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Viterbo - Una ricostruzione di come si ucciso il cuore della città dal 1974 a oggi

Centro storico, quaranta anni di chiacchiere e progetti…

di Silvio Cappelli
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Piano Quaglia 1

Piano Quaglia 1

Progetto ALoSa 2

Progetto ALoSa

Progetto ALoSa 3

Progetto ALoSa

– Caro sindaco, per la chiusura del centro storico, ascolta il genius loci.

Il dibattito acceso su Tusciaweb relativo alla “chiusura” del centro storico di Viterbo s’è fatto appassionante e importante.

“Fusse che fusse la volta buona!” Questo anche grazie all’impegno di tutta la redazione del più letto giornale della Tuscia che ha riproposto l’antico problema, che in altre città hanno già risolto, di dover decidere se la medioevale città dei Papi debba essere ridotta a un coacervo di lamiere inquinanti, oppure valorizzata come un luogo a misura d’uomo ricco di fiorenti attività produttive.

Ho scritto “antico” problema perché non è da oggi che si parla di regolamentare l’uso delle autovetture in alcune zone della nostra città che per “vocazione” sono fatte soltanto a misura d’uomo.

Se la memoria non m’inganna già nel lontano 1974 (37 anni fa, sono quasi due generazioni!) furono eseguiti una serie di rilevamenti e una serie d’indagini sul fenomeno della circolazione stradale all’interno della città di Viterbo.

Era allora sindaco Rodolfo Gigli (dal settembre 1970 al 28 luglio 1975).

Ricerche e analisi ripetute sicuramente nel primo semestre del 1981 (30 anni fa) e relative alla mobilità veicolare pubblica e privata, alla mobilità pedonale, alla sosta veicolare, alle operazioni di carico e scarico delle merci, nonché alla frequentazione dei passeggeri sulle linee di trasporto pubblico urbano e le cause d’intralcio al libero deflusso delle linee medesime.

Era allora sindaco il compianto Rosato Rosati (dal 28 luglio 1975 al 7 novembre 1983).

Queste ricerche, che dovevano servire da consultazione e confronto per adottare interventi migliorativi sul traffico della città di Viterbo, trovarono sbocco nel secondo semestre del 1981 nel “Piano quadro del centro storico”, meglio conosciuto come “Piano Quaglia”. Questo ultimo nome mutuato da Lucio Quaglia, ingegnere, incaricato dal Comune di Viterbo di realizzare un progetto sul piano del traffico nella nostra città.

“Piano Quadro” esaminato prima dal consiglio comunale (il 6.11.1981 a San Martino al Cimino), poi approvato dai rappresentanti dei 10 consigli circoscrizionali (presso il Comune il 27.1.1982), e infine approvato dallo stesso consiglio comunale di Viterbo.

Trent’anni fa sembrava quasi di essere vicini alla soluzione.

La prima linea d’intervento individuata era quella di “un’ampia e attenta operazione del controllo della sosta veicolare”. Al tempo era stata registrata, infatti, una notevole congestione veicolare dovuta, oltre all’aumento del traffico veicolare, all’incremento dei veicoli in sosta sulle vie e viuzze del centro storico.

Sosta all’interno della città che ancora oggi continua ad essere un problema irrisolto se, come afferma l’attuale sindaco Marini a Tusciaweb, dentro le mura nel 2011 ci sono ancora parcheggiate circa 4000 autovetture dei residenti alle quali vanno aggiunte quelle dei non residenti che, per diversi motivi, hanno necessità di parcheggio.

Prima linea d’intervento (in attesa di operazioni di più ampio respiro) che si materializzò con la creazione di un primo parcheggio nel piazzale Martiri d’Ungheria che doveva poi servire, insieme alla realizzazione di altri parcheggi, a pedonalizzare buona parte delle strade del centro storico. Linea d’intervento presentata al Comune di Viterbo che la approvò nel mese di marzo 1982.

Era sindaco Silvio Ascenzi (dal 7 novembre 1983 al 14 febbraio 1986).

E in questo lontano periodo l’ingegnere Lucio Quaglia, insieme a un suo esperto collega architetto, affrontando un’ipotesi di riqualificazione urbana della valle di Faul, ci sottolineò anche quale poteva essere la funzione della stessa valle di Faul per la risoluzione dei problemi di traffico nel centro storico.

Un’area racchiusa dalla cinta muraria, originariamente più grande, alterata dalla copertura e dall’interramento del fosso Urcionio, con un terreno di riporto artificiosamente gonfiato laddove la valle dirupava ai bordi della città, sulla quale si affacciano edifici di diverse epoche. Così venne definita la valle di Faul dall’architetto amico di Lucio Quaglia: “Uno spazio strano di connessione al bordo della città, di tangenza rispetto a una serie di attività (flussi pedonali e veicolari, poli commerciali, strutture di servizio ecc.) necessario solo in quanto è impossibile, data l’attuale struttura urbana, attuarne il by-pass interno mediante opportuni dispositivi viari”.

E secondo questa tesi la valle di Faul andava vista come spazio necessario d’intervento anche per la risoluzione del problema del traffico all’interno del centro storico.

E da spazio necessario a progetto necessario il passo è stato breve. Con la necessità di realizzare determinate strutture come: parcheggi per autovetture private a servizio del centro storico, stazione urbana per i bus del trasporto urbano, centro servizi di supporto alle attività terziarie della città, spazi all’aperto di vario tipo (per diverse manifestazioni come fiere, mercati, mostre, aree di verde attrezzato ecc.), percorsi pedonali e corsie veicolari, segnaletica e dispositivi di sicurezza per la fuoriuscita delle persone dal sottosuolo.

Era tutto pronto…

Fu anche organizzato un “Corso di composizione architettonica”, con almeno una ventina di partecipanti, con lo scopo di sottoporre a indagine il sito urbano di Viterbo “…non consolidato, anzi, abbastanza squilibrato nell’assetto morfologico, spaziale e funzionale, sia per scarso coordinamento tra le fasi di crescita, sia per la pressione esercitata da trasformazioni d’uso del luogo e da nuove esigenze”.

Ma le risultanze degli studi e approfondimenti fatti, rimasero soltanto un’esercitazione didattica. Eravamo troppo presi per l’ultimazione dell’ospedale di Belcolle, per la creazione della città termale e per la realizzazione della superstrada Orte-Civitavecchia. E già pensavamo all’aeroporto.

“Il problema del recupero urbanistico ed architettonico della valle di Faul e delle zone limitrofe, visto nell’ambito più generale della riqualificazione del traffico veicolare, è stato un punto fermo dell’amministrazione comunale degli ultimi quindici anni”. Così si espresse l’allora primo cittadino architetto Pio Marcoccia (sindaco dal 14 febbraio 1986 al 3 marzo 1989) in occasione della presentazione del famoso progetto “ALoSa” che si tenne al Teatro dell’Unione il 20 aprile del 1988. Progetto, è bene dirlo, precedentemente approvato dal consiglio comunale di Viterbo il 9 dicembre 1987.

Il “Piano Quaglia” passò, così, in secondo piano e si ricominciò daccapo con le parole del “Progetto ALoSa”: “…Valle Faul è il caso unico in Italia di un brano di campagna che si incunea dentro le mura di una città medioevale … ha pure una posizione urbanisticamente strategica … bla bla bla”.

Erano previsti, tra le tante altre cose, parcheggi multipiani coperti, attività terziarie urbane e una stazione di autolinee predisposta per il parcheggio di pullman.

Ma anche il progetto Alosa, come tutte le cose a Viterbo, si arenò e non se ne fece più nulla.

E fino ad oggi, a parte le Zone a traffico limitato (spesso violate), qualche parcheggio poco risolutivo, qualche senso unico e qualche divieto di accesso niente più.

Abbiamo visto nascere, tra le polemiche, il boulevard Marconi e poi lo abbiamo visto anche morire, precocemente, sempre tra le polemiche. Siamo l’unica città in Italia ad avere un semaforo per regolare l’accesso del traffico nella zona tra le più antiche e caratteristiche di Viterbo: via San Pellegrino (gli altri in casi simili hanno le fioriere mobili telecomandate). Ma il traffico e la sosta veicolare ci invadono, ancora oggi, in ogni luogo e spazio vitale della città. E le attività produttive soffrono.

Dopo Pio Marcoccia, e dopo l’irrealizzato “Progetto ALoSa”, si sono succeduti altri sindaci: Giuseppe Fioroni (dal 3 marzo 1989 al 27 maggio 1995), Marcello Meroi (dal 27 maggio 1995 al 6 luglio 1999) e Giancarlo Gabbianelli (dal 6 luglio 1999 al 13 febbraio 2008) con due mesi di commissario prefettizio (Giovanna Meneghini dal 27 febbraio all’aprile 2008). Ma il problema di chiusura del traffico nel centro storico ancora non è stato risolto.

Ben venga, dunque, l’attuale sindaco Giulio Marini quando afferma nell’intervista a Tusciaweb: “Il Comune vuole valorizzare il centro storico e aumentare la qualità della vita di chi ci abita e di chi lo frequenta”.

Sono circa quasi quarant’anni che stiamo aspettando questo momento!

Vorrei concludere questo mio modesto intervento con un contributo scritto dell’architetto norvegese Christian Norberg-Schulz, importante critico e teorico dell’architettura” : “… l’amicizia ambientale indica un rispetto per il luogo. Dobbiamo ascoltare il luogo, e cercare di capirne il genius. Solo in questo modo possiamo dargli una nuova (e antica) interpretazione … rispettare il genius loci non significa congelare il luogo e negare la storia. Al contrario, ciò vuol dire che la vita è sempre radicata, e che la storia diventa qualcosa di più che una serie di casualità…”.

E allora, carissimo sindaco, in amicizia ti dico: percorri vie e viuzze del nostro centro storico e ascolta cosa ti dice ogni singolo luogo della città di Viterbo, segui il genius cosa ti dice, e poi decidi. Attua velocemente provvedimenti importanti, non tanto per la sosta e il traffico dei veicoli all’interno della cinta muraria, ma per migliorare la qualità della vita dal punto di vista umano e per far rifiorire tutte le attività produttive.

Silvio Cappelli

 

P.S: Nel 1981 l’ingegnere Lucio Quaglia era progettista dei piani di traffico, oltre che per Viterbo, anche per le città di Campobasso, Como, Gorizia, L’Aquila, Livorno, Padova, Potenza, Sassari, Teramo, Torino, Udine e Roma. Se avete tempo e soldi fatevi un giretto, per esempio, a Padova per vedere come funziona la regolamentazione del traffico nel centro storico. Osservate bene se nel quartiere Businello (quello della Basilica di Sant’Antonio), simile al nostro quartiere medioevale e Palazzo dei Papi, trovate auto in sosta fuori posto e traffico veicolare congestionato.


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31 agosto, 2011

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