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Operazione Mamuthones - Le intercettazioni degli indagati per associazione a delinquere - Per sbarazzarsi degli 'infami' si prospetta la possibilità di gambizzarli, farli sparire, trivellare di colpi le auto e incendiare fienili e camion

Una lingua d’animale sul cancello dei “traditori”…

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones - Mario Tatti

Operazione Mamuthones – Mario Tatti

Operazione Mamuthones - Giovanni Medde

Operazione Mamuthones – Giovanni Medde

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde

Operazione Mamuthones - Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones – Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones - Claudio Liberati

Operazione Mamuthones – Claudio Liberati

Ronciglione – (h.g.) – Metodi criminali. Intimidazioni “nel più tipico stile mafioso”. E’ il gip di Viterbo a scriverlo nell’ordinanza d’arresto dell’operazione “Mamuthones”.

Non bastava punire i complici-traditori sparandogli alla macchina o bruciandogli il fienile. Né tantomeno mandarli via.

Salvatore Medde e Pier Paolo Mulas avrebbero avuto altri progetti per gli ‘infami’ del loro gruppo, additati come spie dei carabinieri: Salvatorangelo Spiga doveva “sparire”.

Nelle intercettazioni dell’inchiesta “Mamuthones”, 13 arresti per la banda di sardi che terrorizzava la Tuscia, Mulas e Medde parlerebbero di far trovare una lingua di animale fuori dal cancello di Spiga e di tale “Luigetto”.

“Per adesso diamo l’avvertimento”, dice Salvatore Medde in macchina con Mulas il 26 marzo scorso. “A Claudio (forse Claudio Liberati, arrestato, ritenuto una ‘spia’ del gruppo, ndr) gli brucio tutto il fieno e il camion”. Mulas gli risponde: “La linguetta la mettiamo a Luigetto e a Salvatoreddu, la lingua nel cancello…”. “Con la lingua capiscono tutto eh”, chiosa Medde. E Mulas: “Sì, bravo, andiamo, decapitiamo, sgozziamo e appendiamo la linguetta al cancello…”. “La stessa notte glielo fai a tutti e due”.

Mulas vorrebbe sparare a Liberati: “Io lo tiro… alle gambe, non fa mica male, casomai capisce l’antifona…”. Mentre per Spiga, c’è il progetto di andare “a prendere Salvatoretto, a prenderlo e farlo sparire”. “Quello lo crepo”, dichiara Medde. Il fratello Giovanni concorda: “E’ l’unica”. Sempre Giovanni conclude che “bisogna vedere il posto e bisogna appostarsi, tirargli e basta”. Ma Mario Tatti frena. L’altro accusato di associazione a delinquere con Mulas, Gavino e Salvatore Medde, teme che il gesto scateni una faida, con vendette nei confronti dei figli. E’ Salvatore che lo spiega al fratello Giovanni: “Mario l’ha detto chiaro: ‘ragazzi, io ho i ragazzetti in campagna… se vogliamo fare facciamo, però…'”.

Intercettazioni chiarissime. Che “non necessitano di alcuna decrittazione” per il giudice. Come quando si parla di esplodere proiettili contro l’auto di Liberati: “Ne prendiamo la macchina qui e la trivelliamo di colpi. Pam pam pam”.

Tutti innocenti fino a sentenza definitiva, ovviamente. Ma in quasi due anni di indagini, i carabinieri di Ronciglione hanno seminato e raccolto. E se per ora il processo è lontano, nell’immediato c’è un giudice per le indagini preliminari che parla di “quadro indiziario grave, preciso e concordante”. Che potrebbe reggere o crollare al tribunale del Riesame.

Anche ieri, alla seconda tranche di interrogatori di garanzia, quasi nessuno se l’è sentita di parlare. Solo uno dei fratelli Goddi avrebbe accettato di sosttoporsi al confronto col gip. Tutti gli altri sono rimasti in silenzio, nella speranza che i ricorsi al tribunale della libertà facciano effetto. Potrebbe bastare un vizio di forma ad annullare l’ordinanza e rispedire gli arrestati a casa. I precedenti non mancano (vedi l’indagine sugli appalti “Genio e sregolatezza”).

Resta il fatto che a Ronciglione, i fratelli Medde sono conosciuti quasi quanto negli ambienti della procura. E che ci fosse allarme sociale, lo confermano le parole del colonnello Mauro Conte, in conferenza stampa: “Abbiamo trovato molta resistenza tra la gente. Una vasta zona della bassa Tuscia viveva nella morsa e nel terrore di un gruppo di persone spregiudicate e violente”. Solo il tempo e il processo potranno chiarire la caratura della vicenda.


– fotocronaca – slide – video

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7 novembre, 2014

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