– Nuova udienza, ieri mattina, per Domenico Chiavarino e Roberto Mancini.
L’imprenditore di Celleno e il sindaco di Civitella d’Agliano sono tornati in aula per il prosieguo del processo a loro carico. Corruzione l’accusa contestata a entrambi, in merito alle presunte cave abusive fatte passare, secondo l’accusa, per bonifiche agrarie.
Tre i testimoni ascoltati ieri dai giudici del tribunale di Viterbo.
Una è impiegata da più di dieci anni nello studio di Mancini, geometra di professione. I suoi ricordi scarni e confusi non hanno convinto affatto i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, che hanno chiesto la trasmissione degli atti alla Procura per procedere, eventualmente, contro la donna.
Dall’inizio del processo, l’impiegata è la terza persona che rischia di finire incriminata per falsa testimonianza. Gli altri due erano entrambi suoi colleghi, collaboratori dello studio tecnico di Mancini.
Oltre alla donna, ieri mattina, sono stati sentiti anche due proprietari di alcuni terreni in località Ontaneto, a Civitella d’Agliano, la zona in cui la ditta Chiavarino eseguì gli scavi. Ai proprietari conveniva: alcuni, ascoltati in aula, dissero di essere stati pagati dall’imprenditore, che si offriva di bonificare i loro terreni ottenendo, per sé, ghiaia da riutilizzare o rivendere.
Gli scavi, però, stando alle indagini, erano abusivi e invasivi e arrivavano a lambire le falde acquifere. La prova della corruzione, secondo i magistrati, sarebbe nelle due fatture da 22mila euro girati da Chiavarino al sindaco per poter continuare gli scavi. Ma per la difesa, quella somma era stata corrisposta solo per una consulenza eseguita da Mancini in qualità di geometra. Circostanza confermata dall’impiegata del sindaco, che ieri ha definito l’importo “perfettamente compatibile con il tipo di lavoro svolto da Mancini”.
La seduta è aggiornata al 16 ottobre.
Nel frattempo, sempre ieri, è iniziato l’altro processo che vede imputato Chiavarino insieme ad altri due imprenditori, Ilvio Boccio e Federico Mecali. L’indagine, nata da una costola di Miniera d’oro, riguarda l’appalto dei lavori alla scuola elementare Lo Gatto di Graffignano. La ditta Chiavarino se lo sarebbe aggiudicato al prezzo di una presunta tangente all’ex sindaco Fabrizio Marchini (condannato di recente a un anno e nove mesi). Il secondo appalto era per l’acquisto di due automezzi da parte del Comune. Gara, anche in questo caso, pilotata, a detta dell’accusa.
Le difese di Chiavarino e Mecali hanno chiesto che sia dichiarata l’inutilizzabilità delle intercettazioni raccolte dalla Procura. Il collegio si è riservato la decisione, prendendo tempo fino alla prossima udienza del 17 luglio.
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