Tuscania – “Annaffiare le piante e stendere i panni sono compatibili con la cecità”. A un mese dall’assoluzione, ecco perché il giudice ha assolto con formula piena la “falsa cieca” di Tuscania.
Accusata di fingersi cieca per incassare l’invalidità, è stata assolta con formula piena dopo oltre sei anni. Un calvario per la 76enne di Tuscania finita su tutti i telegiornali il 13 aprile 2012 quando furono diffusi i video delle sue presunte prodezze, ripresa dalla guardia di finanza mentre faceva spesa al supermercato, annaffiava le piante in giardino oppure stendeva i panni in terrazza.
Per dimostrare l’innocenza dell’anziana c’è voluto un lungo processo, terminato con l’assoluzione dall’accusa di truffa aggravata lo scorso 20 giugno.
Adesso sono arrivate le motivazioni che hanno convinto la giudice Silvia Mattei a prosciogliere l’anziana, inizialmente indagata con l’accusa di avere percepito per oltre 30 anni, senza averne titolo, sia l’indennità di accompagnamento sia la pensione di invalidità civile per un danno complessivo all’erario di oltre 110mila euro e poi rinviata a giudizio “solo” per avere percepito indebitamente l’indennità di accompagnamento, per un importo di euro 37.618,50, simulando la condizione di cieca totale.
“Ebbene – scrive il magistrato – che nell’arco di ben 32 anni, si siano avvicendati in strutture pubbliche e nelle commissioni di invalidità soggetti che abbiano mal interpretato o equivocato o ignorato l’esistenza dei presupposti per l’erogazione delle provvidenze è circostanza quantomeno inverosimile, essendo al contrario emerso che il concetto di cecità assoluta che legittima l’erogazione delle provvidenze è di natura medico-legale, solo parzialmente coincidente con quella che è la nozione comune di cecità che peraltro non tiene affatto conto dei meccanismi compensativi operate dalle persone afflitte da tali patologie. Peraltro, e la circostanza non è di poco rilievo trattandosi di malattia genetica, anche la madre dell’imputata era affetta dalla medesima patologia”.
“A ciò si aggiunga – dice ancora la Mattei, motivando la sentenza di assoluzione – che poiché gli artifici e raggiri vengono individuati dal pm nella produzione all’Inps di documenti attestanti falsamente la sussistenza dei presupposti per l’erogazione delle provvidenza, deve rilevarsi che non risulta prodotta dal pm alcuna sentenza, né alcun rinvio a giudizio nei confronti dei sanitari che hanno redatto le certificazioni, atto a provare un accertamento della falsità ideologica delle stesse che, peraltro, non risulta provata. Pare pertanto che possa pervenirsi con serenità processuale ad assolvere l’imputata dal reato ascritto mancando elementi di prova relativi all’elemento oggettivo del reato contestato. Si impone pertanto l’assoluzione dell’imputata perché il fatto non sussiste”.
“Rispetto alla contestazione iniziale – ricordano i difensori Paola Conticiani e Fabrizio Ballarini – già all’esito di una prima perizia, venne riconosciuto alla signora il diritto alla pensione e, quindi, la condizione di cecità, rimanendo in predicato il solo diritto all’indennità di accompagnamento”.
Nel corso del lungo ed articolato dibattimento il giudice ha valutato tutti gli accertamenti medici e specialistici cui è stata, nel tempo, sottoposta la 76enne ed ha disposto un ulteriore accertamento peritale dirimente, nominando suo consulente il dottor Pier Luigi Grenga, specialista in oftalmologia, dirigente presso l’ospedale Fiorini di Terracina, il quale ha confermato le conclusioni cui era già pervenuto il consulente tecnico di parte, dottor Claudio Manetti, specialista in oculistica e chirurgia oculare.
Grenga, dando risposta ai quesiti posti, ha rilevato che l’anziana, attualmente, presenta “un quadro grave di atrofia retinica maculare, responsabile della grave riduzione della acuità visiva centrale. Tale atrofia è con alta probabilità secondaria a malattia di Stargardt.
Con riferimento poi alla condizione di cecità della imputata, in relazione ai requisiti sanitari per l’erogazione delle provvidenze pensionistiche, il consulente ha precisato che “attualmente è presente un visus centrale residuo in tutti e due gli occhi pari a movimento della mano, non migliorabile con lenti, tale da poter definire a donna una cieca assoluta ai sensi della Legge 138/2001 in materia di ipovisione ed invalidità pari al 100% ai sensi della tabella di cui al D.M. 5.02.1992”.
Infine, circa la compatibilità della patologia e delle conseguenze invalidanti con le attività svolte e captate nei filmati, Grenga ritiene “che le attività svolte nel 2012, anno dell’acquisizione, siano compatibili con il residuo visivo riferito in quel periodo, trattandosi, come già detto, di attività grossolane svolte in ambito domestico e, nel caso del centro commerciale, di attività routinarie svolte in presenza di accompagnatore”.
Il consulente, inoltre, precisa: “E’ importantissimo sottolineare che trattandosi di una patologia lentamente progressiva in cui è comunque conservata una visione periferica, i soggetti affetti hanno il tempo e la capacità di sviluppare meccanismi di difesa, spesso difficili da capire, che permettono agli stessi di compiere atti della vita quotidiana con estrema naturalezza quando si trovano in ambienti come le proprie mura domestiche…” .
Le conclusioni sono inoltre conformi alle certificazioni nel tempo rilasciate da numerosi diversi specialisti in oculistica ed oftalmologia che l’hanno sottoposta a visita presso l’ospedale Belcolle di Viterbo, l’ospedale oftalmico di Roma, il policlinico di Siena, oltre ai medici della commissione di prima istanza dell’Asl di Viterbo che avevano riconosciuto il diritto alla speciale indennità di accompagnamento, messo poi in discussione dall’indagine penale.
“Ritengo – conclude il difensore Balalrini – che sia stata restituita dignità ad una persona che, oltre a subire una preventiva ed ingiusta condanna mediatica ed essere additata come truffatrice, ha dovuto attendere oltre sei anni per vedere riconosciuta la verità sulla sua condizione di salute, anni nei quali le è stata sospesa sia la pensione che la speciale indennità di accompagnamento”.
Silvana Cortignani
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