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Magliano Romano - Respinta la richiesta di revoca degli arresti - Il decano dei neofascisti viterbesi recluso in casa da quasi due anni

Raid allo stadio, Di Maulo resta ai domiciliari

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Ervin Di Maulo all'uscita del tribunale

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Viterbo – Raid allo stadio, Di Maulo resta ai domiciliari.

Il decano dei neofascisti viterbesi non può ancora uscire di casa.

La Corte d’appello di Roma ha respinto la richiesta di revoca dei domiciliari per Ervin Di Maulo, 32enne, attivista di estrema destra recluso in casa dal 17 novembre 2014, giorno del raid armato allo stadio di Magliano Romano.

Di Maulo finì in arresto insieme ad altri otto viterbesi tra i 18 e i trent’anni, tutti militanti di estrema destra. Li fermarono i carabinieri di Civita Castellana, dopo la sospensione del match tra Magliano Romano e Ardita San Paolo, squadre con tifoserie di diverso colore politico.

Una ventina di individui a volto coperto fece irruzione sugli spalti, imbracciando spranghe e tubi in pvc e picchiando duro. Quattro persone finirono in ospedale. 

In primo grado, il tribunale di Tivoli ha condannato Di Maulo a quattro anni per lesioni aggravate. Tre anni a Diego Gaglini, Edoardo Fanti e Jacopo Magnani. Pene confermate in appello.

Una vicenda giudiziaria divisa in più rivoli, tra il processo a chi – degli altri in attesa di giudizio – ha chiesto il rito abbreviato, e l’altro processo ai già condannati che devono ancora rispondere delle accuse di porto di armi e oggetti atti a offendere. Per Di Maulo c’è anche l’accusa di aver violato il Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), emesso dalla questura nella primavera 2014.

Secondo la pubblica accusa, il raid sarebbe stato una vera e propria spedizione punitiva.

Al processo, le difese hanno sottolineato come solo un passamontagna fosse stato trovato nelle due macchine bloccate dai carabinieri. “Nonostante non ci sia la minima prova, è stato deciso che, quel giorno, erano lì dentro, hanno pestato delle persone e che questa è la pena giusta. Con un processo totalmente indiziario”, dichiarava l’avvocato Domenico Gorziglia, dopo la sentenza d’appello.

Magnani e l’ex candidato sindaco di CasaPound alle amministrative 2013 Gaglini si sono visti revocare i domiciliari nei mesi scorsi. Ancora reclusi in casa Di Maulo e Fanti, mentre gli altri cinque arrestati a novembre 2014 (Alessio Reinkardt, Roberto Spolverini, Giovanni Lupidi, Leonardo Ercolani e Federico Miralli) sono sempre rimasti a piede libero.


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15 luglio, 2016

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