Viterbo – Caso Gino Pucciarelli, depositata e discussa in aula la perizia disposta dal gip.
Per l’avvocato Giovanni Spina, difensore di tre dei cinque medici del Silvestrini di Perugia accusati di omicidio colposo, “i periti del giudice hanno escluso qualsiasi responsabilità in capo agli indagati”. Per Luca Mecarini invece, legale della famiglia dell’architetto ed ex cestista viterbese morto quattro anni fa, “la perizia ha continuato a evidenziare mille criticità nell’operato dei medici”.
Il gip di Perugia aveva chiesto al medico legale Vittorio Fineschi e all’otorino laringoiatria Marco De Vincentiis di accertare, tra le altre cose, le condotte degli indagati ed eventuali loro colpe, negligenze, imprudenze e imperizie. “I periti – afferma il difensore Spina – non hanno ravvisato condotte sanitarie incongrue da parte dei medici che avevano in cura Pucciarelli. Anzi, hanno lodato come esemplare il comportamento dei sanitari”.
Gino Pucciarelli è vittima di un presunto caso di malasanità. È morto a 49 anni il 16 luglio 2015 all’ospedale Silvestrini di Perugia, tredici giorni dopo una tonsillectomia e cinque giorni dopo un secondo intervento a causa di un’emorragia. La prima volta era stato operato il 3 luglio 2015: l’intervento era consistito nel rimuovere tonsille, adenoidi e parti molli del palato per evitare che andasse in apnea nel sonno. Dimesso il giorno dopo, nulla avrebbe fatto presagire la tragedia, tanto che fu immortalato in un selfie con due dottoresse. Subito dopo l’intervento e mentre era ancora in sala operatoria.
“Secondo i periti – dice il difensore Spina -, le due emorragie, seppur complicanze prevedibili, non erano prevenibili”. Per l’avvocato di parte civile, Mecarini, invece, “la prima emorragia si è manifestata immediatamente dopo l’intervento, quindi è da mettere in correlazione con l’operazione. Molto probabilmente è stata dovuta a un difetto dell’emostasi”.
La sera prima dell’intervento, inoltre, Pucciarelli avrebbe lasciato di nascosto il Silvestrini per andare a fare la spesa e partecipare a una cena a casa della dottoressa Maria Cristina Cristi, tra i cinque medici indagati per omicidio colposo. “L’uscita dall’ospedale e la cena – sostiene il difensore Spina – non hanno avuto alcun rilievo nella morte del paziente, tanto è vero che l’operazione eseguita il giorno dopo è perfettamente riuscita. Ma che non ci siano state conseguenze, lo avevano già evidenziato i consulenti del pm. Per interventi del genere, infatti, è previsto un digiuno preoperatorio di sei ore. La cena si è conclusa alle 22 e l’operazione è stata fatta non prima delle 8,30 della mattina successiva”. Ma il legale di parte civile, Mecarini, sottolinea che, “durante la cena, a Pucciarelli, paziente affetto da ipertensione, gli sono stati somministrati addirittura alcolici fino a mezzanotte”.
In conclusione, per l’avvocato Spina, che, insieme alla collega Maria Bruna Pesci, difende i medici indagati Giampiero Ricci, Maria Cristina Cristi e Luigi Giuseppe Gallucci, “gli esiti della perizia disposta dal gip tolgono ogni fondatezza all’ipotesi accusatoria della procura. Questa difesa – chiosano – è estremamente fiduciosa nel buon esito del processo per i nostri assistiti”. Al contrario, per il legale di parte civile, Mecarini, “i periti del giudice hanno evidenziato mille criticità nell’operato dei medici. Criticità già prospettate nelle precedenti perizie e che sono in relazione al trattamento dell’ipertensione di Pucciarelli, alla prescrizione dei farmaci e alla gestione pre e post operatorio. I periti del gip, però, non hanno individuato nelle condotte degli indagati delle responsabilità penali che vadano ogni ragionevole dubbio”.
Ma l’ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari. A fine novembre si ritorna in aula per la discussione, e durante l’udienza tutte le parti dovranno fare le loro richieste. Inizialmente previsto solo per Giampiero Ricci, primario del reparto di otorinolaringoiatra del Silvestrini, e per il medico viterbese Maria Cristina Cristi, ora verranno giudicati con rito abbreviato pure il chirurgo Luigi Giuseppe Gallucci, l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi. Inizialmente avevano optato per il rito ordinario, ma nell’udienza di martedì hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati anche loro con il rito che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena.
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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



