Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada in comune in via Garbini
Viterbo – Cumuli di monnezza sparsi ovunque a Viterbo, parla l’ex assessore all’ambiente Andrea Vannini: “Più conveniente trattare con Viterbo Ambiente che rescindere il contratto”.
E’ giunto alle battute finali il processo per truffa, frode e falso all’ex dirigente comunale Ernesto Dello Vicario, al direttore tecnico della società Viterbo Ambiente Francesco Bonfiglio e al consigliere Maurizio Tonnetti. Ieri sono stati sentiti gli ultimi tre testi della difesa Dello Vicario, mentre la sentenza è stata rinviata al 4 maggio.
Tutti e tre finiti ai domiciliari il 3 giugno 2015 su richiesta del pm Massimiliano Siddi nell’ambito dell’operazione Vento di maestrale, come quello che fa salire il puzzo delle fogne a Viterbo ogni qual volta soffia.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco hanno testimoniato per la difesa dell’imputato Dello Vicario (avvocato Giovanni Labate) il tecnico di Viterbo Ambiente Maurizio Mariani, l’ex dirigente comunale Sara Palombi e l’ex assessore all’ambiente Andrea Vannini (in carica da dicembre 2014 a dicembre 2015 dopo essere succeduto a Raffaella Saraconi nell’allora giunta del sindaco Leonardo Michelini).
“L’amministrazione non dava alcun indirizzo politico, faceva orecchie da mercante, si girava dall’altra parte”, ha detto l’attuale funzionario regionale Sara Palombi, che a suo tempo abdicò al suo ruolo a Palazzo dei Priori quando seppe di essere indagata a piede libero col dirigente al bilancio Stefano Quintarelli. Entrambe le posizioni sono state archiviate.
Tribunale – Ernesto Dello Vicario cocon l’avvocato Giovanni Labate
Al centro delle testimonianze tutte le criticità dell’annus horribilis 2014, dalla mancata pulizia delle caditoie ai cumuli di immondizia nelle 56 isole ecologiche alla periferia del capoluogo, dal surplus del 13 per cento di utenze “porta a porta” (rispetto a quelle previste dal contratto, sottodimensionato secondo la difesa, scoperte dopo la distribuzione dei mastelli in centro) al mancato o insufficiente servizio di spazzamento meccanico (dopo lo stop regionale da febbraio a giugno del conferimento a Casale Bussi).
Spazzamento meccanico, dolentissima nota. Il servizio è rimasto carente per tutta l’estate 2014, nonostante la sorveglianza a distanza delle macchine spazzatrici, munite di sistema di geolocalizzazione Gps, grazie al Sat Finder, che permetteva di monitorare posizione, percorsi e perfino se le spazzole fossero in funzione per ciascun mezzo.
Alla Viterbo Ambiente, che a sua volta chiedeva più soldi per avere incrementato lo spazzamento manuale durante il periodo di fermo disposto dalla Regione Lazio attraverso più personale, furono irrogati 98mila euro di penali per i mesi di luglio e agosto (a fronte dei circa 800mila euro l’anno di costo del servizio).
“Nessun inadempimento, sopperimmo alle difficoltà incrementando lo spazzamento manuale, come dimostrano le 750 tonnellate raccolte in un anno a fronte delle 800 tonnellate raccolte quando c’era il Cev”, ha fatto notare il tecnico della società Maurizio Mariani.
“Abbiamo fatto del nostro meglio, ma l’appalto era complesso e non bastava un geometra che stva tutto il giorno in giro a controllare se ci fossero disservizi, sarebbe servito l’affiancamento di un professionista ad hoc, ma l’assessora Saraconi aveva una visione differente e fece revocare gli avvisi per la ricerca“, ha spiegato la Palombi.
L’ex assessore all’ambiente Andrea Vannini
Erano gli ultimi mesi del 2014 quando la proposta contenuta nel Pef del gestore di un adeguamento del canone per il servizio di spazzamento da 392mila a un milione e 600mila euro per l’anno successivo finì al vaglio del consiglio comunale, scatenando un vespaio di polemiche che hanno dilaniato la politica viterbese e non solo.
E’ finita che la discussa variante, mai approvata, è sfociata nella maxinchiesta Vento di Maestrale.
“Il mio riferimento politico era il sindaco Michelini, io e il dirigente abbiamo avuto mandato per l’elaborazione di un atto transattivo”, ha sottolineato l’ex assessore Vannini, spiegando come, alla luce della vertenza sorta con la ditta, sia stata giudicata legalmente e politicamente più conveniente, “per evitare una crescita dei costi a carico della collettività”, una soluzione transattiva piuttosto che la risoluzione del contratto con Viterbo Ambiente.
“In questo contesto, prima che l’atto venisse bloccato per l’inchiesta della procura, il dirigente Dello Vicario non ha mostrato alcuna indulgenza nei confronti di Viterbo Ambente, è sempre stato molto duro, deciso nella difesa del comune”, ha sottolineato il teste.
Il pm Massimiliano Siddi
L’inchiesta Vento di maestrale
Sotto i riflettori della procura una presunta truffa da un milione e 600mila euro a danno dei contribuenti: costi gonfiati per servizi quasi inesistenti. E’ finita che la discussa variante, mai approvata, è sfociata nei due filoni “smaltimento rifiuti Viterbo Ambiente” e “discarica di Casale Bussi” della maxinchiesta Vento di Maestrale della procura della repubblica. Il bilancio fu di nove arresti nel blitz congiunto di carabinieri e polizia del 3 giugno 2015 e di due processi in corso, uno a carico di sette imputati legato a Ecologia Viterbo e l’altro ai tre imputati scaturiti dalle indagini sulla controversa vicenda Comune-Viterbo Ambiente.
Silvana Cortignani
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