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Tribunale - Stefano Menghini e Maria Paola Pugliesi erano accusati di abuso d'ufficio in concorso

Festival delle luci, assolti dirigente e capufficio imputati per le “luminarie” di Natale 2013

di Silvana Cortignani

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L'inaugurazione del festival delle luci

L’inaugurazione del festival delle luci 

L'inaugurazione del festival delle luci

L’inaugurazione del festival delle luci 

Viterbo – (sil.co.) – Festival delle luci, si è chiuso con l’assoluzione dei due imputati il processo per le luminarie di Natale 2013 che hanno gettato ombre sul Comune di Viterbo ai tempi dell’era del sindaco Leonardo Michelini.

Il 2 luglio 2019 era toccato al presidente dell’Arci Marco Trulli e alla presidente della pro loco Irene Temperini introdurre le accuse che hanno condotto sul banco degli imputati per abuso d’ufficio in concorso il dirigente comunale Stefano Menghini e la capufficio Maria Paola Pugliesi (difesi rispettivamente dagli avvocati Francesco Cercola e Fabrizio Ballarini).

Nel tardo pomeriggio di ieri, attorno alle 18, Stefano Menghini e Maria Paola Pugliesi sono stati assolti con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, su richiesta della stessa procura. 

Parte civile la società Gruppo Carramusa srl (assistita dall’avvocato Giuseppina Paolocci). Gli avvisi di fine indagine, nel maggio 2017, furono recapitati a tutti e tre i componenti della commissione tecnica, tra i quali una caposervizio nel frattempo deceduta.

Al centro della vicenda l’affidamento del servizio e la selezione della ditta che vinse il bando della discordia, ovvero la Audiotime. 

“Gli imputati non hanno mai avuto contatti diretti con la Audiotime. Dall’assegnazione alla Audiotime e dai conteggi, abbiamo desunto che abbiano avuto la volontà di favorire l’Audiotime”, ha detto durante il processo un maresciallo della guardia di finanza, spiegando che alle fiamme gialle fu recapitato un file audio di una riunione di Filippo Rossi a Caffeina, cui erano presenti la Audiotime e altre ditte, elencando le anomalie secondo lui emerse durante l’inchiesta mirata a verificare la correttezza dell’iter procedurale del bando. 

“Ci fu l’esclusione di Carramusa – ha proseguito il militare – perché nel suo preventivo da 45mila euro non aveva messo a spese sue gli allacci elettrici che comunque non erano richiesti, mentre furono considerati a favore della Audiotime i servizi in più non richiesti, come la guardiania, da cui un preventivo di 70mila euro”, ha spiegato il militare. 

Dirimente per la difesa l’intervento dell’avvocato Fabrizio Ballarini. “Avete tenuto conto nel calcolo finale che la commissione aveva escluso da entrambe le offerte le voci aggiuntive, come guardiania, vigilanza privata, quadri elettrici, paragonando i prezzi?”, ha sottolineato il legale.

Il malumore delle associazioni era diventato palpabile nel corso di due riunioni convocate dall’allora sindaco Michelini cui presero parte, nell’autunno di sette anni fa, i rappresentanti Arci, pro loco, Quartieri dell’Arte, Tetraedo e altri. In una occasione si arrivò a una sorta di “rompete le righe” dopo un’accesa discussione sulle luminarie delle feste proprio con Barelli. Una riunione che avrebbe avuto la finalità di un confronto con le varie realtà associative sulle politiche culturali a Viterbo, ma anche sull’opportunità politica della delega a Barelli, chiaramente legato a Caffeina.

L’allora opposizione presentò un esposto. L’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini, in conferenza stampa, gridò al “conflitto di interessi” e alla “lobby Caffeina”, puntando il dito contro il presidente del consiglio comunale e della Fondazione Caffeina, Filippo Rossi e contro l’avvocato tuttofare di Caffeina e all’epoca assessore alla cultura Giacomo Barelli.

Silvana Cortignani


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14 ottobre, 2020

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