Viterbo – Dalla sua parte aveva sette consulenze mediche attestanti cecità totale, ma non sono bastate a evitarle il rinvio a giudizio.
Una 74enne affronterà il processo a dicembre per truffa aggravata ai danni dello Stato. Per la procura di Viterbo – pm Paola Conti – avrebbe percepito 37mila euro di accompagno senza averne diritto. Accusa fortemente alleggerita, rispetto ai 110mila euro di presunte indennità illecite, contestate inizialmente.
Gli inquirenti avevano in mano i filmati acquisiti dalla finanza durante le indagini. Video che avrebbero mostrato la signora al supermercato a fare la spesa con disinvoltura. Ma i parenti insorgono: “C’eravamo sempre noi ad accompagnarla, non la lasciavamo sola un attimo”, dicono il marito e il figlio della donna, presenti ieri in aula all’udienza preliminare.
La signora era stata sottoposta a incidente probatorio: una specie di anticipazione del processo per raccogliere in anticipo prove riutilizzabili in seguito. L’oculista Fabrizio Bianchi ne aveva escluso la cecità assoluta, pur parlando di una patologia grave, con potenzialità degli occhi ridotte al dieci per cento.
Per il perito del tribunale, in pratica, la signora aveva una visibilità residua laterale che comportava che non si potesse parlare di cecità assoluta. E in base alla sua relazione la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
Diverso il parere degli esperti consultati dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Ballarini. Dagli specialisti dell’ospedale oftalmico di Roma a quelli dell’università di Siena, il parere sarebbe unanime: quelle luci e ombre che l’anziana vede tramite la parte laterale dell’occhio sono talmente flebili da poterla considerare totalmente cieca.
Il gup Francesco Rigato ha comunque disposto rinvio a giudizio e apertura del processo a dicembre.
Altri presunti finti ciechi erano stati denunciati nell’ambito dell’indagine “Vedo non vedo” dei Nas: cinque persone erano finite nei guai con l’accusa di aver finto patologie agli occhi pur di mettere in tasca le indennità speciali e di accompagnamento.
Gli investigatori, coordinati anche in questo caso dal pm Paola Conti, li avevano ripresi in attività quotidiane apparentemente incompatibili con una cecità assoluta (video). Uno dei cinque faceva addirittura il maniscalco. Per alcuni, gli inquirenti sono intenzionati a procedere; per altri hanno chiesto l’archiviazione.
Altri fascicoli sarebbero stati aperti su medici compiacenti, prestatisi a rilasciare falsi certificati.
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