Viterbo – Inchiesta Mamuthones, solo in quattro ai domiciliari (fotocronaca – slide – video).
E’ arrivata ieri la decisione del Riesame per il primo gruppo di arrestati nell’inchiesta Mamuthones, dopo che i legali avevano impugnato l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Viterbo Franca Marinelli.
Per ora si conoscono le sorti di dieci dei tredici uomini, quasi tutti di origini sarde, che erano finiti in manette nell’operazione dei carabinieri. Le altre tre posizioni verranno invece discusse domani.
Alla “banda” che, secondo l’accusa, avrebbe seminato un clima di terrore in gran parte della bassa Tuscia, vengono contestati a vario titolo reati molto gravi: associazione a delinquere, estorsione, ricettazione, stalking, rapina. Una serie di episodi accaduti nel corso di un anno e mezzo, all’apparenza slegati tra loro, ma che per gli inquirenti sono strettamente connessi e che hanno fatto scattare le manette ai tredici uomini all’alba del 3 novembre scorso, nella cosiddetta operazione Mamuthones.
Di quei tredici, secondo quanto deciso dal tribunale del Riesame restano in carcere i quattro fratelli Medde (Giuseppe, Gavino, Giovanni e Salvatore), anche se nei confronti di Salvatore è stato annullato un capo di imputazione che riguardava una presunta estorsione a un suo ex datore di lavoro.
Nel penitenziario di Mammagialla rimangono anche Bernardino Goddi e Mario Tatti, mentre sono stati concessi i domiciliari a Claudio Liberati, Gavino Goddi, Gian Mauro Contena e Francesco Benito Salaris. A quest’ultimo è stato anche annullata l’accusa di detenzione di un fucile, mentre resta in piedi quella relativa a una pistola.
Non decade, però, né per Salvatore, né per Gavino Medde e nemmeno per Mario Tatti l’accusa forse più pesante: quella di associazione a delinquere. Reato contestato anche a Pier Paolo Mulas, la cui posizione però sarà discussa domani insieme a quella di Massimo Pietrelli. Giovedì prossimo udienza al Riesame per Salvatorangelo Spiga.
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