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Tribunale - Processo Esattorie Spa - Testimonianza fiume dell'ex ragioniere capo del comune Stefano Quintarelli - Imputati di peculato padre e figlia ai vertici della società

“Mancavano all’appello 4 milioni e 300mila euro di Tarsu”

di Silvana Cortignani
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Stefano Quintarelli

Stefano Quintarelli

L'avvocato Manlio Morcella

L’avvocato Manlio Morcella

L'avvocato Giuliano Migliorati

L’avvocato Giuliano Migliorati

Il pm Paola Conti, titolare dell'inchiesta sull'Inps

La pm Paola Conti

Viterbo – L’ex sindaco Leonardo Michelini non dovrà essere sentito come testimone al processo per il crac di Esattorie Spa. E’ bastata la testimonianza fiume dell’ex ragioniere capo del comune Stefano Quintarelli. 

Lo hanno deciso di comune accordo la pm Paola Conti e l’avvocato Manlio Morcella che difende Carlo e Sandra Marcucci, a processo per peculato davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. Parte civile il Comune di Viterbo, assistito dall’avvocato Alessandro Diddi del foro di Roma, sostituito in aula dal collega viterbese Giuliano Migliorati. 

Ad accusa e difesa è bastata la più che esaustiva testimonianza dell’ex ragioniere capo di Palazzo dei Priori, Stefano Quintarelli, passato nel frattempo all’Arsial lo scorso mese di febbraio. E’ stato lui a far entrare nel vivo il processo, scaturito da un “buco” di 4 milioni e 300mila euro di Tarsu pagata dai contribuenti ma non versata sul conto corrente della società che si occupava della riscossione dei tributi per il Comune di Viterbo, scoperto dal dirigente nell’ottobre 2012. 

Dopo avere tentato inutilmente di recuperare la somma attraverso un piano di rientro coi Marcucci (“otto rate da circa mezzo milione di euro ciascuna di cui solo un paio onorate”) e la proroga di sei mesi della convenzione, Quintarelli nel giugno 2013 decise la risoluzione del rapporto “per evidenti violazioni contrattuali”, presentando una poderosa denuncia di ben 800 pagine sia alla procura della repubblica di Viterbo, sia alla corte dei conti, facendo così scattare l’inchiesta chiusa col rinvio a giudizio di padre e figlia, rispettivamente presidente e legale rappresentante di Esattorie Spa, che aveva ricevuto il primo incarico nel 2007.

“Fino al 2012 era filato tutto liscio – ha spiegato Quintarelli – a ottobre ci siamo accorti che non c’erano i 6-7milioni che ci dovevano essere e che mancavano all’appello gli incassi della Tarsu per circa 4 milioni e 300mila euro. Allora abbiamo chiesto l’estratto conto del conto dedicato presso Unicredit, senza mai riuscire a ottenerlo. Discussi aspramente col funzionario dell’istituto di credito e andai anche personalmente a Isernia, preso al sede di Esattorie Spa, ma niente. I Marcucci dissero che il tribunale di Torino gli aveva bloccato tutti i conti, proponendo un piano di rientro e supplicando di rinnovare la convenzione. A aprile 2013 mi portarono una polizza fideiussoria elevata da milione e mezzo a tre milioni, ma io chiesi loro anche ipoteche volontarie sui beni immobili di Esattorie alla figlia e sui beni personali al padre”.

Esattorie, nel frattempo, che aveva anche acquisito dal Cev in liquidazione il ramo d’azienda relativo ai tributi con una ventina di dipendenti, non riusciva più a pagare gli stipendi. 

“Nel 2013 Marini si era dimesso e si andava verso le elezioni. Della vicenda Esattorie si interessò il prefetto. La situazione divenne insostenibile e arrivammo alla rescissione del contratto. Io feci una denuncia circostanziata, di 800 pagine, in seguito alla quale in Comune venne due volte la guardia di finanza per sentirmi ed acquisire documenti. E sempre la finanza andò ad acquisire documentazione anche presso la sede di Isernia di Esattorie Spa. La società, che aveva convenzioni con un’ottantina di enti in tutta Italia, presentò una bozza di concordato preventivo in bianco e allora scoprimmo che esigeva dei crediti inesigibili dal Comune di Viterbo, per l’attività svolta non sull’incassato come previsto dal contratto”, ha proseguito l’ex ragioniere capo. 

“Al posto dei milioni che dovevano esserci, sul conto corrente, come abbiamo scoperto dopo, quando è stato svincolato, c’erano solo 247mila euro. L’importo di 4 milioni e 300mila euro, invece, è stato acclarato dalla corte dei conti. Poi sono stati incassati i tre milioni della polizia fideiussoria ma, inseguito all’opposizione di Esattorie, a novembre 2017 è stato annullato il decreto ingiuntivo e il Comune avrebbe non solo dovuto restituire la somma con gli interessi, ma anche pagare 40mila euro di spese, poi è stata accolta l’opposizione del Comune”, ha detto ancora Quintarelli, rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile Migliorati e del difensore Morcella, al quale ha ribadito che l’amministrazione comunale nulla deve, secondo lui, alla società. 

Il processo riprenderà il prossimo 5 giugno, quando saranno ascoltati gli ultimi tre testimoni dell’accusa e tre testimoni della difesa. 

Silvana Cortignani

 


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10 gennaio, 2019

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