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Viterbo - Polizia - Tra i quattro denunciati anche la coppia che due anni fa ha sfregiato a gola e orecchio un operaio e il proprietario di un locale

Rissa al bar, cocci di bottiglie usati come armi

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Polizia

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Marco Marcelli

Marco Marcelli

Catalina Mazare

Catalina Mazare

Viterbo – (raff.stro.) – Marco Marcelli e Catalina Mazare ci ricascano. E ai poliziotti della questura di Viterbo, entrati in azione per una rissa nei pressi del bar della stazione di porta Romana, martedì pomeriggio è sembrato come vivere un déjà vu.

La coppia, lui 53enne romano e lei 32enne romena, era stata arrestata a settembre del 2016 per aver preso a bottigliate e a sprangate il proprietario del bar Country e un operaio alle prese con i lavori di ristrutturazione del locale. Il primo, per le botte ricevute, ha riportato la perforazione del timpano. Il secondo ha rischiato di morire sgozzato per lo sgarro al collo, vicino alla giugulare, inferto con una bottiglia di birra rotta. Poi il rocambolesco inseguimento fino al bar della stazione di porta Romana, e giù le sprangate.

Marcelli e Mazare, finiti a processo per lesioni aggravate in concorso, sono stati condannati in primo grado rispettivamente a tre anni e a sei mesi di reclusione. Lui, che per un anno è stato anche in carcere, li dovrebbe scontare ai domiciliari. A casa del padre, a Fonte Nuova, in provincia di Roma. Ma continua a evadere. “Per amore della compagna” (si giustifica ogni volta con i poliziotti che lo sorprendono lontano da casa), che vive a Viterbo, nei pressi della stazione di porta Romana.

E anche martedì scorso è evaso. E per questo è stato denunciato. Come è stato denunciato, insieme ad altre tre persone, fra cui la sua amata Catalina, per rissa aggravata. I quattro, due coppie di fidanzati, tutti italiani, ad eccezione della 32enne romena, avrebbero dato in escandescenza nel bar della stazione di porta Romana. Il movente sarebbe futile: la gelosia.

Poco dopo le 17, i contendenti avrebbero spaccato delle bottiglie di birra. E con i cocci in mano si sarebbero affrontati, iniziando a rincorrersi per il locale usando il vetro come arma. Proprietari e clienti non sarebbero riusciti a fermarli, dovendo così chiedere l’intervento della polizia. Se gli agenti della squadra volante della questura di Viterbo, che li hanno subito identificati e denunciati a piede libero, non si fossero precipitati sul posto, si sarebbe potuta scatenare “una mattanza”, come gli inquirenti l’hanno definita, simile a quella del settembre di due anni fa, quando Marcelli e Mazare diedero vita a delle scene da Pulp Fiction. Con le vittime inzuppate di sangue.


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15 marzo, 2018

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