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Viterbo – Giacomo Barelli contro l’intesa politica a sostegno della sindaca: “Il peggior civismo incontra la peggiore politica”

“Esco da Forza Italia, non sarò stampella di Chiara Frontini”

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Viterbo - La conferenza stampa Patto civici - Forza Italia - Maurizio Gasparri e Chiara Frontini

Viterbo – La conferenza stampa Patto civici – Forza Italia – Maurizio Gasparri e Chiara Frontini

Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il peggior civismo, la peggiore politica: un accordo solo di potere. Io dico no.

Quello che si sta consumando a Viterbo non è un semplice passaggio politico. Non è una normale alleanza amministrativa, non è un accordo programmatico, non è l’incontro tra culture diverse attorno a una visione comune della città. È, molto più semplicemente, un accordo di potere. E proprio per questo sento il dovere di dire con chiarezza: io non ci sto.

Non mi scandalizzano le alleanze. La politica, quando è seria, vive anche di accordi, di convergenze, di responsabilità condivise. Ma un’alleanza ha dignità politica solo se nasce da un progetto, se indica una direzione, se spiega ai cittadini quale idea di città si vuole costruire. Qui, invece, il progetto non si vede. Non si vede un’idea sul centro storico, non si vede una strategia sul termalismo, non si vede una visione sul turismo, sulla cultura, sull’università, sullo sviluppo economico, sulla qualità urbana, sull’attrazione di investimenti. Si vedono soltanto posizionamenti, calcoli, convenienze, equilibri in vista del prossimo appuntamento elettorale.

È questo il punto: Viterbo scompare. Scompaiono i problemi reali della città, scompaiono le occasioni mancate, scompare la fatica quotidiana di chi vive il centro storico, di chi lavora nel commercio, di chi attende da anni una vera politica turistica e termale, di chi vorrebbe una città più curata, più viva, più ambiziosa. Al loro posto resta un patto costruito per conservare il potere, per mettere insieme ciò che ieri si presentava come alternativo e oggi si scopre perfettamente compatibile quando si tratta di sopravvivere politicamente.

Il civismo di Chiara Frontini, a questo punto, è definitivamente smascherato. Per anni si è raccontato ai viterbesi che il civismo fosse alternativa ai partiti, libertà dagli apparati, superamento della vecchia politica, discontinuità rispetto ai giochi di palazzo. Oggi quella narrazione cade. E cade nel modo più evidente: con un accordo che consegna il cosiddetto civismo alla logica più tradizionale della politica di potere.

Per me il civismo è un’altra cosa. Lo dico da avvocato, da ex assessore, da ex consigliere comunale di opposizione, ma soprattutto da persona che conosce Viterbo e che non ha mai considerato il civismo una parola da usare in campagna elettorale. Il civismo vero è buon governo della città. È competenza, radicamento, libertà di giudizio, conoscenza dei problemi, capacità di costruire soluzioni. È parlare di Viterbo prima che di organigrammi. È occuparsi delle strade, dei quartieri, delle frazioni, del centro storico, della cultura, delle terme, dell’università, dell’economia cittadina. È mettere la città al centro, non usarla come scenografia per conservare se stessi.

Quello a cui assistiamo, invece, è il peggior civismo che incontra la peggiore politica. Da una parte un civismo che rinuncia alla sua funzione originaria e diventa struttura di potere; dall’altra una politica che rinuncia alle idee, alla propria identità e alla costruzione di un’alternativa, pur di entrare in una maggioranza e trovare una collocazione. È il contrario del buon governo. È il contrario della chiarezza. È il contrario della serietà che Viterbo meriterebbe.

La cosa più grave è che questo accordo non nasce dopo un giudizio positivo sull’amministrazione Frontini. Nasce nonostante i limiti evidenti di questa amministrazione. Una città ferma, spesso prigioniera della propaganda, degli annunci, dell’autosufficienza, della narrazione permanente. Una città che continua a non vedere una vera svolta sul centro storico, sul termalismo, sul turismo, sulla cultura come motore economico, sull’università come leva strategica, sulla capacità di attrarre investimenti e costruire sviluppo. Di fronte a tutto questo, la scelta non è cambiare strada, non è costruire un’alternativa, non è aprire una fase nuova. La scelta è entrare dentro quel sistema e sostenerlo.

Chi lo fa se ne assume la responsabilità. Chi entra nella maggioranza Frontini non potrà più dire di essere estraneo al suo malgoverno. Chi la sostiene non potrà più fingere di distinguersi dai suoi risultati. Chi contribuisce a tenerla in piedi diventa politicamente connivente con questa amministrazione. Non esistono vie di mezzo: quando si sceglie di stare in maggioranza, si governa; quando si sostiene un sindaco, si risponde anche del suo operato.

E allora almeno una cosa positiva questa vicenda la produce: finalmente fa chiarezza. Da una parte c’è Frontini, con il suo civismo di potere, e ci sono coloro che scelgono di sostenerla. Dall’altra deve nascere una nuova offerta politica, civica, moderata, liberale, competente, alternativa al malgoverno e alla mala politica. Una proposta che parli ai cittadini delusi, ai moderati, ai liberali, a chi crede ancora nel buon governo, a chi non vuole arrendersi all’idea che Viterbo debba scegliere tra propaganda e accordi di palazzo.

Quel cantiere è già aperto. Ed è giusto che sia così, perché Viterbo ha bisogno di una proposta nuova, seria, credibile, capace di unire civismo autentico e cultura di governo. Una proposta che non nasca contro qualcuno, ma per la città; non per occupare spazi, ma per restituire a Viterbo una direzione; non per sommare sigle, ma per costruire una visione.

Io scelgo di stare da questa parte. Dalla parte di chi pensa che Viterbo meriti molto di più di un patto di potere. Dalla parte di chi crede che il civismo non possa essere una maschera, e che la politica non possa ridursi a convenienza. Dalla parte di chi vuole costruire un’alternativa seria, moderata, liberale e civica al malgoverno di Chiara Frontini.

Per queste ragioni, come conseguenza naturale e inevitabile di questa scelta politica, comunico la mia uscita da Forza Italia. Lo faccio senza rancore personale verso nessuno, ma con assoluta chiarezza. Non posso far parte di un partito che a Viterbo sceglie di diventare stampella di Frontini e complice politico di un’amministrazione che considero fallimentare. La mia storia civica, la mia idea di città e il rispetto che devo ai viterbesi mi impongono di dire no.

Giacomo Barelli
Ex Forza Italia


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23 giugno, 2026

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