Viterbo – (sil.co.) – Un numero imponente di parti civili contro Ecologia Viterbo al processo scaturito dal filone “Casale Bussi” della maxinchiesta sui rifiuti sfociata in nove arresti all’alba del 3 giugno 2015.
Finita la conta, sono in tutto 78 le parti civili, tra società e pubbliche amministrazioni, pronte a chiedere i danni alla ditta incaricata dello smaltimento dei rifiuti. Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, è stata la giornata dell’ammissione delle prove.
Nel frattempo gli imputati sono scesi da otto a sette, in seguito al decesso di Gaetano Aita di Ria&Partners.
Chiusa l’inchiesta e accolta la richiesta di giudizio immediato del pm Massimiliano Siddi, alla sbarra sono finiti Francesco Zadotti (responsabile amministrativo e gestore dell’impianto di Casale Bussi di Ecologia Viterbo), Bruno Landi (legale rappresentante di Ecologia Viterbo fino al 2014), Daniele Narcisi (responsabile dell’impianto), Massimo Rizzo (responsabile della pesa), Paolo Stella (direttore tecnico di Ecologia Viterbo), Gaetano Aita di Ria&Partners ed Ecologia Viterbo srl, in persona del legale rappresentate pro tempore.
I reati, contestati a vario titolo agli attuali sette imputati, sono associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.
Per la procura, i reati sarebbero stati “commessi nell’interesse e a vantaggio di Ecologia Viterbo, proprietaria del terreno” in località Casale Bussi.
Il processo entrerà nel vivo il 18 settembre, quando sarà sentito il primo testimone dell’accusa, un militare del Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Roma. Il pm Siddi ha già preannunciato un’udienza fiume.
Due filoni d’indagine, Viterbo città della monnezza e discarica
Due i filoni d’indagine venuti alla luce in seguito al blitz di polizia e carabinieri. Viterbo città della monnezza e discarica. Dietro, per l’accusa, una presunta truffa da un milione e mezzo di euro a danno dei viterbesi. Costi gonfiati per servizi inesistenti o quasi, come lo spazzamento di strade e giardini da parte della Viterbo Ambiente. E la produzione nulla o di pessima qualità di combustibile da rifiuti da parte di Ecologia Viterbo a Casale Bussi.
Intercettazioni e fior di consulenti al processo
Il pm Siddi ha chiesto la trascrizione delle intercettazioni ritenute utili, effettuate durante l’inchiesta condotta dal Noe di Roma tra giugno e dicembre del 2014. Il 19 settembre sarà dato incarico a una perita e entro quella data anche le difese potranno depositare un proprio elenco in tribunale.
Diversi i consulenti tecnici nominati dalle parti: per la procura l’ingegnere Luigi Boeri, l’ingegnere Gianfranco De Cesare per i comuni di Attigliano, Acquapendente e Grotte di Castro, più altri professionisti. Tutte le parti si sono inoltre riservate ulteriore produzione documentale.
Da scremare, in corso d’opera, le liste testimoniali. Le difese si sono impegnate a farlo, dopo che l’accusa avrà scoperto le sue carte.
Record di 78 parti civili
Tra le 78 presunte vittime che si sono costituite parte civile, oltre alla gran parte dei Comuni della Tuscia, con Viterbo in testa, spiccano le pubbliche amministrazioni dei paesi terremotati di Accumuli e Amatrice; Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa e Cerveteri sul litorale romano; diverse Unioni di Comuni, dalla Bassa Sabina alla Valle dell’Olio; l’Ama Roma Spa; l’Avr di Roma: l’Azienda Municipalizzata Sabina srl; Diodoro Ecologia di Fiano Romano; l’impresa Angelo Anselmi di Bagnaia; la Gesta; tre cooperative del Viterbese e diverse altre società.
Casale Bussi, smaltimento a caro prezzo dei rifiuti
Landi, Zadotti, Narcisi, Rizzo, Stella e Aita – secondo l’accusa e come è scritto nelle carte dell’inchiesta – avrebbero “indotto in errore la Regione Lazio, organo preposto alla determinazione della tariffa d’accesso dei rifiuti solidi urbani”.
Inoltre avrebbero commesso “truffa e frode nell’esecuzione della gestione dei rifiuti urbani conferiti dalle amministrazioni comunali all’impianto di trattamento meccanico-biologico di Casale Bussi, conseguendo un ingiusto profitto, pari agli importi percepiti in assenza pressoché totale di trattamento e recupero dei rifiuti, con corrispondente danno alle persone offese”. Ovvero ai comuni del bacino e ad altri enti pubblici.
Zadotti, Narcisi, Rizzo, Stella e Landi avrebbero gestito “abusivamente ingenti quantità di rifiuti all’interno dell’impianto di Casale Bussi. La società Ecologia Viterbo (avrebbe prodotto) in uscita frazioni di rifiuti in difformità essenziale rispetto a quanto prescritto dagli autorizzativi e dai rapporti negoziali con gli enti pubblici, nonché in violazione della normativa nazionale in materia di classificazione, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti”.
Secondo l’accusa, gli ultimi cinque indagati avrebbero anche svolto operazioni non autorizzate. In particolare, “nella gestione dell’impianto di Casale Bussi, effettuavano il trattamento chimico-fisico dei rifiuti mediante operazioni di solidificazione\stabilizzazione con l’aggiunta di calce ai rifiuti”. E ancora, “effettuavano uno stoccaggio di cdr (combustibile derivato da rifiuti, ndr) non autorizzato”. Come, nella gestione dell’impianto di Casale Bussi, non era autorizzata, secondo la procura, “l’attività di messa in riserva di rifiuti consistenti nei residui dello spazzamento stradale, per il successivo conferimento a un impianto di Cisterna di Latina”.
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