Viterbo – “I Casamonica parlavano continuamente dei Leporatti e di taniche di benzina da piazzare fuori la loro concessionaria, e davanti altre aziende viterbesi”. Un agente della Guardia di finanza di Roma racconta in aula le intercettazioni tra il boss della malavita capitolina Claudio Casamonica, il figlio Johnny e due viterbesi. I quattro sono a processo con l’accusa di usura ed estorsione.
“La nostra indagine – spiega il finanziere – si interseca con quella dei carabinieri di Viterbo, dopo che alcuni collaboratori di giustizia ci riferiscono di episodi di estorsioni dei Casamonica nella Tuscia. Nelle intercettazioni, Claudio Casamonica e il figlio parlano con un paio di viterbesi di alcuni imprenditori della zona. Fanno soprattutto riferimento ai fratelli Leporatti. Parlano di taniche di benzina da mettere davanti la loro concessionaria e fuori altre azienda del Viterbese”.
Matteo e Leonardo Leporatti avrebbero dovuto testimoniare, come teste dell’accusa, ieri in aula, ma non si sono presentati. Verranno ascoltati il 13 dicembre.
Claudio Casamonica, al secolo Consiglio Di Guglielmi, il figlio Sabatino Di Guglielmi, alias Jonny Casamonica, il viterbese Raffaele Polleggioni e Adolfo Perazzoni di Civita Castellana vengono rinviati a giudizio nel maggio 2015, al termine dell’inchiesta ‘Fire’.
“I Di Guglielmi – sottolinea l’agente della finanza – fanno riferimento ai Casamonica in quanto clan romano noto per incutere timore a chi, soprattutto in campo economico, si imbatte in loro. Nelle intercettazioni, padre e figlio usano anche lo stesso dialetto dei Casamonica: il sinti”.
Il boss Claudio Casamonica finisce in arresto nel febbraio 2008, nel blitz congiunto di carabinieri di Viterbo, finanza e polizia locale di Roma. Le indagini, partite nell’estate 2007, svelano gli interessi del clan romano nella Tuscia, ricostruendo quattro casi di estorsione e uno di usura.
Il clan cercava di intimidire aziende viterbesi con chiare minacce: taniche di benzina furono piazzate ai cancelli della concessionaria ‘Lem’, della ditta ‘Centro gomme viterbesi’ e dell’azienda ittica ‘Agrifish’, a titolo di avvertimento, nel caso avessero rifiutato di pagare il pizzo.
Per Claudio Casamonica scattarono le manette. Mentre i due viterbesi e i figli del boss furono denunciati.
Secondo l’inchiesta dei pm Stefano d’Arma e Fabrizio Tucci, la regia dell’attività criminale era del capoclan, che avrebbe tentato, con gli altri complici, di infiltrarsi nel tessuto economico viterbese. Tentativo stroncato sul nascere.
A Roma, si intervenne soprattutto nel noto quartiere Morena nella zona Romanina, dove interi isolati sono abitati da appartenenti alla famiglia Casamonica. Per stanare il boss, vista la sua pericolosità, gli investigatori usarono uno stratagemma: finsero una fuga di gas e fecero arrivare i vigili del fuoco per sgomberare le case. Una volta fuori, Casamonica è stato arrestato e portato in carcere. Poi il processo.
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