Viterbo – Liberi per decorrenza dei termini.
Giovanni e Giuseppe Medde non sono più agli arresti domiciliari.
Sono tornati in libertà ieri due degli arrestati della retata “Mamuthones”, sulla banda a prevalenza sarda diventata il terrore della bassa Tuscia.
La loro posizione è più lieve di quella dei fratelli Gavino e Salvatore Medde, accusati di associazione a delinquere insieme ad altri due dei tredici indagati, Pier Paolo Mulas e Mario Tatti.
Il blitz dei carabinieri di Ronciglione era scattato ai primi di novembre. Tredici arresti per una serie di furti notturni anche da decine di migliaia di euro, messi a segno tra le campagne di Ronciglione, Nepi e Sutri, ma anche estorsioni, armi e incendi a scopo intimidatorio.
La posizione di Giovanni Medde è quella più leggera tra i quattro fratelli, tre dei quali residenti da anni a Ronciglione. Giuseppe, invece, risponde anche dell’accusa di stalking ai vicini di casa: una tranquilla coppia di anziani che arrivò a sporgere sei denunce in tre anni per continui danneggiamenti alla loro macchina. Gomme forate. Graffi. Una croce incisa sulla carrozzeria. Fino all’incendio dell’automobile la notte dell’Epifania del 2012. La loro Dacia bianca andò completamente distrutta. Degna conclusione di una lunga serie di atti vandalici, conditi con proiettili nella cassetta della posta o ‘pizzini’ minatori fatti recapitare dai condomini del palazzo, con l’ordine persino di togliere vasi di fiori.
Gli accusati di associazione a delinquere, per ora, restano in carcere, mentre altri, dalle posizioni più marginali, sono tornati in libertà già da qualche tempo e più di qualcuno è in trattative per il patteggiamento. Tatti e i Medde sono già conosciuti alle forze dell’ordine: nel 2009 finirono al centro dell’indagine “Toro Loco”, analoga a “Mamuthones”, su un giro di estorsioni unite a pestaggi in discoteca da parte di buttafuori. Tempi lunghissimi: tra un rinvio e l’altro, il fascicolo è appena arrivato in udienza preliminare.
Il pm Fabrizio Tucci ha già scelto la strada del processo veloce per i quattro che rispondono di associazione a delinquere. Ma dalla notifica del decreto di giudizio immediato, gli indagati hanno venti giorni di tempo per decidere se andare a processo, patteggiare o chiedere il rito abbreviato.
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