Pasquale Gaeta, imputato di violenza sessuale, maltrattamenti e esrcizio abusivo della professione di psicologo
Acquapendente – “Mia figlia trasformata dal maestro Lino nella sua schiava del sesso”, ha detto la madre della 28enne che, a partire dal 2017, si è allontanata progressivamente dalla famiglia – la mamma, il compagno che l’ha cresciuta come un padre, il fratello e due sorelle – facendo perdere, da due mesi a questa parte, definitivamente le sue tracce.
“Non so dove sia mia figlia, ho denunciato la scomparsa”
“Nessuno sa dove si trovi, abbiamo sporto una denuncia di scomparsa“, ha spiegato in tribunale la madre, sentita ieri dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, così come il marito, come parte offesa.
Udienza fiume di cinque ore
E’ durata cinque ore ieri la prima udienza testi del processo in cui Pasquale Gaeta, il sessantenne salito agli onori della cronaca come il santone di Acquapendente, è accusato di violenza sessuale su due adepte della comunità Qneud, maltrattamenti e esercizio abusivo della professione di psicologo.
Violenza sessuale su due “adepte”
Una delle vittime si è costituita parte civile, per l’altra, che ha sempre negato gli abusi è parte civile la madre Virginia Melissa Adamo, 49 anni, che il 3 novembre 2018 ha sporto la prima denuncia ai carabinieri della compagnia di Montefiascone, archiviata in quanto si sarebbe trattato non di una setta ma di un gruppo di teatranti.
La donna, disperata, ha quindi chiesto aiuto alle Iene e infine ha trovato nella pm Paola Conti il magistrato della procura della repubblica di Viterbo che è voluto andare a fondo della vicenda.
Virginia Melissa Adamo – Madre della 28enne che ha sempre negato abusi
“Divaricatori anali fino a un diametro di 11 centimetri”
“Mia figlia mi disse che volevano fondare una comunità in una cascina e che lo psicologo Lino era il tutor. Invece l’ho rintracciata in un appartamento al civico 4 di via Onanese, dove viveva col ‘maestro’ e con la moglie, facendo tre lavori per mantenerli e subendo abusi sessuali di ogni genere. Mi hannno fatta cacciare dai carabinieri”, ha detto la madre, parlando di “divaricatori anali fino a un diametro di 11 centimetri” che la figlia era stata costretta a comprare, delle foto con un “ciuccio” infilato nella vagina, di una “possibile gravidanza interrotta con un aborto”.
La comunità Qneud (Questa non è una democrazia) nella villetta della strage familiare del 2011
A un certo punto, nell’autunno del 2018, la “cascina” è spuntata fuori veramente. L’ha vista il patrigno della 28enne, sceso ad Acquapendente due volte per capire cosa stesse succedendo. “Mi hanno portato a visitare la villa dove stavano allestendo la comunità, spiegandomi che anni prima c’era stato un fatto di sangue e che girava il fantasma di un bambino“, ha spiegato alla pm Conti, la quale ha ricordato come purtroppo la tragedia sia avvenuta veramente.
In quella stessa casa, in località La Sbarra, la mattina del 9 marzo 2011 ci fu una strage familiare: un quarantenne uccise moglie e figlio a martellate e poi si tolse la vita.
Acquapendente – La cascina pronta ad accogliere la comunità il giorno della strage familiare
“Picchiata perché frequentava un ragazzo del posto”
Tutto sarebbe cominciato con dei laboratori teatrali a Bologna, il fidanzamento per pochi mesi della figlia con un regista che l’avrebbe presentata a Gaeta alias maestro Lino e poi quello che per la famiglia è stato per la ragazza lo sprofondare in un precipizio dal quale non è più risalita. La situazione sarebbe precipitata tra luglio e agosto 2018, quando in via Onanese intervennero i carabinieri per un violento litigio, seguito dalle urla e dal pianto dirotto della 28enne. “Gaeta e la moglie l’hanno picchiata e cacciata di casa perché frequentava un ragazzo del posto, conosciuto facendogli lezioni di spagnolo – ha raccontato la madre -. Riuscii a farmi dare il numero di Gaeta e lui al telefono mi disse che mia figlia soffriva di disturbi di pluripersonalità, che non rispettava le regole della casa, che aveva conosciuto un ragazzo, che quando rientrava non faceva sentire i suoi passi e che arrivava con le ‘mutande con dello sperma’”.
Dal “giuramento della vocante” al taglio dei capelli
Nei prossimi giorni si parlerà anche dell’altra vittima e di altri particolari emersi durante l’udienza di ieri: dal diario segreto scoperto dalla madre della 28enne ai “pizzini” infilati dal maestro Lino nei libri della biblioteca di Acquapendente per istruirla in vista dell’incidente probatorio del 23 maggio 2019, dal “giuramento della vocante” al taglio dei capelli cui si è sottoposta la 28enne, dal clistere artigianale giallo usato dall’imputato per orinarle addosso alle foto nuda con solo il burqa, dai 64 “esercizi” celati da sigle all’insegna del sesso estremo per purificare lo spirito a quando doveva dormire nello stesso letto con Gaeta e con la moglie.
Agli atti le foto dei giorni felici in famiglia
Il processo riprenderà il prossimo 5 ottobre per sentire ulteriori testimoni dell’accusa. Nel frattempo l’avvocato di parte civile Vincenzo Dionisi, assistito dal criminologo esperto di dinamiche settarie Sergio Caruso, ha ottenuto l’acquisizione di fotografie della famiglia al completo ai tempi in cui erano felici, prima che la 28enne si smarrisse ad Acquapendente e poi facesse perdere del tutto le sue tracce.
L’avvocato Domenico Gorziglia, che assiste l’imputato, ha detto no, ma il collegio dopo una breve camera di consiglio ha accolto la richiesta. Agli atti non ci saranno solo le foto a letto con Gaeta, coi capelli tagliati corti, smagrita dopo il trasferimento ad Acquapendente e degli esercizi sessuali-spirituali raccolte dalla procura nel corso delle indagini.
Silvana Cortignani
– Virginia Melissa Adamo su Facebook; “Ho tirato fuori tutto il coraggio, narrando anche l’inerarrabile”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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