoccia, imbecille che non sei altro”, prendendo lui il cuscino e lanciandoglielo sul viso; “sai dove ti mando, ti mando al camposanto oggi, e sti gran cazzi”; “qui morirà questa, cosi nel letto, proprio per dispetto”. Per la cronaca, la Ciasar nel frattempo l’avrebbe picchiata ripetutamente con schiaffi alle braccia e alle gambe.

In carcere per maltrattamenti sono finiti il 36enne Mirko Tosi di Tuscania, accusato anche di violenza sessuale, difeso dall’avvocato Giovanni Labate; il 23enne Carmine Battiloro di Pitigliano e per l’appunto la 52enne d’origine romena Marinela Ciasar di Marta, difesi dagli avvocati Ylenia Porciani e Giuseppe Bacci.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 febbraio, 2025

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