Viterbo – (sil.co.) – “Levatemi di dosso ‘sto sporco negro che lo massacro”.
Protagonista una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, il pluripregiudicato 55enne Marco Marcelli, salito agli onori della cronaca come “il picconatore del bar Country” (Aggressione al bar Country, tre anni e mezzo alla coppia).
Era il 12 gennaio 2016 e l’uomo, più volte arrestato nei pressi della stazione di Porta Romana, dove era uso trascorrere del tempo sulle panchine, ubriacandosi e dando in escandescenze, se la prese con un ambulante gambiano che vendeva calzini e ombrelli nei pressi dello scalo ferroviario viterbese.
Non è chiaro il movente dell’aggressione, ma tra i due sarebbe esploso un diverbio e sarebbero cominciati a volare parole grosse e calzini.
A un certo punto Marcelli, imputato di furto aggravato, lesioni e altri reati davanti al giudice Roberto Colonnello, si sarebbe scagliato contro il giovane di colore.
Avrebbe gridato alla folla che nel frattempo si stava radunando “levatemi di dosso sto sporco negro che lo massacro”, poi gli avrebbe sferrato un pugno in piena faccia e forse anche tirato una bottigliata, secondo quanto detto alla polizia da un testimone che però, sentito ieri in aula, non ricordava quest’ultimo particolare.
Oltre al pugno, “un diretto al volto”, ricordava che l’imputato, incrociandolo in questura dopo il fermo, gli aveva detto “dì quello che devi dire” e basta.
Fatto sta che dai referti del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle risulta una prognosi di trenta giorni per la frattura del setto nasale. Nelle tasche dell’imputato sarebbe stato inoltre rinvenuto il portafoglio dell’ambulante contenente la somma di 80 euro in contanti.
Tra i testimoni un avvocato viterbese che in quel momento stava passando davanti alla stazione di Porta Romana in macchina col figlio e si è fermato a prestare soccorso alla vittima.
Il gambiano, che fu sentito solo a sommarie informazioni e non ha sporto querela contro l’aggressore, nel frattempo sarebbe irreperibile.
Manca solo di cercarlo negli istituti penitenziari italiani, tante volte la sua vita dovesse avere preso una brutta piega, come hanno sollecitato la pm a fare sia il giudice che il difensore Ottavio Maria Capparella. Se l’ambulante sarà rintracciato potrà fornire la sua versione il prossimo 2 febbraio, altrimenti il processo andrà comunque a sentenza.
Dall’aggressione “pulp” al bar alle evasioni per amore
Per l’aggressione a colpi di spranga e bottigliate al proprietario del bar Country del 12 settembre 2016, Marcelli è stato condannato l’8 settembre 2017 a tre anni di reclusione. E’ stata invece condannata a sei mesi la donna che era con lui, per amore della quale, nonostante i domiciliari a Roma a casa del padre anziano cui prestava assistenza, si è fatto fermare plurime volte per evasione, facendosi beccare sempre alla solita stazione di Porta Romana dove arrivava in treno dalla capitale. Alla fine è stato disposto che scontasse la sua pena in carcere.
Il 4 aprile 2019, invece, il 55enne è stato condannato a quattro mesi di reclusione perché la sera del 21 novembre 2015, durante un violento litigio tra ubriachi, si sarebbe tirato transenne in piazza della Morte con un altro imputato, sfidando i poliziotti intervenuti con la frase: “Sono affari nostri se ci ammazziamo, se ci bloccate ammazziamo anche voi”.
Più datato un altro precedente. L’8 maggio 2017 è stato condannato per il furto di un motorino, rubato davanti al suo locale al titolare di un ristorante del Sacrario nel maggio 2013. Anche in questo caso pochi mesi, ma ha rischiato di venire processato una seconda volta, in quanto, nel mare magnum dei procedimenti a suo carico, il giudizio si era smarrito tra le carte e per sbaglio si riteneva fosse ancora pendente. Se ne è accorto in aula il difensore nella primavera del 2018.
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