Viterbo – (sil.co.) – Operazione “Vento di maestrale”, a distanza di oltre otto anni dal blitz è ripreso martedì pomeriggio davanti al collegio del tribunale di Viterbo con l’esame del più noto degli imputati, “patron” Francesco Zadotti, il processo che per le difese si sarebbe dovuto chiudere con la prescrizione lo scorso 27 giugno.
Francesco Zadotti
Si tratta del processo scaturito dal filone discarica di Casale Bussi in cui, oltre a Francesco Zadotti, sono imputati Daniele Narcisi, Massimo Rizzo e Bruno Landi. E naturalmente Ecologia Viterbo srl. Sono invece nel frattempo deceduti Gaetano Aita di Ria&Partners e Paolo Stella, direttore tecnico di Ecologia Viterbo.
La difesa del “gestore” ha tirato in ballo il processo romano a Manlio Cerroni, definito “processo madre”di quello in corso a Viterbo, concluso il 5 novembre 2018 all’insegna del tutti assolti, compreso il patron di Malagrotta, perché secondo i giudici romani non ci fu alcuna associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
Per le difese il processo viterbese “per fatti identici a quelli romani” si sarebbe potuto chiudere cinque mesi fa con la prescrizione e l’assoluzione nel merito degli imputati, riqualificando il presunto traffico di rifiuti nella meno grave inosservanza delle prescrizioni prevista dall’articolo 256, comma 4, del Testo unico ambiente nonché riconoscendo Francesco Zadotti, al pari degli altri, come semplice partecipe e non promotore dell’associazione per delinquere con conseguente prescrizione.
Al centro della vicenda il presunto traffico illecito di rifiuti derivante dal mancato rispetto dei quantitativi di Cdr da inviare alla termovalorizzazione e invece stoccati in balle posizionate nel piazzale come accadeva a Casale Bussi essendo l’impianto non idoneo alla produzione, in violazione delle prescrizioni, allo scopo di mantenere i guadagni. Le difese hanno ribadito l’esistenza di una valanga di note inviate da Ecologia Viterbo a Comune e Regione a causa dei continui stop del termovalorizzatore di Colleferro.
Tutta colpa dell’emergenza rifiuti a Roma del 2012-2013 che, dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, avrebbe costretto l’impianto gestito sulla Teverina da Ecologia Viterbo a farsi carico di un surplus di tonnellate di monnezza al giorno, in soccorso obbligato a Roma Capitale per decreto commissariale.
Fatto sta che alla discarica di Casale Bussi, dal 2005 al 2013, non è stato prodotto alcun Cdr, contro il 25% previsto. Le indagini sono scattate in seguito all’emergenza rifiuti di Roma, con 600 tonnellate al giorno di conferimenti non previsti che hanno generato degli esuberi.
A Viterbo tutto è partito dai nove arresti scattati all’alba del 3 giugno 2015, tra cui gli attuali imputati, mentre quelli del filone Viterbo Ambiente sono stati tutti assolti nel merito con formula piena l’anno scorso (Ernesto Dello Vicario, Francesco Bonfiglio e Maurizio Tonnetti). I reati loro contestati a vario titolo sono associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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