Viterbo – Chissà se i proconsoli locali del ministero dei beni culturali hanno parlato al ministro Dario Franceschini dell’urgenza di intervenire sulla Loggia del palazzo papale.
Si sta sfaldando, la Curia vescovile cui la lasciarono i papi otto secoli fa non ha certamente i mezzi per provvedere alla “grave compromissione” del monumento, ma lo Stato non può non tener conto che si tratta – certifica Philippe D’Averio e rafforza Vittorio Sgarbi – di uno dei cinquanta (non cinquemila o cinquecento) palazzi artisticamente importanti d’Italia e storicamente dell’intera civiltà occidentale.
Se la sovrintendenza lo ha interessato, il ministro ricorderà che, quando a fine maggio 2015 venne a Viterbo, restò ammirato dallo “scrigno di bellezze racchiuso nelle mura” e si impegnò “a dare il suo aiuto” ai progetti dei viterbesi.
Che ci sono e che, indipendentemente dalla tempestività di attenzione dei Priori comunali, stanno muovendo la città la quale non vuol rinunciare al suo gioiello più bello. Tanti sono infatti i cittadini già pronti a dare qualcosa, ma non basta, pur se l’intervento economico, dicono, non parrebbe eccessivo.
Dunque, il ministero dei Beni Culturali e Franceschini che “si impegnò” provvederanno?
Altrimenti, bisognerà organizzarsi al meglio trovando sostegni in ogni dove perché
la Loggia è sì catastalmente del vescovo di Viterbo, ma storicamente appartiene all’umanità.
Quanto vale, quanto costa conservarla per tutti e quanto costerebbe all’Italia perderla?
Al di là della sostanziale inalienabilità del bene (chi avrebbe il coraggio di venderlo?) esso un valore venale, economico, diretto ce l’ha.
Della Valle, quando finanziò il restauro del Colosseo oltre che alla memoria dei gladiatori avrà anche pensato ai ritorni d’immagine e ai benefici fiscali per le sue aziende.
Chissà, allora, che non siano pochi i volenterosi che vorranno legare il loro nome, nella storia, al restauro della Loggia, come fece Clemente IV quando preferì Viterbo agli sfarzi romani.
Se non suoneranno le trombe del governo, le campane della Chiesa viterbese si stanno già facendo sentire. E forte.
Renzo Trappolini
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