(g.f.) – Lo chiama capolavoro, essere riuscito a far votare subito (e bocciarlo) il bilancio in consiglio comunale.
Ci scherza su, Ugo Sposetti: “Voglio vedere domani cosa scriverete”. Che si è trattato di un giro di carte fortunate. “Noi siamo andati a vedere – spiega Sposetti – come in un partita di poker, se il sindaco e i suoi bluffavano e così è stato.
Questa è una città abbandonata, da sindaco, giunta, centrodestra. Noi siamo già alternativa. Attorno ai nostri ragionamenti si sono raccolti venti voti”.
Cala il sipario su una sceneggiata, per Alvaro Ricci (Pd). “Oltre i tecnicismi – osserva Alvaro Ricci (Pd) – la maggioranza è implosa ed è un bene per la città. Noi ci stiamo preparando con idee, alleanze per arrivare preparati alle elezioni”.
Nel frattempo il presidente del consiglio Giancarlo Gabbianelli attende nuove dalla prefettura. “Sono in attesa di conoscere le decisioni del prefetto – spiega Gabbianelli – nel frattempo tutti i consigli convocati si terranno normalmente, col valore politico e istituzionale che possono avere dopo quello che è accaduto ieri”.
Per la serie, un’amministrazione più che in cerca d’autore, in cerca di una maggioranza. E su quest’amministrazione Gabbianelli non era stato tenero nel momento in cui se ne era decretata la fine, commentando l’operato.
“Continuare in queste condizioni credo che avrebbe soltanto danneggiato la città – spiega Gabbianelli – parecchi provvedimenti sono stati votati da me per rispetto verso la formazione con cui mi ero presentato e per la fiducia ricevuta dai cittadini, gli stessi che ogni giorno mi manifestavano il loro disagio, aggiunto al mio, per aver depauperato il patrimonio del comune di Viterbo. Non riscuotendo somme che dovevano essere versate per il servizio idrico (passaggio Siit e Robur a Talete, ndr).
Per avere dilapidato un patrimonio. Per avere dato retta a uffici da cui ci si attendeva comportamenti finalizzati a valorizzare, secondo il mercato, le società, che potevano essere ridotte, ma non svendute, come è stato fatto da quest’amministrazione. Così è stato svenduto il patrimonio della città”.
Con un Gabbianelli così battagliero, la domanda sorge spontanea: si candida a sindaco? “Assolutamente no”.
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