Viterbo – Parola al Riesame.
E’ fissata a venerdì l’udienza al tribunale della libertà per i tre attivisti di estrema destra finiti in carcere.
Diego Gaglini, Edoardo Fanti ed Ervin Di Maulo sono in cella da quattro giorni, dopo che il gip del tribunale di Viterbo ha convalidato gli arresti per il raid a sprangate allo stadio di Magliano Romano.
Succedeva domenica mattina. Venti persone – forse anche di più – sono piombate sugli spalti, durante la partita Magliano Romano – Ardita San Paolo di Roma. Il delirio in un attimo: il bersaglio erano i tifosi dell’Ardita, vicini agli ambienti dell’estrema sinistra, colpiti da individui incappucciati con spranghe e bastoni. Il match è stato sospeso. Sette persone sono finite in ospedale, con ferite al viso e alla testa.
Per la sospetta ‘spedizione punitiva’ dovuta, sembrerebbe, a vecchie ruggini tra le due tifoserie, nove persone sono finite in arresto. Tutte viterbesi. Fin da subito il pm Chiara Capezzuto ha chiesto il carcere per Fanti, Di Maulo e Gaglini. Gli ultimi due, in particolare, sono volti noti dell’estrema destra viterbese: Gaglini, 26enne faccia d’angelo, era il candidato sindaco di CasaPound Viterbo alle amministrative del 2013. Ai domiciliari, in un primo momento, sono stati messi Roberto Spolverini, Giovanni Lupidi, Leonardo Ercolani, Federico Miralli e Alessio Reinkardt, oggi tutti liberi; l’unico che resta tuttora recluso in casa è Jacopo Magnani.
Sono accusati di lesioni. Di Maulo anche di aver violato il Daspo che gli pendeva sulla testa dal marzo scorso, per una presunta aggressione ai giocatori della Viterbese Castrense. Il provvedimento avrebbe avuto una durata minima di almeno due anni: significa che a Di Maulo era stato imposto l’obbligo di restare lontano dai campi da calcio almeno fino al 2016.
Ma adesso la sua preoccupazione è uscire da Mammagialla. Il suo legale Remigio Sicilia, che difende anche Gaglini e Fanti – quest’ultimo insieme alla collega Maria Chiani -, ha già deciso la strategia. “Non chiederemo la libertà, ma solo per una scelta tecnica – spiega l’avvocato -. Chiederemo gli arresti domiciliari in sostituzione al carcere”.
Intanto spuntano i primi manifesti in sostegno ai tre arrestati. Uno striscione, condiviso dagli amici su Facebook, recita: “Non si tocca la famiglia. Ervin, Dieghino, Conte liberi”.
Sempre la cerchia di amici dei tre arrestati, che con loro condividono il credo politico, si stanno mobilitando con una raccolta-fondi. In una palestra a Monterosi, il 26 novembre, si pagheranno 5 euro per il biglietto di uno stage di boxe: il ricavato, spiegano su Facebook, “sarà devoluto per le spese varie che dovranno affrontare i nostri amici bevuti in maniera anticostituzionale”. Qualcun altro, li definisce “camerati detenuti per l’assurda storia fomentata dall’Ardita San Paolo”.
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