– “Lascio il carcere? Non è giusto”.
Soter Mulé, l’ingegnere di Nepi con la passione per i giochi erotici estremi, si sente profondamente in colpa per la morte di Paola Caputo, la giovane 24enne deceduta per asfissia durante una notte di follie.
Il giudice per le indagini preliminari ha stabilito gli arresti domiciliari per Mulè, ma è lui stesso a definirsi incredulo e a non riuscire a sopportare il pensiero di quanto accaduto quella notte.
“Sono indegno – avrebbe detto davanti al gip -, avrei dovuto salvarla: dovevo tagliare le corde, ho commesso un errore. Solo io potevo salvarla. Mi sembra un’ ingiustizia”.
Secondo i suoi racconti Soter Mulé sarebbe un veterano dello “shibari”, la tecnica sadomaso praticata con Paola Caputo e con Federica F., attualmente ricoverata in stato di coma in seguito alle ferite delle corde.
“Ho fatto un massaggio cardiaco a Federica – continua Mulé -, ma per Paola era già troppo tardi”.
Ora l’ingegnere è stato affidato alle cure dei genitori ottantenni che avranno il duro compito di tentare di aiutarlo a superare il dramma. L’uomo è infatti apparso molto provato tanto che i suoi legali temono qualche gesto estremo dicharando: “Speriamo che i genitori vigilino affinché non commetta imprudenze”.
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