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Cronaca - La Finanza ha messo i sigilli, dopo che il Riesame ha accolto la richiesta della procura di Viterbo

Il porto di Marta è sotto sequestro

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Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto di Marta è sotto sequestro.


Multimedia: video – Fotocronaca: I sigilli al porto di Marta


La Guardia di finanza su richiesta della procura di Viterbo ha sequestrato il porto di Marta, nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore Paolo Auriemma e dal pm Massimiliano Siddi che vede indagati per reati ambientali, abuso d’ufficio e falso ideologico il sindaco Maurizio Lacchini, la vicesindaca Lucia Catanesi, gli ex assessori Andrea Garofoli, Roberto Pesci e Cinzia Pistoni, il segretario comunale Mariosante Tramontana, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Marta Angelo Centini e l’attuale, Giacomo Scatarcia.

Il decreto di sequestro, emesso dal tribunale di Viterbo, arriva a conclusione di un’inchiesta condotta dai finanzieri di Viterbo e dalla stazione navale di Civitavecchia risalente a circa due anni fa, periodo nel quale sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione e ampliamento della diga frangiflutti di circa 270 metri, realizzata presso la foce del fiume Marta sul lago di Bolsena.

“Agli indagati – spiega la Finanza – sono contestate alcune violazioni alla normativa ambientale oltre che l’abuso d’ufficio e il falso ideologico, per aver adibito la struttura portuale a zona di attracco per imbarcazioni, destinandola a finalità non previste dalle autorizzazioni, con grave impatto sull’equilibrio ambientale della zona lacustre protetta da particolari vincoli paesaggistici”.

E’ sull’irregolare – secondo l’accusa – destinazione della struttura in cemento che si fonda la richiesta di sequestro della procura di Viterbo, che aveva evidenziato come l’opera fosse stata progettata come diga frangiflutti, necessaria per la protezione della darsena, e autorizzata dalla regione Lazio solo come opera idraulica finalizzata a prevenire il fenomeno dell’insabbiamento.

“Dagli accertamenti eseguiti dalle fiamme gialle – spiegano i finanzieri -, è invece emerso che il comune aveva adibito la struttura a zona di attracco per diportisti, mediante l’installazione di pontili galleggianti, anelli di ancoraggio e corpi morti sui fondali, che difettano anche degli opportuni collaudi, in palese distonia con le finalità primarie dell’opera idraulica e in violazione del vincolo paesaggistico, con potenziali rischi connessi anche alla sicurezza dei natanti e all’inquinamento dell’area”.

Il lago di Bolsena è di origine vulcanica, il più grande del Lazio e il quinto in Italia per dimensioni. “La realizzazione della nuova opera, ultimata nel 2016 – continua la Guardia di finanza -, e la relativa trasformazione dell’assetto dell’area portuale ha costituito anche presupposto per l’illecita percezione, da parte dell’amministrazione del comune di Marta, di proventi economici corrisposti dai turisti con l’attracco delle imbarcazioni, utilizzando attrezzature non collaudate. Tali strumenti non potevano essere inseriti nella costruzione dell’opera idraulica, perché palesemente esclusi dalla relazione di progetto, dato il potenziale impatto sulla componente idrico-ambientale”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 febbraio, 2018

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