Viterbo – “Un piano regolatore del turismo, più pubblicità per il territorio e soprattutto gioco di squadra”. Fortunato Mannino, segretario della Cisl, lancia dei suggerimenti per iniziare l’anno con il passo giusto e per far sì che la provincia possa ripartire. Alle istituzioni chiede più attenzione e insiste sull’importanza del fare rete sul territorio e per il territorio.
Come si è chiuso l’anno per la nostra provincia?
“Per sviluppare la nostra provincia – dice Mannino – è importante fare squadra. Il quadro è a tinte fosche, perché la nostra economia, essendo fragile, non è riuscita a decollare come si sperava. Le difficoltà con cui ci siamo lasciati alla fine del 2017 si sono confermate in quello successivo con le attività commerciali che hanno continuato a chiudere, lasciando gente in mezzo alla strada. Un esempio è la Unopiù che, nel 2018, ha completato un percorso che nessuno sperava e cioè quello di mettere mano alla riorganizzazione del personale, licenziando le persone senza un efficace piano industriale. Nella totale assenza di una classe politica che è solo litigiosa e che non guarda agli interessi del territorio, ma solo a quelli di partito e delle poltrone.
Lo dimostra il fatto che in comune, a sei mesi dall’insediamento, non si è potuto nemmeno fare un incontro con l’amministrazione per capire quali siano le linee guida di sviluppo previste per il mandato. Si assiste a un continuo cambio di casacca con le persone che cercano di andare nel partito o nel movimento che va per la maggiore perché forse sperano di avere uno scranno alle Europee e cambiare la propria vita politica. Se non si fa rete i problemi continueranno a persistere”.
Ci sono settori che hanno sofferto di più?
“L’edilizia ha continuato a soffrire per la mancanza di investimenti. Le opere pubbliche sono ferme al palo e il settore continua a essere perennemente in crisi. Si spera che possa partire il completamento dell’ultimo lotto di Belcolle con qualche risposta alla grave disoccupazione che c’è nel settore. Stesso discorso per la Trasversale che è anche l’unico investimento per il territorio, ma che ora è vincolato ai ricorsi al Tar e alle beghe dei movimenti ambientalisti e delle associazioni che vanno sì rispettate senza però che si blocchi un’opera che è importante non solo per la provincia, ma per il Lazio e per il paese. La Trasversale collega l’Adriatico al Tirreno e quindi Civitavecchia ai porti di Ancona e Venezia. E’ un’incompiuta che dura 40 anni e supera il ‘record’ – in negativo – della Salerno-Reggio Calabria. Tra l’altro mancano pochissimi km e quindi va fatta. Lo sviluppo va accompagnato e questo è lo scopo della politica locale e nazionale, ossia armonizzare le grandi opere col territorio. Da noi non sta accadendo”.
Cosa intende?
“Si parla di turismo, ma Civitavecchia è più il porto di Roma visto che le attività crocieristiche vengono spostate sulla Capitale. Invece potrebbe portare un grosso indotto industriale anche alla nostra provincia perché collega due mari, ma anche Civitavecchia al Nord Europa e alla Cina. Non dimentichiamo che i cinesi, in dieci anni, hanno costruito la via della seta e noi in 40 anni non riusciamo a portare a termine la Trasversale e questo deve farci riflettere. Con questo atteggiamento ci stiamo isolando dal resto d’Europa. Non è corretto perché dobbiamo agganciare quella ripresa che manca proprio perché siamo tagliati fuori dal resto delle regione e anche del paese. C’è da pensare poi al miglioramento delle ferrovie, la Capranica-Civitavecchia, la Viterbo-Roma che ci impiega due ore. Se non si investe nelle infrastrutture e in opere saremo nell’immobilismo più assoluto. Le nostre aziende arrancano e le industrie non decollano. Ci vuole una rete tra industriali, corpi intermedi, associazioni, sindacati e politica che deve fare da collante tra le varie istanze del territorio”.
La Cisl che risultati ha raggiunto nel 2018?
“L’organizzazione era partita con determinate ambizioni e una era quella di raggiungere un discreto risultato a livello sociale attraverso una presa visione delle liste di attesa della Asl visto che nella nostra provincia era alta la mobilità passiva. Attraverso l’accordo sottoscritto all’inizio dello scorso anno, con l’azienda sanitaria insieme a Cgil e Cisl stiamo portando a termine un buon risultato, avendo istituito una commissione attraverso cui fare un continuo monitoraggio per verificare che le prestazioni e la tempistica siano conformi con i parametri regionali. Andiamo fieri di ciò anche perché abbiamo una sanità che, con tutte le difficoltà del caso, sta diventando un’eccellenza, perché la provincia è vasta e c’è comunque poco personale sia infermieristico che medico. Dobbiamo dare quelle risposte che 320mila cittadini attendono. Dal punto di vista organizzativo, è stata poi rilanciata l’attività del sindacato sul territorio con l’apertura di nuove sedi per stare più in mezzo alla gente. Il sogno nel 2019 è quello di fare una concertazione sociale con Cgil, Uil e i comuni per dare dignità soprattutto ai pensionati, visto che siamo una delle province più anziane d’Italia dove non si fanno figli. Va cambiato il modo di rivedere il sociale e la sanità locale con quest’ultima che va verso i cittadini”.
Che futuro ci attende?
“Sarò onesto, il 2019 non lo vedo bene per una serie di scelte che non vengono fatte per la gente. Non vedo investimenti per le pmi e per il nostro territorio questo sarà un problema. Mi auguro quindi che le nostre eccellenze possano essere salvaguardate in modo da poter viaggiare con le proprie gambe. Senza investimenti non vedo anche un grosso sviluppo occupazionale per cui mi auguro di essere smentito. Abbiamo due fiori all’occhiello che sono il turismo e il termalismo, ma al di là dei programmi, che fa la nostra amministrazione comunale, non abbiamo ancora capito cosa si intende fare per sviluppare questo settore.
Lanciamo l’idea di un piano regolatore del turismo con la speranza che il comune faccia una mappatura degli insediamenti termali di Viterbo e della Tuscia. A mio avviso se non si fa rete, emergeranno piccole realtà non complementari e in competizione tra loro. con il rischio di trascurare il turista. Inoltre, Viterbo non ha una grande pubblicità turistica per cui si rischia di avere 230mila visitatori nel capoluogo a fronte di un milione a Bagnoregio. Qualche domanda ce la dibbiamo fare. Bisogna promuovere accordi con altre città tipo Roma, Terni e Siena per fare rete e far conoscere la Tuscia. Ne deriverebbero fonti di guadagno per il territorio che potrebbero essere una ottima terapia d’urto contro la disoccupazione”.
Paola Pierdomenico
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