Viterbo – “Ha fatto sempre del bene, senza chiedere mai niente a nessuno”. Il ricordo del figlio Haikel. Il ricordo di Ammar Hnaien. Tunisino. Musulmano.
Morto l’8 maggio a 76 anni, Ammar Hnaiene è stato sepolto l’altro ieri pomeriggio nel cimitero di Viterbo. Subito dopo la preghiera del venerdì. Nel mese di Ramadan. Dopo trent’anni in Italia. Dal 1981 e da bracciante agricolo. Senza ottenere la cittadinanza e nemmeno un euro di pensione. Versando contributi e pagando tasse. Per mantenere vivi i diritti di ognuno. Ha beneficiato solo della sanità. Per morire di tumore ai polmoni in un paese dove a 76 anni dicono ancora che sei giovane.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
Teneva aperta la moschea di via Garbini a Viterbo, Ammar Hnaiene. Tutti i giorni. E offriva il caffè a tutti. L’acqua. Il pranzo che si fa alla fine della preghiera del venerdì che, per un cattolico, equivale alla messa della domenica. Con i prodotti portati dai braccianti senegalesi e dei Balcani che lavorano a Montalto o lungo il litorale. Meloni e cocomeri venuti giù dalla Maremma. “Una persona stupenda, sempre disponibile”, ricorda il presidente del centro culturale islamico Mohammed Kdib.
Viterbo – Ammar Hnaiene
“Mio padre era nato in Tunisia, a Mahdia”, racconta Haikel Hnaiene. La città delle due Lune. Perché sorge da due baie. Tra la Skifa El Kahla, porta simbolo della città, e Borj el Kébir, fortezza turca del ‘500. Un paese, la Tunisia, indipendente dal 1956. Repubblica laica dall’anno successivo. La primavera araba, movimenti popolari di giovani studenti e lavoratori che hanno portato alla caduta di diversi regimi dittatoriali nel nord Africa e in medio oriente, è partita da qui. Il 17 dicembre 2010. Quando un giovane ambulante, Mohamed Bouazizi, si diede fuoco davanti al palazzo del governatorato di Sidi Bouzid. Perché le autorità gli avevano revocato la licenza.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
“Mio padre – prosegue Haikel Hnaiene – è arrivato in Italia nel 1981 e ha fatto sempre il bracciante. In tutta Italia. Il primo posto, Siracusa in Sicilia. A Viterbo è arrivato nel 2009″.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
Haikel lascia 4 figli. Ieri tutti accanto a lui, al momento della sepoltura. Tre maschi di 36, 34 e 29 anni. E una ragazza di 23. Con loro anche la moglie, Beh Bahri.
Viterbo – La moschea
“Non. ha mai alzato la voce, non ci ha mai dato uno schiaffo. Era un uomo buonissimo”, aggiunge il figlio Haikel. Un uomo, Ammar, tornato in tempo, per l’ultima volta in Italia, prima dell’emergenza Coronavirus. Per morie accanto ai fratelli e alle sorelle che lo hanno accompagnato per più di metà della sua vita.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
Il rito funebre musulmano è complesso. I vivi seppelliscono i propri morti. A mani nude. I tempi però sono quelli del Coronavirus. E a un certo punto è stato necessario l’aiuto di una ruspa. Lo spazio è quello alle spalle del crematoio del San Lazzaro lungo la Cassia nord. Il cimitero musulmano di Viterbo. Nel mese di Ramadan, uno dei pilastri dell’Islam. Assieme al solo e unico Dio non associabile ad altro, alla preghiera, al pellegrinaggio e alla zakat. Una piccola quota che ogni musulmano lascia in moschea per aiutare le persone che hanno bisogno. Nel mese di Ramadan, ciascuno, quando può e ogni volta che può, lascia sei euro. In piccoli contenitori distribuiti all’interno dei primi negozi halal della città dei papi venuti su negli ultimi anni.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
Anche Ammar Hnaiene faceva il mese di Ramadan. E a Ramadan si digiuna. Quest’anno dal 24 aprile al tramonto del 23 maggio. Dalle 4 di mattina alle 8 di sera. Circa. Cinque preghiere, poi la rottura del digiuno con uno o tre datteri. L’importante è che siano dispari. Perché l’ha detto il Profeta. Dopodiché c’è l’ifṭār, la cena. Interrotta solo per le preghiere del Maghrib e dell’Isha. Dalla 8 alle 11 rakat. Per un massimo di 60 cicli di preghiere. Distribuite tra i figli. Le ultime sono lasciate ai più piccoli. Ogni ciclo è accompagnato da brani del Corano recitati a memoria. Con i padri che correggono i ragazzi.
Il tappeto è rivolto verso la Qibla, la moschea sacra della Mecca. Sul cellulare c’è invece Muslim pro. Una app. Un social network a tutti gli effetti. Padri che dopo, ripresa la cena, ti raccontano di quando da ragazzi si sfidavano a chi tra di loro sapeva meglio il Corano. E lo facevano in mezzo al deserto del Sinai.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
Un Ramadan che il Covid ha chiuso in casa. Non più un ifṭār trascorso insieme, come avviene da secoli. Ma un momento più raccolto, in famiglia, più intimo e al tempo stesso nomade. Come pastori arabi ai tempi del Profeta. Per mantenere salda quella rete di contatti e solidarietà che si è venuta a formare in questi ultimi mesi grazie al lavoro del centro culturale islamico che ha soccorso con aiuti alimentari e informazioni decine di famiglie. Indipendentemente dall’appartenenza religiosa. Coinvolgendo molti giovani delle seconde generazioni. Sostenendo anche Caritas e Croce rossa.
Viterbo – I funerali di Ammar Hnaiene
Ammar Hnaiene è stato sepolto l’altro ieri dai figli e da una rappresentanza della comunità islamica di Viterbo. Il 22esimo giorno di Ramadan. La Fase 2, il paese, checché ne dicano i maligni, riparte anche da qui. E dai sacrifici di gente come Ammar, che “ha fatto sempre del bene, senza chiedere mai niente a nessuno”. Niente indietro. Nemmeno un euro di pensione.
Daniele Camilli
Fotocronaca: I funerali di Ammar Hnaien
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