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Piattaforma Altolazio 2.0 - Un contributo di idee e ipotesi di lavoro per rilanciare la Tuscia

Bisogna andare più in là dell’orizzonte senza avere paura…

di Silvio Cappelli
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Silvio Cappelli

Silvio Cappelli 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Secondo quanto è emerso nella classifica stilata poco più di un mese fa da “Il Sole24Ore”, che ha messo a punto un vero e proprio indice di resistenza, Viterbo è la città italiana più colpita dalla crisi. Siamo in testa alle province italiane dove la crisi si è fatta sentire di più negli ultimi sette anni. Gli altri hanno sofferto di meno. Questo dato ci dovrebbe far riflettere sull’urgenza che dovremmo avere nel mettere in atto le giuste contromisure.

Bene ha fatto il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti, lanciando la proposta della “Piattaforma Altolazio 2.0” a rivolgersi alla “Tuscia che fa impresa, che lavora, che inventa ogni giorno un modo per progettare il proprio futuro e con esso quello del territorio”.

Tutto questo mentre nella Viterbo medioevale “i morti” continuano a seppellire “i morti”. Tutto questo mentre nelle altre città italiane, il mondo imprenditoriale e gli enti locali, stanno cercando in tutti i modi di attrarre capitali dall’esterno per mandare avanti le idee.

Molte delle opere pubbliche, nelle altre province italiane, sono realizzate con i cosiddetti “Social bond” quasi sconosciuti nella città dei Papi. Il progresso computerizzato sta migliorando, ogni giorno che passa, le conoscenze e i risultati nel campo della scienza e della tecnica. Piaccia o no anche l’Altolazio, con Viterbo capoluogo, è nel cyberspazio, in una dimensione immateriale dominata dal “mondo d’internet” nel world wide web.

Allora per risollevare le sorti del nostro terrirorio oggi serve veramente lavorare a una nuova piattaforma (Altolazio 2.0), ovviamente a iniziativa privata, con cervelli e mani che lavorano e che nel passato hanno dato origine a qualcosa di concreto.

Occorre, come diceva Robin Willimas nel suo Attimo fuggente, “andare più in là dell’orizzonte” senza avere paura. Occorre, come dimostrato da Steve Jobs, informatico e imprenditore di successo, essere “pirati” piuttosto che arruolarsi in marina.

L’associazione Take Off, che ho l’onore di presiedere, nel 2005 ha ideato, per la prima volta, l’iniziativa “In cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa”. Si tratta della rievocazione di un fatto importante relativo alla vita della Santa, patrona di Viterbo, avvenuto circa 755 anni fa. Nessuno ci aveva pensato prima o meglio: sicuramente nessuno lo aveva relizzato prima. Poteva andare anche male ma ci abbiamo provato, siamo stati fortunati, e ora quest’anno siamo arrivati alla decima edizione con consenso di partecipanti crescente. Abbiamo percorso nuove vie: quelle dell’esilio di Santa Rosa.

Bene ha fatto, per esempio, il sodalizio Facchini di Santa Rosa, tanto per restare al tema cittadino del momento, a percorrere una nuova strada giungendo al prezioso riconoscimento, per la macchina di Santa Rosa, di patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco. E la variante al percorso di quest’anno, che ci farà vedere la Macchina in via Marconi, come una metafora, è il segno della volontà di percorrere strade nuove. Esiste veramente una parte della città che ha fatto, e sta facendo ancora, qualcosa di concreto per il bene della collettività.

Bisogna percorrere nuove strade per valorizzare la nostra storia: gli Etruschi, il Medioevo, la città dei Papi, il Rinascimento, il periodo Barocco, le Macchine a Spalla, la Città dei Sapori, la Città del Cinema, la Città dei Teatri e dei Festival e così via.

E’ già attuale l’uso della stampa 3D, che sta minando le economie di scala, per ottenere la riproduzione di un oggetto mediante l’uso di software di modellazione 3D e mediante l’uso di stampanti tridimensionali.

Pensate che nel prossimo futuro chiunque, facilmente, sempre per restare in tema, potrà “stamparsi” il bozzetto tridimensionale della macchina di santa Rosa in scala. Addirittura, mediante l’uso dell’olografia, con figure d’onda interferenti ottenute tramite raggi laser, attraverso una rappresentazione tridimensionale della Macchina di Santa Rosa, potremo superare anche il vincolo di altezza di trenta metri imposto nel bando di costruzione della stessa senza gravare ulteriormente sulle spalle dei facchini e con una sicurezza assoluta di trasporto. Pensate: una Macchina alta sessanta metri, il doppio di quella attuale. Si vedrebbe, forse, anche da Vitorchiano e non solo! Ovviamente è una provocazione, la mia, un’ipotesi “campata in aria”, un esempio di ragionamento. I diretti interessati sicuramente sanno cosa fare in merito e lo stanno anche dimostrando. Sono altri gli ambiti dove ci dobbiamo dare una “mossa”.

Non dobbiamo aver paura di pensare in grande: siamo in piena “rivoluzione digitale”.

Il linguaggio binario, a differenza dell’industrializzazione, è arrivato anche nell’Altolazio e un’ampia crescita di prodotti “digitali”, ci sta portando a una serie di cambiamenti sociali, economici e politici.

Piaccia o no, anche i bambini dell’Altolazio oggi non giocano più con gli “atomi” dei soldatini e delle bambole ma crescono, principalmente, con i “bit”, con l’uso dei videogiochi e degli smartphone ovvero telefonini intelligenti multimediali con elevate capacità di calcolo, di memoria e di connessione. 

Sono cambiati gran parte degli accessi all’informazione e, di seguito, anche il concetto di comunicazione. E’ cambiato l’approccio al lavoro, alla cultura e al tempo libero. Spariscono alcuni posti di lavoro tradizionali e dobbiamo essere bravi a crearne degli altri nuovi. Altrimenti è la fine.

Il linguaggio dei bit, attraverso lo strumento del computer, “sorpassa” il linguaggio degli atomi.

Aumentano i lettori dei quotidiani on-line e soffrono i giornali cartacei. Anche il credito corre sui “bit”, con le banche on-line che hanno gli utenti in crescita mentre chiudono gli sportelli bancari tradizionali.

La rivoluzione digitale è un cambiamento che sta guidando la trasformazione della società in tutte le sue componenti. Sta cambiando il rapporto tra le persone e anche il rapporto tra la pubblica amministrazione e i cittadini.

Oggi per comunicare ci spediamo le mail o gli sms, usiamo spesso twitter o facebook, acquistiamo su ebay o su altri siti dove possiamo pagare con la moneta elettronica di paypal. Camminiamo e viaggiamo con l’ausilio del Gps. Il mondo dei bit sta facendo fare passi da gigante al mondo della medicina, dell’ingegneria, della pittura, delle arti visive e in tutti gli altri ambiti della scienza, della tecnica e della cultura in generale.

Anche nel cyberspazio dell’Altolazio, con le persone giuste al posto giusto, si possono fare passi da gigante.

Silvio Cappelli


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21 agosto, 2014

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