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La mia Caffeina - L'itinerario di Stefania Moretti nell'edizione 2012

De Cataldo e le storie di mafia

di Stefania Moretti
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Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo

Roberto Saviano

Roberto Saviano

Giuseppe Ayala

Giuseppe Ayala

– Ogni anno parto con le migliori intenzioni. Prendo il programma. Lo studio. Faccio la lista. Poi mi accorgo che Caffeina è così tanta che non ce la posso fare.

Anche stavolta sarà così. Ma il mio itinerario strabordante, ormai, è pronto. E anche io lo sono.

La mia Caffeina parte oggi con Giancarlo De Cataldo. E sarà all’insegna di Giancarlo De Cataldo.

Del resto, faccio la cronista di giudiziaria. Mi interessa tutto ciò che è inchiesta, mafia, giustizia. E’ questo che cerco ogni anno a Caffeina. Grandi nomi che mi raccontino gli ingranaggi del potere criminale. Come funziona. Come si confonde e mimetizza con lo Stato.

Roberto Saviano lo spiegò magistralmente due anni fa, davanti ai suoi 5mila spettatori in piazza del Comune. Era l’apertura di Caffeina 2010. Andrea Baffo e Filippo Rossi non sanno di aver realizzato il mio sogno più grande, portandolo a Viterbo.

Quest’anno voglio conoscere De Cataldo, questo magistrato-intellettuale di cui finora ho scritto solo il nome in qualche articolo. Si è occupato anche storie di casa nostra: il giallo di Gradoli e l’omicidio Rizzello. Scrive best-seller con la stessa naturalezza con cui motiva una sentenza. Non perderei mai i suoi incontri “Caffè nero bollente”.

Stefano Benni, invece, lo perdo di sicuro (purtroppo). Ma forse faccio in tempo ad andare da Pino Nicotri a sentire la verità su Emanuela Orlandi. E’ alle 23. Se De Cataldo si spiccia ce la faccio.

Il 30 farò scorpacciata di caffè e cioccolato al cortile La Zaffera. Tanto per tenermi sveglia e in forma. Poi torno da De Cataldo. E sempre De Cataldo permettendo, andrò alla presentazione del nuovo libro di Patrizio Pacioni: “Falli ballare”.

Non mi convince niente per il primo luglio. Ma il 2 riprendo con il caffè nero bollente di De Cataldo e i capelli bianchi di Anna Paola Concia.

Il 9 sono pronta per Pietro Grasso e il 13 per Nicola Gratteri. Altri due magistrati-scrittori. Nel mezzo, il 10, ci sono Francesca Barra e Maria Falcone che parlano di “Giovanni Falcone, un eroe solo”. Sono ancora in forse sui finalisti del Premio Strega il 3 luglio. Vedremo.

Ho anche giornalisti e scrittori in lista. Per il mio compleanno, il 5 luglio, mi regalo Niccolò Ammaniti. Il 3 c’è Carlo Bonini con “Da Acab ad Acab”. E poi Melania Mazzucco che il 7 presenta “Limbo”. Il criterio, qui, è sempre lo stesso: tutti li conoscono tranne me. Mi sono sentita ripetere fino allo sfinimento che sono bravi. Mi hanno regalato i loro libri, che ammuffiscono nel mio studio da anni. Chissà. Magari i diretti interessati mi convinceranno ad aprirli.

Il 4 corro da Giuseppe Ayala. Non vedo l’ora. L’ho conosciuto a Caffeina, nel 2008. Andai per Tusciaweb alla presentazione di “Chi ha paura muore ogni giorno”. Rimasi per due ore ad ascoltarlo estasiata. Il pubblico non lo lasciava più. Aspettai fino alla fine per intervistarlo. Volevo parlare a tutti i costi con quel giudice preparato e gentile. Pm al maxiprocesso.

Tornai in redazione così tardi che il mio direttore si arrabbiò. Ma ne è valsa la pena.

Porto nel cuore la sua carezza, prima di cominciare l’intervista. “Sei una bambina”, mi disse. Poi mi salutò con un largo sorriso e col più caloroso “in bocca al lupo” che abbia mai ricevuto. E’ stata la mia prima intervista importante. Il primo ricordo che ho di me come giornalista me l’ha regalato Caffeina.

Quindi, visto che dopo Ayala e Saviano, considero Baffo e Rossi ufficialmente bravi a realizzare sogni (perlomeno i miei), per l’anno prossimo ne avrei un altro. Che, per una volta, c’entra poco con mafia e giustizia.

Cari organizzatori, nel 2013 portate a Viterbo i Baustelle? Come gruppo, sono un ottimo compromesso tra musica indie, poesia e letteratura. Caffeina aprirebbe con classe anche ai teenager, senza rinunciare a un pubblico più adulto.

Tanti giovani viterbesi (tra cui io) apprezzerebbero un loro concerto in città. Magari sotto le stelle, al parco del Paradosso.

Che ne dite, si può fare?

Stefania Moretti


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29 giugno, 2012

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