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Viterbo - Il consigliere comunale Alvaro Ricci spiega cosa avrebbe dovuto essere il posto dove ha casa Vincenzo Filoscia, l'anziano che viveva tra topi e monnezza - La struttura è costata oltre due miliardi e mezzo delle vecchie lire

“Il cortile di San Carluccio doveva essere una casa albergo per persone in difficoltà”

di Daniele Camilli
 

Viterbo – E’ stato finanziato dalla Regione Lazio “per l’accoglienza dei pellegrini disagiati” in vista del Giubileo del 2000, è diventato poi foresteria dell’Università degli studi della Tuscia ed è approdato infine a struttura per affido o ospitalità a ciclo residenziale e semiresidenziale. E’ la storia recente del cosiddetto “cortile di San Carluccio”, nell’omonima piazza a Viterbo.


Multimedia – Fotocronaca: Vivere tra monnezza, topi e scarafaggi – Video: Le condizioni di vita di Vincenzo Filoscia


Quello, tanto per capirci, dove ha casa Vincenzo Filoscia, l’anziano che viveva in mezzo a topi e monnezza. Subito dopo il servizio il Comune, proprietario della struttura, è intervenuto per trovare una soluzione. Considerando anche il fatto che Filoscia è seguito dai servizi sociali.


Viterbo - Piazza san Carluccio

Viterbo – Piazza san Carluccio

Le case a piazza San Carluccio

Le case a piazza San Carluccio


“La situazione che mi sono trovato di fronte è semplicemente raccapricciante”, ha detto il consigliere comunale del Pd Alvaro Ricci. Nel 1998, in veste di funzionario dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp) fu uno dei promotori del progetto finanziato dalla Regione. “Proporremo alla seconda e alla quarta commissione comunale di fare un sopralluogo e trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. Gli alloggi non avrebbero dovuto fare quella fine. Si tratta di strutture dove le persone vengono ospitate temporaneamente, non in via definitiva come se si trattasse di una casa popolare. Il cortile nasce con un obiettivo diverso. Per un tratto è stato una foresteria dell’università della Tuscia. Ma sarebbe dovuto tornare alla sua funzione originaria. Ma a quanto pare, così non è”. 

Prima di essere finanziato dalla regione Lazio, tramite lo Iacp, oggi Ater, “per l’accoglienza dei pellegrini disagiati”, il cortile di San Carluccio era un convento di suore dedicato a Sant’Agnese prima e San Bernardino dopo. Risale al XIV secolo e nel 1574 ospitava più di cento suore. Là dentro, nel 1640, c’è morta Santa Giacinta Marescotti. Nel 1788 il convento ospitava bambini abbandonati. Nel novecento è stato anche ospizio comunale per anziani. Fino agli anni ’70 quando, a pochi metri dall’ospedale vecchio che si affaccia su piazza San Lorenzo, ospitò la scuola infermieri.


Viterbo - Alvaro Ricci

Viterbo – Alvaro Ricci

Viterbo - Il cortile di San Carluccio

Viterbo – Il cortile di San Carluccio


Infine il progetto dello Iacp. Pensato per accogliere i pellegrini e, finito il giubileo, per diventare, come sta scritto nel progetto del 1998, “una casa-albergo” secondo quanto previsto dall’articolo 34 della legge regionale 38 del 1996 modificata dalla legge regionale 41 del 2003.

La normativa stabilisce infatti “l’affido in strutture a ciclo residenziale consiste in un intervento finalizzato a soddisfare le esigenze complessive di soggetti in età evolutiva la cui famiglia è comprovatamente impossibilitata o inidonea ad assolvere anche temporaneamente il proprio ruolo e di persone adulte anche temporaneamente incapaci che necessitano di interventi, anche temporanei, sostitutivi del nucleo familiare. L’ospitalità in strutture a ciclo residenziale – prosegue l’articolo 34 – o, in caso di ospitalità solo diurna, a ciclo semiresidenziale consiste in un intervento finalizzato a far fronte alle esigenze di persone adulte, di persone anziane e di minori soli non assistibili a domicilio e non in grado d’usufruire di altri servizi assistenziali del territorio”.

Quanto è costato? “Complessivamente due miliardi e mezzo di lire – spiega Ricci -. Un miliardo e mezzo di lavori, più di 300 milioni per spese tecniche generali cui vanno aggiunti 70 milioni per urbanizzazione e allacci, 46 per imprevisti, 300 per gli arredi, 158 di Iva per i lavori e 60 milioni di Iva per gli arredi”.

In tutto, 2.542.784.555 che equivalgono, senza considerare che da allora sono passati vent’anni, a un milione e duecento mila euro circa. Un miliardo e trecento mila lire ce li ha messi la Regione Lazio con un finanziamento a fondo perduto. Tutto il resto il comune di Viterbo.


Viterbo - Vincenzo Filoscia

Viterbo – Vincenzo Filoscia

Viterbo - Le condizioni in cui vive Vincenzo Filoscia

Viterbo – Le condizioni in cui vive Vincenzo Filoscia


Il “cortile di San Carluccio” dispone di oltre 5 mila metri quadrati di superficie, di cui 1121 residenziali, tra mini alloggi, spazi collettivi, locali amministrativi e di servizio. “Complessivamente – sta scritto nel progetto – sono stati realizzati 18 appartamenti minimi (singoli e doppi), dei quali due situati all’ultimo piano, da utilizzare in casi particolari da parte di persone con totali capacità motorie o operatori del servizio socio-assistenziale, nonché come eventuale foresteria. Per la ricettività della costituenda struttura restano pertanto sedici alloggi che consentiranno di ospitare 25 utenti: complessivamente saranno quindici gli alloggi accessibili ai sensi della legge 13/89 (per ventitré posti letto), mentre il restante alloggio (per due posti letto) risulterà fruibile solo da persone non disabili”.

La soluzione? Per Ricci “la struttura deve tornare ad essere una casa-albergo. Un sistema di accoglienza per come è stato pensato. Non un luogo da utilizzare per le emergenze abitative. Non solo, ma dopo aver individuato un percorso adeguato per le persone che vi abitano, il cortile di San Carluccio potrebbe essere destinato al Dopo di noi, accogliendo persone con disabilità quando i loro genitori non ci saranno più”.

Daniele Camilli


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13 gennaio, 2019

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