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L'opinione di uno sporco comunista - La chiusura del centro storico

Aspettando Godot…

di Valerio De Nardo
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Valerio De Nardo

– Un amico, che nel centro storico ci abita, mi spiega la questione della sua chiusura al traffico in maniera semplice ed efficace: non esiste un partito contrario, ne esistono due favorevoli. Uno che vuole la chiusura subito, l’altro che subordina l’attuazione della misura alla “creazione delle necessarie infrastrutture”.

Quando, ormai vent’anni fa, immigrai nella città dei Papi ricordo che questo secondo partito era nettamente preponderante tra i favorevoli alla chiusura, già allora molto consistenti. Il tempo trascorso da allora, toglie però, a mio parere, efficacia ai loro argomenti e, mi pare, anche la prevalenza nei consensi.

La mia impressione è che i viterbesi tendano a vivere di inerzia. Si sentono bene nel loro guscio, per cui non gradiscono particolarmente l’innovazione, istintivamente ne diffidano. Ritengono che per le loro vite l’ambiente urbano sia adeguato, tutelato quel tanto che basta. Abitanti, operatori economici e turisti se la cavano così come viene.

Ma il fatto è che la sfida si gioca oramai sempre più sulla competizione tra sistemi territoriali in grado di innovare. Se Firenze mantiene il secondo posto mondiale in una ricerca condotta dalla autorevole rivista del settore turistico Travel&Leisure, pare sia anche perché non rimane immobile nella sua dimensione di città-cartolina, ma innova, estendendo, tra l’altro, quel tratto qualitativo fornito da una più ampia pedonalizzazione del centro storico.

Questa storia della chiusura del centro al traffico subordinato “alla realizzazione delle necessarie infrastrutture”, così come quella dell’aeroporto a Viterbo, mi rimandano a Samuel Beckett, al suo “Aspettando Godot”: opera teatrale fondamentale del secolo scorso, non c’è dubbio. Ma quando sono andato a teatro a vederla interpretata da una compagnia di primo piano, non posso nascondere la noia mortale che mi ha assalito, tanto da lasciare la rappresentazione al primo atto.

Il merito da riconoscere a Tusciaweb per aver proposto il referendum su internet è quello di aver smosso le acque, fatto capire che Godot non arriverà.

Peraltro se il referendum si volesse svolgerlo regolarmente tra tutti i cittadini non si potrebbe farlo: sul sito del comune si trovano (e giustamente, e meno male!) il regolamento per la disciplina dell’attività di acconciatore e quello per l’esercizio dell’attività di estetista, ma non c’è quello per lo svolgimento delle consultazioni popolari previste dall’articolo 30 dello statuto comunale.

Dunque, in mancanza di opportunità per la partecipazione popolare, accontentiamoci (rispettandoli criticamente) dei risultati della democrazia digitale.

Valerio De Nardo


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25 agosto, 2011

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