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'Ndrangheta - Il comandante dei carabinieri Dell'Agnello sull'operazione El Dorado: Certi fenomeni vanno stroncati sul nascere

“Corso e Nucera, sorvegliati speciali da anni”

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Il comandante provinciale Gianluca Dell'Agnello

Il comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Dell’Agnello

Il capitano del nucleo investigativo di Viterbo Giovanni Martufi

Il capitano del nucleo investigativo di Viterbo Giovanni Martufi 

Domenico Nucera

Domenico Nucera

Alberto Corso

Alberto Corso

“Corso e Nucera li conosciamo bene. Sono quattro anni che li teniamo d’occhio”.

Il comandante dei carabinieri colonnello Gianluca Dell’Agnello sottolinea l’accuratezza e la costanza del lavoro fatto. Le vicende salite alla ribalta con l’operazione El Dorado, a lui e ai suoi uomini erano note da tempo.

Se la regia dell’inchiesta è a Reggio Calabria, il braccio operativo è stata la caserma dei carabinieri di Viterbo. Da qui sono partiti sei dei ventidue arresti richiesti dal procuratore aggiunto Gratteri e dal sostituto Nicola De Bernardo. Per eseguirli, la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria si è affidata quasi totalmente ai militari del nucleo investigativo viterbese, coordinati dal capitano Martufi.

A Viterbo sono scattate le manette per i fratelli di Canepina Alberto e Augusto Corso, gli unici viterbesi dell’inchiesta della Dda. Sempre a Viterbo, sono stati catturati Filippo, Giuseppe,  Raffaele e Domenico Nucera. Il nome di quest’ultimo, in particolare, ricorre nelle 310 pagine di ordinanza di custodia cautelare del gip Silvana Grasso. E accanto al nome di Domenico Nucera c’è quasi sempre quello di Alberto Corso. Due figure chiave nel sistema di riciclaggio di denaro sporco fotografato dall’inchiesta. Uno è di chiara origine calabrese, ma è stanziato da anni a Graffignano. L’altro è canepinese, ma dalle intercettazioni emerge che ambiva ad affiliarsi alla cosca locale di Gallicianò. La stessa di cui fanno parte i Nucera.

“Il riciclaggio è contestato dal 2009 – spiega Dell’Agnello -. Già all’epoca controllavamo i loro movimenti. Sapevamo chi erano e cosa facevano. Ma sapevamo anche che la Dda di Reggio Calabria stava lavorando a una grossa inchiesta sulla presenza dei Nucera a Viterbo. Non volevamo invadere loro il campo. Abbiamo fornito al procuratore Gratteri tutto il supporto possibile, collaborando soprattutto per l’attività in loco”.

I carabinieri restano vigili. Anche in tema di infiltrazioni criminali in provincia. “Inchieste come El Dorado dimostrano che la Tuscia è solo apparentemente un’isola felice – conclude il comandante provinciale dei carabinieri -. Compito nostro è stroncare certi fenomeni sul nascere, prima che si radichino. Da parte dei carabinieri di Viterbo, il monitoraggio continuerà a essere costante”. 


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11 maggio, 2013

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