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Operazione El Dorado - Slitta l'udienza per i fratelli di Canepina, Alberto e Augusto Corso

‘Ndrangheta nella Tuscia, processo a settembre

di Stefania Moretti
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Alberto Corso

Alberto Corso

Augusto Corso

Augusto Corso

Tommaso Mesiano - Foto ReggioPress

Tommaso Mesiano – Foto ReggioPress

Reggio Calabria – Slitta a settembre il processo ai fratelli Alberto e Augusto Corso.

Ieri mattina, niente udienza per gli imprenditori canepinesi coinvolti nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco nella Tuscia.

L’apertura del dibattimento è stata rinviata a dopo l’estate: uno dei detenuti non è stato portato al tribunale di Reggio per assistere all’udienza. 

I Corso torneranno in aula tra due mesi, insieme agli altri due imputati Bruno Nucera e Tommaso Mesiano. Solo loro quattro hanno deciso di andare avanti col giudizio ordinario; gli altri 17 dell’operazione “El Dorado” hanno scelto l’abbreviato per strappare lo sconto di un terzo della pena, in caso di condanna. Per 15 di loro, il pm Antonio De Bernardo ha chiesto pene dai cinque ai diciott’anni. La più grave per Antonio Nucera, rifugiatosi forse in Svizzera e che non ha fatto neanche un giorno di carcere per il blitz che ha decimato la sua famiglia. Roberto Raso, invece, residente a Mazzano Romano, è tra i due per cui è stata chiesta l’assoluzione, anche se in fase di indagini, per gli inquirenti era “l’anello di congiunzione tra le cosche della zona tirrenica della Calabria e i Nucera di Gallicianò”, frazione di Condofuri, in provincia di Reggio.

Mentre l’abbreviato garantirà un processo veloce, la strada dei Corso è lunga e in salita.

Ci saranno i testimoni delle parti. Poi l’esame degli imputati e, infine, discussione e sentenza. I primi a parlare, a settembre, saranno i  carabinieri che hanno seguito l’intera indagine: dai soldi sporchi che da Condofuri arrivavano a Viterbo, fino alle intercettazioni in cui Alberto Corso manifesta curiosità per la ‘ndrangheta, i riti, gli avanzamenti di carriera. 

Non a caso il minore dei fratelli Corso è imputato per associazione di stampo mafioso: Domenico Nucera, membro di spicco della cosca di Gallicianò, stabilmente residente a Graffignano, lo indica come “contrasto onorato”. Vuol dire che per l’affiliazione formale gli manca solo il rito del battesimo, anche questo spiegato per telefono: la cerimonia si fa in sette, si legge una formula, Corso dovrà ferirsi con un coltello e far cadere una goccia di sangue sul limone. Infine, il santino da bruciare. Proprio come nei film.

E’ nelle aziende dei Corso, tra Canepina, Graffignano e Vignanello che sarebbe stata reinvestita parte del capitale ‘ndranghetistico. Seicentomila euro di un’influente famiglia calabrese che i Nucera si sarebbero offerti di riciclare. Ma il meno compromesso dei due fratelli, Augusto Corso, dà un’altra versione, durante l’ultimo interrogatorio in carcere: i soldi arrivavano a Viterbo perché i due fratelli sono in difficoltà. Parla di prestiti usurari e nega il riciclaggio. Anche se, al momento, la sua parola è l’unica fonte di prova.

Altre inchieste testimoniano la capacità della ‘ndrangheta di prosperare in territori lontani e inglobare aziende del centro e nord Italia, complice la crisi. Ma la novità di Alberto Corso sta nella fascinazione totale che sembra subire verso il potere criminale. La sua, secondo le indagini, non sarebbe semplice predisposizione naturale a fare affari con i membri delle cosche. Corso, per gli inquirenti, vuole diventare uno di loro. E per l’amico e coimputato Domenico Nucera, che rischia una condanna a dodici anni, “Roberto” era già “uno dei nostri”.

Stefania Moretti


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16 luglio, 2014

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