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La mia Caffeina - Emanuela Dei dopo l'ncontro con la parlamentare del Pd Paola Concia che ha presentato il suo libro

Un grazie che non mi sarei mai aspettata

di Emanuela Dei
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Emanuela Dei

Emanuela Dei

Paola Concia a Caffeina

Riceviamo e pubblichiamo – “A Emanuela, il tuo lavoro è prezioso, è un fiore che cresce dentro la città e fa bene ai gay, lesbiche e le trans ma fa bene a tutti, non te lo dimenticare. Con gratitudine Paola””.

Questa è quello che mi ha detto, quello che mi ha scritto, la parlamentare del Pd Paola Concia su una copia del libro “La vera storia dei miei capelli bianchi””, presentato, il 3 luglio, all’evento di Caffeina (fotoracconto).

Francamente era quello che volevo dirle io, ringraziarla per la sua lotta estenuante per i diritti non solo degli omosessuali ma anche delle donne. Francamente, da un onorevole, dei ringraziamenti per aver aperto un Arci cultura lesbica in una cittadina di provincia con circa 70mila abitanti, non me lo sarei mai aspettato.

Che sotto sotto veramente l’onorevole pensi che la forza viene dal basso, che i cittadini fanno la nazione e che impegnarsi, credere, anche in una piccola cosa porterà a grandi risultati? Personalmente, ho visto l’onorevole spesso quest’anno.

L’ho vista sempre a ogni manifestazione, esternazione, forma di lotta che si attuasse per i diritti del popolo Lgbtqi (lesbiche,gay, bisex, trans,queer, intersessuali). Paola Concia c’è sempre: manifesta, sorride, presiede.

Mai da sola, sempre con sua moglie Riccarda. L’ho vista a Bologna, in un Pride dove regnava un clima volutamente dimesso, calmo a lutto. A Roma, nel faraonico “Vogliamo tutto” Pride. Ma è stata avvistata anche a Napoli, Cagliari. Quando si parla di diritti bisogna stare attenti, quando si parla di omosessualità bisogna aver chiaro che sarebbe stupido schierarsi a destra o a sinistra.

Spesso è la sinistra che accoglie queste battaglie, percepisce più che a destra, che il riconoscimento di un diritto migliora la società, questa società composta da tanti individui. Ma non si possono avere pregiudizi come dice l’onorevole, bisogna sempre parlare, spiegare, sensibilizzare ogni persona, sia che sia di una fazione o dell’altra.

Le associazioni sparse sul territorio italiano dovrebbero, poi, avere la compattezza e la resistenza di consolidare, non soldati, ma ragazzi e ragazze che siamo coscienti e fermi sulla loro identità in modo da informare le persone che ci circondano su cosa o come sia avere un altro orientamento sessuale.

Queste associazioni inoltre, dovrebbero esercitare una tal pressione sulle istituzioni e sull’opinione pubblica da far tremare le fondamenta del parlamento ogni qualvolta un deputato dell’Udc paragona l’omosessualità alla pedofilia.

Ascoltando l’onorevole mi sono ancor più convinta di come ogni individuo abbia la responsabilità di lottare per quello in cui crede. Ho capito come la lotta sia spesso uno contro cento. E in quei cento vorresti vedere solamente i nemici dichiarati di una vita, invece, intravedi anche facce amiche.

Ho capito di come le radici di ogni essere umano siano non nei soldi o nel ruolo che egli interpreta nella società ma negli affetti e nella famiglia. So, con certezza, che il più grande tabù di un omosessuale è essere se stesso nella sua famiglia d’origine.

So che dichiararsi ai propri genitori è il dovere più oneroso che si possa affrontare. So che avere un padre, nel caso di Paola Concia, o una madre, nel mio caso, che capisce, accetta e poi lotta con te per la tua felicità è la sensazione più appagante di questo mondo.

Non abbiate paura. Non emarginatevi, non chiudetevi a riccio, non mentite a voi stessi né a chi vi vuole bene. Prendete la vostra vita in mano e mandatela nel verso che vi fa star bene. Alzate la testa quando vi chiamano “froci”, saltate muretti e rincorrete chi lo fa come è successo al mio amico Alessandro che da 14 anni vive con il suo Marco, aspetta di sposarlo, è una persona calma e gentile, ma quando si vede calpestare il suo amore e la sua identità diventa una furia.

Emanuela Dei


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5 luglio, 2012

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