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Muore dopo operazione alle tonsille, nuova perizia prima della decisione del giudice

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Gino Pucciarelli

Gino Pucciarelli

Gino Pucciarelli al supermercato il giorno prima dell'operazione

Gino Pucciarelli al supermercato il giorno prima dell’operazione

Gino Pucciarelli a cena con i medici la sera prima dell'operazione

Gino Pucciarelli a cena con i medici la sera prima dell’operazione

Viterbo – Caso Gino Pucciarelli. Sarebbe dovuto essere il giorno delle decisioni del giudice, ma il magistrato di Perugia ha disposto una nuova perizia sulle cause della morte dell’architetto ed ex cestista viterbese e il nesso con i due interventi a cui venne sottoposto in meno di quindici giorni. A fine ottobre la prossima udienza, quando il giudice affiderà l’incarico al perito.

Nelle scorse udienze difese, parte civile e procura aveva già avanzato le proprie richieste. La pm perugina Gemma Milani vorrebbe la condanna a dieci mesi di reclusione per due dei cinque medici dell’ospedale Silvestrini accusati di omicidio colposo. Si tratta del primario del reparto di otorinolaringoiatra Giampiero Ricci e del medico viterbese Maria Cristina Cristi, che avevano chiesto e ottenuto di essere giudicati con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena.

Il pubblico ministero aveva invece chiesto il rinvio a giudizio per i tre medici per i quali si sta procedendo con il rito ordinario. Ovvero il chirurgo Luigi Giuseppe Gallucci, l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi. Alle richieste avanzate dalla procura di Perugia si era associato anche l’avvocato Luca Mecarini che rappresenta la sorella della vittima: Mara Pucciarelli, costituita parte civile. Il legale, per conto della sua assistita, aveva chiesto pure un risarcimento monetario da parte dei medici Ricci e Cristi.

Gino Pucciarelli è vittima di un presunto caso di malasanità, morto ad appena 49 anni il 16 luglio 2015 al Silvestrini di Perugia. Tredici giorni dopo una tonsillectomia e cinque giorni dopo un secondo intervento a causa di un’emorragia. Era stato operato il 3 luglio 2015 e dimesso il giorno successivo. Nulla avrebbe fatto presagire la tragedia, tanto che fu immortalato in un selfie con due dottoresse subito dopo l’intervento. Mentre era ancora in sala operatoria. La sera prima Pucciarelli avrebbe lasciato l’ospedale di nascosto per fare la spesa e partecipare a una cena a casa della dottoressa Cristi.

Per la pm Miliani, gli indagati avrebbero causato la morte del 49enne per “negligenza, imprudenza e imperizia” dopo un intervento alle tonsille. L’intervento era consistito nel rimuovere tonsille, adenoidi e parti molli del palato, per evitare a Pucciarelli di andare in apnea nel sonno. L’accusa ha puntato il dito anche contro la “serata conviviale” alla vigilia dell’intervento, “nonostante – ha scritto la pm – la prescrizione preoperatoria del digiuno”.


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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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