![]() Renzo Trappolini |
– Per chiedere ai viterbesi cosa pensano della chiusura al traffico del centro storico è stato azzeccato anche il momento, quello estivo, quando la sensibilità “ambientale” aumenta con il periodo feriale che per molti significa anzitutto ricercare una natura pulita.
Il problema della qualità ambientale delle aree urbane è, infatti, all’origine della scelta delle amministrazioni comunali di chiudere al traffico le zone più antiche delle città, quelle, come ha notato il professor Mattioli, “costituzionalmente” inadatte ad esso, perché concepite prima del motore a scoppio.
D’altro canto, questa soluzione, che richiede poca spesa rispetto alle altre strategie di disincentivazione dell’uso dei mezzi privati e del controllo dell’inquinamento, ha il vantaggio di garantire maggiore sicurezza ai pedoni e benefici al patrimonio artistico ed architettonico.
Il “referendum – sondaggio” di Tusciaweb ha dato risultati di sicuro interesse sia per il numero dei partecipanti, che ne certifica la rappresentatività, sia per il prorompente esito favorevole alla chiusura con l’impossibilità per le pubbliche autorità locali di ignorarlo senza dolo o colpa.
Certo, però, una cosa è un sondaggio giornalistico, un’altra le decisioni amministrative, perché nel centro storico si abita e si opera, ci sono luoghi di interesse collettivo privati (produttivi, commerciali, aggregativi…) e pubblici (scuole, uffici, luoghi di culto…).
Perciò, una scelta, quale che sia, non può prescindere sul piano del metodo dal coinvolgimento propositivo degli abitanti (per i quali – scrive Mattioli – la “chiusura del centro storico deve essere un valore, non una penitenza”) e, nel merito, dalla valutazione di tutti gli elementi che la rendano utile al miglioramento della convivenza e dell’economia.
Strada obbligata, quindi, è l’integrazione del sondaggio in forma di dialogo democratico con i cittadini ad iniziativa del comune, il quale, in tempi in cui ci si interroga sugli alti costi e i bassi risultati della politica, può dimostrare la sua utilità.
Decidere se cambiare i modi di vita all’interno di una parte della città (non piccola, ma tutto il centro storico, con le modulazioni attuative del caso) richiede un percorso di democrazia fatto di informazione corretta, stimolo alla proposta, ascolto e poi assunzione di responsabilità decisionale, con riferimento all’interesse generale e non a quello di categorie e gruppi, peggio ancora di minibacini elettorali.
Un sondaggio-dialogo da impostare scientificamente perché la domanda di vita cittadina è diversa a seconda dei sessi, delle età, dei livelli di reddito e di istruzione e deve fare i conti con le dotazioni di parcheggi, le alternative di circolazione possibili, le motivazioni e frequenza degli spostamenti, la qualità e le prospettive delle attività produttive e commerciali esistenti, le connesse iniziative di formazione e supporto per il loro mantenimento e sviluppo anche mediante profittevoli riconversioni.
Un tale progetto può essere elaborato in tempi e con costi ridotti (un ateneo del territorio serve anche a questo), sempreché, però, il consiglio comunale decida di avviare le procedure subito, anche durante santa Rosa.
Caro direttore Galeotti, hai aperto un fronte ed il tuo “quarto potere”, al pari di quello dei tuoi colleghi, deve presidiare la situazione perché la politica faccia il suo dovere senza bla bla bla e senza preoccuparsi delle elezioni prossime, quando gli elettori vorranno sapere che fine hanno fatto le preferenze espresse nel tuo sondaggio.
Renzo Trappolini
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