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Tribunale - Operazione Dazio - Accorato "appello" dei pm per salvare i decreti autorizzativi

“Se annullano le intercettazioni cambiamo mestiere”

di Stefania Moretti
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– “Se le intercettazioni saranno annullate, ci arrenderemo e cambieremo mestiere”.

Assomiglia a un appello accorato l’intervento del pm Stefano D’Arma. Per la pubblica accusa del processo Dazio, le intercettazioni non si toccano.

Nell’udienza di questa mattina, di fronte al collegio dei giudici Turco, Pacioni e Romano, i pm D’Arma e Tucci hanno difeso con le unghie e con i denti i decreti autorizzativi delle intercettazioni dell’operazione Dazio. Una mole sterminata di registrazioni telefoniche e ambientali che rappresentano il grosso dell’accusa. Perché è “grazie a queste – come ricordano i pm – che è emerso il reato di corruzione tra persone con interessi convergenti: Massimo Scapigliati e gli imprenditori Dario e Domenico Chiavarino”.

La difesa dei Chiavarino, rappresentata dagli avvocati Amedeo Centrone e Franco Moretti, si è attenuta a un copione già scritto. Gli avvocati hanno chiesto di nuovo l’annullamento delle intercettazioni. Come nella scorsa udienza del processo Miniera d’oro, che vede imputati gli stessi Chiavarino, insieme al sindaco di Civitella d’Agliano Roberto Mancini.

In quel caso, lo stesso collegio dei giudici accolse la richiesta, rendendo inutilizzabili le migliaia di intercettazioni autorizzate dal gip Mautone. Una doccia fredda per i pubblici ministeri. Che potrebbe ripetersi oggi.

“Abbiamo scartabellato tutta la giurisprudenza possibile – ha detto il pm D’Arma -, e la Cassazione non si è mai pronunciata sulla mancanza di motivazioni dei decreti autorizzativi delle intercettazioni. Segno che la questione non è rilevante”.

Per l’accusa, in ogni caso, i decreti restano validi. Perché non c’erano altri strumenti, a parte le intercettazioni, che potessero accertare il reato di corruzione. E perché non era necessario che il gip utilizzasse “formule sacramentali” per giustificare l’indispensabilità delle intercettazioni.

“In dieci anni che lavoriamo qui nessun decreto del gip Mautone è mai stato annullato per mancanza di motivazioni – ha affermato il pm D’Arma -.Basta leggerli attentamente per capire le ragioni del gip. Ma è chiaro che gli avvocati difensori non vogliono farlo, nell’interesse dei loro clienti… se i giudici, comunque, riterranno insufficienti le motivazioni, ci arrenderemo e cambieremo mestiere”.

Alla richiesta di ammissibilità delle intercettazioni, da parte dei pm, si è associato l’avvocato Buzzi, che rappresenta il Comune di Viterbo, costituitosi parte civile.

Il collegio si è ritirato per deliberare.


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25 maggio, 2010

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