Marta – Prosegue senza sosta l’inchiesta della procura di Viterbo sul porto di Marta, il più grande porto del lago di Bolsena sequestrato lo scorso 5 febbraio.
Dopo una prima dirigente della regione Lazio, sentita a sommarie informazioni a fine febbraio negli uffici di via Falcone e Borsellino, davanti al procuratore Paolo Auriemma e al sostituto Massimiliano Siddi continuano a sfilare i responsabili dei vari settori della regione. Tutti avrebbe confermato le tesi dell’accusa, ovvero che la banchina di 270 metri del porto di Marta era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale.
Per far mettere i sigilli a quell’opera, la procura si è dovuta rivolgere al tribunale del Riesame di Viterbo perché il gip Francesco Rigato per due volte ne aveva respinto la richiesta. Per il giudice per le indagini preliminari, “pur potendosi ritenere sussistenti elementi denotanti la consumazione del reato ambientale, la mera consumazione del reato non determina comunque l’insorgenza di un pericolo tale da rendere necessario il sequestro preventivo”. Ma la decisione è poi stata ribaltata dal Riesame, che ha accolto la richiesta della procura e rilevato “conseguenze negative sull’ecosistema e sulle matrici ambientali correlate alla presenza delle imbarcazioni ormeggiate. Un porto – spiegano i giudici della libertà – fisiologicamente comporta, oltre al transito dei natanti, di uomini e di mezzi, lo sversamento dei carburanti, la perdita di liquidi, la creazione di rifiuti destinati sovente a finire sul fondale”.
L’inchiesta ha preso il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla regione Lazio con fondi europei. Otto gli indagati, già raggiunti dall’avviso di garanzia e difesi dall’avvocato Giovanni Labate. Il sindaco di Marta Maurizio Lacchini, la vicesindaca Lucia Catanesi, gli ex assessori Andrea Garofoli, Roberto Pesci e Cinzia Pistoni, il segretario comunale Mariosante Tramontana, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Marta Angelo Centini e l’attuale, Giacomo Scatarcia.
“Agli indagati – spiegano gli inquirenti – sono contestate alcune violazioni alla normativa ambientale”. Ma l’accusa è anche di abuso d’ufficio e falso ideologico. “La realizzazione della nuova opera – continuano – ha costituito anche presupposto per l’illecita percezione da parte dell’amministrazione comunale di proventi economici corrisposti dai turisti con l’attracco delle imbarcazioni, utilizzando attrezzature non collaudate. Tali strumenti non potevano essere inseriti nella costruzione dell’opera idraulica, perché palesemente esclusi dalla relazione di progetto, dato il potenziale impatto sulla componente idrico-ambientale”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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