Viterbo – “Sciascia? Attuale come Dante o Shakespeare”. Matteo Collura posiziona il grande scrittore siciliani tra i giganti della letteratura. Senza esitazione.
La sua non è solo una biografia di Sciascia. Ma qualcosa di più. Un vero viaggio.
Alla scoperta dei luoghi, degli odori, dei colori, degli incontri che hanno riempito la vita di Leonardo Sciascia. Dalla sua infanzia, all’amore per la letteratura, all’impegno politico. Un’esperienza totale, per chiunque voglia approfondire non solo l’aspetto accademico, ma anche quello umano del grande scrittore siciliano.
Collura, nella presentazione del suo libro Il maestro di Regalpetra. Vita di Leonardo Sciascia edito da La nave di Teseo, porta per mano con sé in questa esperienza gli spettatori del Caffeina festival 2019.
Sciascia e la Sicilia. Collura afferma, sul suo amico Leonardo: “È stato l’unico scrittore siciliano a potersi permettere di non andare fuori dalla Sicilia ed essere pubblicato da editori importanti”.
Sì, l’amore di Sciascia per la sua Sicilia era immenso. Continua Collura: “Sciascia ha potuto permettersi di restare siciliano. Ha così notato come essere siciliano porti con sé un pregiudizio. Lui tenta di contrapporre al pregiudizio un ragionamento, la lettura della realtà. Era siciliano con orgoglio”.
Quindi Collura, da intimo amico di Sciascia, può parlare anche dei retroscena nella vita del grande scrittore. Di ciò che il pubblico spesso ignora. Come l’amore di Sciascia per Manzoni, che era riuscito a comprendere affondo già da bambino. “Una delle sue zie seppe spiegargli Manzoni nel modo corretto. Non come il clericale che da giovani vedevamo ma come un rivoluzionario”, racconta lo scrittore. Cosa dà Manzoni al giovane Sciascia? Una cosa essenziale, secondo Collura: “L’atto stesso dello scrivere come azione morale”.
Infine Collura parla ai suoi spettatori viterbesi, nella suggestiva cornice del teatro Caffeina, della parentesi politica nella vita di Sciascia. E del suo rapporto con Moro, con riferimento al suo pamphlet L’affaire Moro.
Sciascia, senatore nelle liste del Partito radicale, riteneva che la vita politica di allora fosse infettata dalla Democrazia cristiana. Argomenta Collura: “Quando Moro era stato preso prigioniero dai brigatisti rossi e la sua scorta sterminata, era l’uomo detestato da Sciascia poiché usava le parole per confondere, non per spiegare. Accade però un fatto strano, che spiega perché Sciascia scrisse L’affaire Moro.
Quando Sciascia vede la foto di Moro prigioniero dei brigatisti, con quello sguardo quasi rassegnato, esprime la situazione di un uomo che fu potente ma che in quel momento è solo. Nudo, di fronte ai suoi carcerieri. E non riconosciuto dai suoi compagni di partito.
Sciascia in quel momento si avvicina a Moro per restituirgli giustizia, verità, dignità”.
Alla domanda su quanto sia ancora attuale Sciascia, Collura risponde “Quanto è attuale Dante? Quanto lo è Shakespeare?”.
Giacomo Di Costanza – Tusciaweb academy
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY