Acquapendente – Fenomeni settari al centro di un processo entrato nel vivo lo scorso 21 settembre a Viterbo con la drammatica testimonianza di Virginia Melissa Adamo, la madre di Monza che ha avuto il coraggio di denunciare Pasquale Gaeta alias maestro Lino. La figlia e un’altra “discepola” sarebbero state vittime di violenza sessuale. E non solo.
Imputato di una serie di gravi reati previsti dal codice penale italiano l’uomo che avrebbe convinto la figlia, all’epoca studentessa universitaria a Bologna, ad allontanarsi dalla famiglia. Si tratta di Pasquale Gaeta, noto alle cronache nazionali come il santone di Acquapendente e ai discepoli come maestro Lino.
Acquapendente, provincia di Viterbo. Una cittadina di poco più di cinquemila abitanti, immersa nel verde, a due passi dal lago di Bolsena e dalla Toscana.
È nell’Alta Tuscia che il sessantenne, un uomo d’origine napoletana conosciuto dalla vittima a Bologna tramite dei laboratori teatrali cui si era iscritta, sedicente psicologo, nel 2017 avrebbe cominciato a radunare giovani con l’intento di fondare una comunità dal nome Qneud, acronimo di Questa non è una democrazia.
I primi incontri, propedeutici, sarebbero avvenuti in un casale di campagna a Roma. A fianco dell’imputato, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, la moglie, non indagata. La coppia vivrebbe tuttora nell’appartamento della palazzina nell’immediata periferia di Acquapendente dove sarebbero avvenuti gli abusi.
Viterbo – Virginia Adamo con l’avvocato Vincenzo Dionisi e il criminologo Sergio Caruso in tribunale
Gaeta, il cui rinvio a giudizio è stato chiesto dalla pm Paola Conti, è accusato di violenza sessuale su due adepte della comunità Qneud, maltrattamenti e esercizio abusivo della professione di psicologo.
Tre le parti civili: l’ordine degli psicologi del Lazio (avvocato Antonino Galletti), Virginia Melissa Adamo (avvocato Vincebzo Dionisi e consulente criminologo Sergio Caruso) e l’atra “discepola” che sarebbe caduta nelle grinfie del maestro, una musicista emiliana trentenne, assistita dall’avvocato Claudio Benenati del foro di Bologna.
L’ultima udienza del 2022 si è tenuta il 19 ottobre, quando è stata sentita una coppia di Acquapendente, marito e moglie, che per paura di venire accostati a Gaeta e al “giro delle sette sataniche” hanno chiesto al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini di testimoniare a porte chiuse.
Sempre il 19 ottobre avrebbe dovuto essere sentito uno dei testimoni chiave dell’accusa, il giovane di Acquapendente frequentato dalla figlia oggi 29enne di Melissa Virginia Asamo nell’estate 2018, motivo per cui sarebbe stata picchiata dal santone. Lo stesso giovane che con un messaggio avrebbe avvisato la madre che secondo lui la figlia era finita in un brutto giro.
Ad altri testimoni, già ascoltati in aula, la ragazza avrebbe detto di avere interrotto la relazione perché quel flirt era stato un errore e lei doveva proseguire nel suo percorso di elevazione e purificazione che prevedeva anche di fare sesso “verticale” con Gaeta.
Il giovane, già mancato alle precedenti udienze, sarebbe dovuto venire in tribunale scortato dai carabinieri di Acquapendente, giunti invece in aula solo con un certificato di malattia che ne giustificava l’assenza, consegnato loro quando sono andati a prelevarlo a casa. A meno che nel frattempo il difensore Domenico Gorziglia non accetti di acquisire il verbale delle dichiarazioni a suo tempo rilasciate, è stato già disposto un nuovo accompagnamento coattivo per l’udienza del prossimo 15 marzo.
Gaeta è stato rinviato a giudizio il 14 aprile 2021: sotto, riproponiamo l’intervista realizzata da Tusciaweb al termine dell’udienza.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.