Viterbo – Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco, baby camorristi di 24 anni, sono stati arrestati la sera del 22 marzo 2016 in un blitz congiunto delle squadre mobili di Viterbo e Napoli. La polizia li cercava da febbraio, dal giorno del ritrovamento del cadavere di Vincenzo Amendola, 18 anni.
Tabasco e Formicola, dopo essere scappati in Spagna, si erano rifugiati a Viterbo. In un casolare sulla Cassia Sud dove gli agenti hanno fatto irruzione per mettergli le manette ai polsi. Dopo averli arrestati, i poliziotti della mobile li hanno perquisiti e hanno passato al setaccio pure il nascondiglio. E durante la perquisizione li avrebbero trovati in possesso di documenti contraffatti, fatto che gli è costato l’accusa di falso materiale.
Davanti al tribunale di Viterbo i baby camorristi hanno patteggiano un anno e venti giorni ciascuno, pena che è poi diventata definitiva. I due 24enni sono infatti ricorsi in Cassazione, lamentando “l’erronea qualificazione del fatto, in quanto – spiegano – si verterebbe in ipotesi di falso grossolano”, e chiedendo il “proscioglimento”. Ma i giudici della suprema corte hanno dichiarato “inammissibile” il ricorso e hanno condannato Tabasco e Formicola al pagamento delle spese processuali e di un’ammenda di 4mila euro ciascuno.
Per l’uccisione di Vincenzo Amendola i baby camorristi sono stati condannati, in primo grado, alla pena dell’ergastolo. La procura antimafia di Napoli gli contestava l’omicidio premeditato, aggravato dai futili motivi e dalla finalità camorristica.
Quella nelle campagne di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, fu una vera e propria esecuzione. Il 18enne, accusato di essersi vantato della relazione con la moglie di un boss del clan Formicola, doveva morire. E morì inginocchiato su un campo, con due colpi di pistola in pieno viso.
La buca che sarebbe diventata la sua tomba era già pronta quando Amendola arrivò in quel campo insieme agli amici. Tra questi Tabasco e Formicola, cresciuti insieme a lui tra i casermoni del Bronx (anche così vengono chiamate le palazzine gemelle una di fronte all’altra al rione Taverna del Ferro). Amici che non hanno esitato a ucciderlo perché aveva infranto la legge del clan: le donne dei boss non vanno guardate e il loro nome non va pronunciato. Il 18enne si era invece macchiato di una colpa da lavare col sangue.
La fossa, l’appuntamento-trappola, la pistola trovata da Tabasco e i colpi esplosi da Formicola. Il primo colpo non parte. Il secondo gli centra l’occhio. Amendola piange, chiede perdono e pietà in ginocchio. Infine, il proiettile letale che gli penetra la tempia. Il suo corpo viene trovato il 19 febbraio. Il giorno in cui inizia la fuga di Tabasco e Formicola, finita un mese più tardi a Viterbo.
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