– La macchina è pesante. Troppo pesante. I facchini faticano a portarla fino a piazza del Teatro (fotoracconto).
Arrivati in piazza, è tale il peso che non si riesce a inserire i cavalletti. Troppo basso il punto di portata. Con grande fatica e un ulteriore sforzo, i facchini alzano un poco la macchina. Vengono inseriti i cavalletti. La macchina si adagia sui cavalletti, finalmente. Un attimo di tregua, dopo uno sforzo indicibile.
Molti facchini dubitano che si possa portare la macchina ideata da Joppolo in cima alla salita di Santa Rosa. A dare i comandi è il costruttore Socrate Sensi.
Nonostante i dubbi, si parte per la salita di Santa Rosa. A passo veloce, come è tradizione. Ma in cima accade qualcosa.
Sensi si dimentica di far staccare le corde, forse. La macchina viene trascinata verso il basso, dal peso enorme. Il momento è drammatico. Si rischia il crollo. La macchina inizia a crollare. Poi si ferma.
Una parte dei ciuffi è in ginocchio, l’altra è appesa con le mani alle travi. Troppo alte, ormai. Solo i telescopi in acciaio, sotto la macchina, poggiandosi a terra evitano la tragedia. Fermano il crollo.
I facchini sono sotto, non vedono nulla. I familiari, che erano sui gradini della basilica di santa Rosa, fuggono dentro la chiesa. Sensi non dà più ordini. Nello Celestini strappa il microfono a Sensi, guarda sotto la macchina. Con la sua voce solida e calma tranquillizza tutti.
“Rimanete tutti ai vostri posti – ordina, proprio quando la tensione è al massimo tra i facchini, che rischiano la morte -. Ora rialziamo la macchina. Vi darò il “sollevate e fermi!”. E la mettiamo a posto“.
I secondi passano, ma sembrano ore. Il rischio di un crollo è nelle menti dei facchini.
“Sollevate e fermi!”, grida Nello. La macchina si rialza, ricade sulle spalle dei facchini che erano aggrappati ai travi. Barcolla. Ma alla fine torna stabile. Viene posata con i cavalletti davanti a Santa Rosa. Ma Nello alza lo sguardo e si accorge che la Santa sta di spalle alla chiesa. Non va bene. I facchini sono ancora sotto.
Nello: “Non possiamo lasciarla così. Dobbiamo girarla”, dice ai facchini stremati. Ridà il “sollevate e fermi!”. La macchina ruota. La Santa ora guarda la chiesa. La macchina si posa sui cavalletti. Nello: “Tutti fuori! Evviva Santa Rosa!”. Un miracolo.
Ieri sera a Caffeina il padre del Sodalizio dei facchini, Nello Celestini, ha raccontato tanti episodi del trasporto della macchina, ma questo ha incantato le oltre duecento persone che sono venute ad ascoltarlo nel giardino di porta Fiorita.
Un racconto avvolgente e ancora più affascinante perché fatto a tre voci. La tragedia sfiorata è stata infatti raccontata anche da Sandro Rossi, l’attuale capofacchino, e dal presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, che quella sera del 3 settembre del 1986 erano sotto la macchina. Erano ciuffi.
Particolarmente avvincente la descrizione dell’evento fatta da Rossi, che è riuscito a ricreare l’atmosfera di quel drammatico trasporto.
Mecarini ha ricordato come quella di Joppolo sia stata la macchina più pesante con oltre 70 quintali e la più alta: oltre 34 metri.
Nello Celestini, ieri sera, incalzato dalle domande del direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti, ha ripercorso la sua vita e la storia della macchina di Santa Rosa.
Da ragazzino lavorava in un forno, poi divenne dipendente del consorzio agrario. Per due volte è stato negli Usa. “Un paese che mi ha impressionato per gli spazi infiniti”, ha detto il presidente onorario del Sodalizio.
L’incontro con la tradizione secolare della macchina di Santa Rosa, parte dal 1946 con Papini, che “viveva vendendo quadri e lavorando sulla macchina”.
La svolta nella tradizione secolare avviene col sindaco Rosato Rosati, che dice a Nello di fondare il Sodalizio dei facchini. Ma ancora la macchina viene guidata dal costruttore di turno. E’ proprio l’incidente sfiorato con Armonia celeste di Joppolo che cambia ancora la tradizione. Da quel trasporto sarà il Sodalizio dei facchini ad avere la responsabilità del trasporto. Il capofacchino guida il trasporto, dà i comandi.
Una rivoluzione copernicana di cui Nello è stato l’assoluto protagonista.
Tra i ricordi che Nello, ieri sera, ha regalato alla città l’incontro con Giovanni Paolo II.
“Un grande uomo – racconta -. Eravamo andati all’udienza in Vaticano gli diedi la mano e gli dissi: “Lei non può esimersi dal venire a vedere il trasporto della macchina di Santa Rosa. Viterbo è la città dei papi!”. Al trasporto successivo venne il segretario del Papa. Poi un anno dopo il papa. Portammo la macchina sotto la pioggia in onore del papa. Non mi sono mai bagnato tanto”.
Una serata, quella di ieri, da raccontare ai nipotini, con Nello Celestini che ha tranciato giudizi sull’attuale macchina, che non gli piace proprio, sui costruttori – il preferito è Battaglioni -, sui politici: “Ci vorrebbe una pesante benedizione di Santa Rosa per rimetterli in riga”.
E poi tanti altri ricordi che hanno fatto passare due ore quasi fossero pochi minuti. Grazie Nello!
Lupo Solitario
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