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Marta - Il documento da cui è partita l'inchiesta della procura

“Barche nel porto, la sindaca Catanesi autoautorizza l’ormeggio”

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Marta - Il porto dall'alto

Marta – Il porto dall’alto

Marta - Il porto

Marta – Il porto

Marta - Il porto - Gli anelli per l'ormeggio sul braccio che la procura ha fatto sequestrare

Marta – Il porto – Gli anelli per l’ormeggio sul braccio che la procura ha fatto sequestrare

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta – “La sindaca Lucia Catanesi si auto autorizza all’occupazione dell’area lacuale per garantire il servizio di ormeggio all’utenza per la corrente stagione”. Quella dell’estate 2016. Lo scrive la regione Lazio – Direzione risorse idriche e difesa del suolo nell’annotazione di polizia giudiziaria datata 8 luglio 2016 e inviata alla Guardia di finanza – Stazione navale di Civitavecchia. Da questa annotazione sarebbe partita l’inchiesta della procura di Viterbo sul porto di Marta, che ha fatto finire nel registro degli indagati l’attuale sindaco Maurizio Lacchini, la vicesindaca Lucia Catanesi, tre ex assessori, il segretario comunale e due tecnici. Il procuratore Paolo Auriemma e il sostituto Massimiliano Siddi li accusano di reati ambientali, abuso d’ufficio e falso ideologico.

Nell’annotazione, i risultati del sopralluogo del 30 giugno 2016 eseguito da tre tecnici della regione con i finanzieri della stazione navale di Civitavecchia. “Attualmente – scrivono gli investigatori – lo specchio acqueo (del porto di Marta, ndr) è delimitato da due moli a protezione dell’emissario del lago, di cui uno di recente costruzione di lunghezza di circa 270 metri. Lo specchio acqueo delimitato dal molo di recente costruzione, non è dato in concessione in quanto il braccio è stato realizzato non per aumentare la capacità ricettiva della darsena preesistente ma per determinare un’efficace protezione dell’incile del fiume Marta allo scopo di prevenire il fenomeno di insabbiamento determinato dalle correnti nel periodo invernale”.

Durante il sopralluogo, gli investigatori avrebbero “accertato che, allo stato attuale (giugno 2016, ndr), lo specchio acqueo delimitato dal molo di recente costruzione risulta attrezzato con tre pontili galleggianti, posti in modo perpendicolare alla banchina, di circa 20 metri di lunghezza per un metro e ottanta di larghezza. Oltre a una passerella di due metri per uno, fissata al suolo con piastra di ferro e bulloni, allo scopo di collegarla con la banchina a terra. La stabilità e l’ancoraggio dei pontili avviene sul fondo a mezzo di corpi morti, mentre a terra per effetto della passerella di collegamento oltre che da catenarie fissate agli anelli di acciaio predisposti in banchina. Sul braccio di recente costruzione, sono stati realizzati degli ormeggi mediante la posa nell’alveo lacuale di pesi morti in cemento con relativi gavitelli per l’ormeggio di imbarcazioni. Al momento ne erano stazionati quaranta, parti delle quali ormeggiate ai pontili galleggianti ancorati stabilmente al molo di nuova realizzazione. Inoltre, sulla banchina erano in corso lavori inerenti la numerazione dei relativi posti barca”.

Gli investigatori sottolineano che “lo specchio acqueo è in palese distonia e difformità con le finalità dell’opera”, perché “attualmente (giugno 2016, ndr) l’opera realizzata viene arbitrariamente e diversamente utilizzata per aumentare la capacità ricettiva dello specchio acqueo, creando di fatto nuovi ormeggi per lo stazionamento di ulteriori imbarcazioni. Pertanto i nuovi pontili installati, nonché quelli precedentemente esistenti, risultano essere stati posizionati abusivamente. Quanto esposto trova conferma anche dalla nota del 12 maggio 2016 pervenuta dal comune di Marta nella quale la sindaca Lucia Catanesi si auto autorizza all’occupazione dell’area lacuale per garantire il servizio di ormeggio all’utenza per la corrente stagione. Inoltre, dalla lettura di otto determinazioni emesse dal comune tra aprile e giugno 2016, appare chiaro l’intento di voler adibire l’opera idraulica a porto turistico a tutti gli effetti. Quanto sopra risulta perpetrato dal comune di Marta, nella persona del legale rappresentante pro tempore Lucia Catanesi, in palese violazione con le finalità dell’opera idraulica”.

Ma durante il sopralluogo gli investigatori avrebbero anche “rilevato che, in difformità di quanto previsto in progetto, sono state realizzate opere accessorie consistenti in tombini di ghisa presumibilmente destinati all’installazione di colonnine per la fornitura di energia elettrica e acqua potabile alle imbarcazioni. Per quanto concerne lo specchio acqueo interno al molo esistente da epoca remota, il sopralluogo ha consentito di verificare che l’utilizzo del bene a uso ormeggio e stazionamento di unità da diporto e professionali continua ad avvenire in violazione e difformità alle vigenti normative, poiché anche l’area prospiciente l’incile del fiume Marta è attualmente (giugno 2016, ndr) occupata da imbarcazioni adibite a uso pesca, costituenti un grave ostacolo al libero deflusso delle acque lacuali”.

“La superficie di specchio acqueo interna al molo esistente – spiegano gli investigatori – risulta essere attrezzata con otto pontili galleggianti, oltre a una passerella adibita come collegamento a terra con il molo esistente. Quanto evidenziato è stato posto in essere per consentire l’ormeggio e lo stazionamento di unità da diporto che, alla data dell’accertamento, sono state stimate in circa 210 imbarcazioni, in assenza del titolo concessorio nonché delle propedeutiche autorizzazioni”.

Secondo gli investigatori, il porto di Marta è “un bene che prima era in disponibilità ‘uti civis’ (della collettività, ndr) e ora è stato sottratto alla libera fruizione in modo arbitrario. Quindi, poiché le opere e strutture non potevano essere realizzate, i tecnici della regione e i militari della Guardia di finanza ritengono di dover sottoporre a sequestro preventivo l’intera area portuale al fine di interrompere il protrarsi dell’occupazione abusiva dello specchio acqueo e procedere al recupero degli indennizzi dovuti”. I sigilli sono stati messi lunedì, ma solo alla banchina di 270 metri.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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9 febbraio, 2018

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