Viterbo – Un lavoratore straniero nel Lazio prende 500 euro in meno al mese rispetto a un lavoratore italiano. 982 euro contro i 1465 dei lavoratori italiani. Ed è soltanto uno dei problemi che caratterizzano la popolazione immigrata nella regione. E’ la fotografia che emerge dal dossier statistico Immigrazione 2021 del centro studi e ricerche Idos, sostenuto dall’8 per mille della Tavola Valdese e realizzato in collaborazione con la rivista Confronti e l’Istituto di studi politici San Pio V.
Un bracciante agricolo in bici – Foto di repertorio
“Un documento importante – commenta il segretario generale della Uil di Viterbo, Giancarlo Turchetti, che ha discusso i risultati del Rapporto all’interno dell’organizzazione sindacale – che ci fornisce strumenti di lavoro per interpretare al meglio non solo i flussi migratori e la condizione sociale degli immigrati, ma anche le dinamiche di ricomposizione del mondo del lavoro e dei lavoratori in corso da qualche anno. Dinamiche che la pandemia ha accelerato e accentuato e che in diversi settori dell’economia territoriale vedono la figura dello straniero in quanto tale sempre più centrale. Ad esempio, nel mondo agricolo, così come in quello dell’edilizia e dei servizi, è sempre più forte e consistente la presenza di un mondo operaio più multietnico, con ottimi livelli di scolarizzazione e con una presenza nel contesto urbano molto più radicata rispetto al passato. E questo ci dice che la questione lavorativa non può più essere scissa dalla questione sociale. Un lavoratore presenta problemi legati al salario ma anche problemi abitativi, ed entrambi richiedono una risposta concreta. Una vertenza sindacale in molti casi è fin da subito anche vertenza sociale. Dinamiche sociali ed economiche che ci dicono anche, e in questo il rapporto Idos è concretamente d’aiuto, che i lavoratori stranieri sono quelli più colpiti dalla crisi perché vengono colpiti in quanto lavoratori e nel caso specifico dell’immigrazione, in quanto segmento più debole e ricattabile del mondo del lavoro”.
Cantiere edile – Foto di repertorio
Accanto alla dualità del mercato del lavoro, il rapporto Idos individua anche altri fattori che in questi due anni di Covid hanno pesantemente colpito la vita delle comunità immigrate nel Lazio. Tra queste, la battuta di arresto delle acquisizioni di cittadinanza e dei permessi di soggiorno e, per la prima volta, un evidente calo demografico e il dimezzamento delle iscrizioni anagrafiche dall’estero. “I lavoratori stranieri – commenta Idos – hanno risentito in misura maggiore degli effetti della pandemia rispetto agli italiani”. Per quanto riguarda invece il decremento demografico “nel corso del 2020 è stato in linea con quello nazionale ed ha interessato tutte le province, in particolare quelle di Roma e di Viterbo”.
Il rapporto Idos aggiorna ogni anno lo stato dell’immigrazione in Italia a quasi due anni dall’emergenza sanitaria Covid, suddividendolo poi per regioni. “Le fonti statistiche utilizzate – spiega il Rapporto – provengono da archivi amministrativi ufficiali e offrono al lettore un’ampia serie di dati e informazioni la cui ricchezza è completata dal pluralismo di voci e autori, dalle analisi delle redazioni regionali del centro studi Idos e dal supporto di ricerche qualitative”.
Giancarlo Turchetti
Immigrazione ed economia. “Nel Lazio – spiega il rapporto Immigrazione 2021 Idos – come nel resto d’Italia, la pandemia ha avuto pesanti ripercussioni sull’attività economica (Pil -8,4%), penalizzando soprattutto i comparti del commercio, alberghiero e della ristorazione. L’occupazione ha registrato un calo consistente (2339 mila occupati rispetto ai 2386 dell’anno precedente: -47mila e -2%) e il tasso di occupazione è sceso di un punto percentuale, attestandosi al 60,2%. Per effetto delle peggiorate condizioni del mercato del lavoro, è aumentato il numero di persone inattive (tasso di attività: 66,4%, -1,7 punti percentuali rispetto al 2019) e si è ridotto quello delle persone in cerca di occupazione (234 mila disoccupati rispetto ai 263 mila del 2019: -29.200 e -11,1%), determinando in tal modo un calo del tasso di occupazione (dal 9,9% al 9,1%)”.
“All’interno di questo quadro economico sfavorevole – prosegue Idos – i lavoratori stranieri hanno risentito in misura maggiore degli effetti della pandemia rispetto agli italiani. Il numero degli occupati è diminuito da 342 mila a 319 mila (-6,8% e -23.200 in meno rispetto al 2019, per un’incidenza pari al 13,6% sul totale degli occupati, in calo di 0,7 punti percentuali), con perdite rilevanti nei servizi (-9,8%), in particolare nel commercio (-6,7%) e nel lavoro domestico (-13,7%), e nell’industria (-3,8%), in particolare nelle costruzioni (-11,2%), mentre è aumentato nel settore agricolo (+4581 e +19,5%), in parte sostenuto dalle procedure di regolarizzazione attivate nel 2020, il tasso di occupazione è sceso al 60,3% (-2,4 punti percentuali rispetto al 2019) riducendosi in misura più consistente rispetto a quello degli italiani (60,2% e -0,8 punti percentuali), così come il loro tasso di disoccupazione (dal 13,7% del 2019 all’11,1% del 2020, contro un tasso che per gli italiani è passato dal 9,3% all’8,8%), a mostrare una maggiore fuoriuscita di stranieri dal mercato del lavoro”.
“Il terziario – aggiunge Idos – resta il settore di impiego principale per gli stranieri (vi lavora il 73,7% degli occupati, tra cui il 12,2% nel commercio e il 28% nel lavoro domestico, dove incidono per il 77% sul totale degli addetti), seguito dall’industria (17,5%, tra cui il 10,7% nelle costruzioni) e dall’agricoltura (8,8%, dove rappresentano circa la metà dei lavoratori: 48,2%). A livello professionale, il 62,7% svolge lavori manuali (il 40,3% dei quali a bassa qualifica contro il 7,4%degli italiani), il 28% è impiegato/addetto alle vendite e solo il 9,3% (a fronte del 45,6% degli italiani) ha un lavoro dirigenziali o di natura intellettuale (quota che risulta in crescita di un punto percentuale rispetto al 2019)”.
“Tali ripartizioni rimarcano la dualità del mercato del lavoro degli immigrati, cui si accompagnano, come risultato, ampie differenze sul piano retributivo (retribuzione media mensile degli stranieri: 982 euro contro i 1465 dei lavoratori italiani), nonostante molti stranieri siano in possesso di titoli e qualifiche adatte a ricoprire mansioni migliori (e meglio pagate) rispetto a quelle abitualmente svolte (sovraistruiti: 42,8% contro il 28,5% degli italiani), e per cui sarebbe necessario un meccanismo più fluido di riconoscimento. Diversamente dal lavoro dipendente, le conseguenze della crisi pandemica sembrano non aver toccato l’andamento delle imprese immigrate, che continuano a crescere anche nel 2020 (+2,3% rispetto all’anno precedente, per un totale di 84.324 imprese attive, il 12,8% del totale regionale). Tra i titolari d’impresa (59.308, il 19,7% dei quali donne), bengalesi (22,9%), romeni (16,7%) e marocchini (7,6%) si confermano le tre collettività più rappresentate e i servizi il settore di maggiore inserimento (66,6%), tra cui spiccano il commercio (37%) e i servizi alle imprese (13,7%), seguito dalle costruzioni (22,4%)”.
Cantiere di lavoro – Foto di repertorio
Nel Lazio la pandemia ha inoltre condizionato la dinamica demografica della popolazione accentuando il trend negativo in atto dal 2018.
Andamento e caratteristiche della popolazione straniera. “Secondo i dati provvisori dell’Istat – commenta il centro ricerche Idos – al 31 dicembre 2020 i residenti in regione ammontavano a 5.720.796 unità, 34.904 in meno rispetto all’anno precedente (-0,6%), per un calo pari a due volte quello registrato nel 2019 (-17.376) e nettamente superiore a quello del 2018 (-1530). Nel corso del 2020 il decremento demografico è stato in linea con quello nazionale ed ha interessato tutte le province, in particolare quelle di Roma e di Viterbo. Gli effetti della pandemia hanno avuto un impatto diretto sulla dinamica naturale e indiretto sulla dinamica migratoria della popolazione. I decessi hanno superato le 62 mila unità (+5365 rispetto al 2019), mentre le nascite sono risultate di poco inferiori a 38 mila (-954), comportando un peggioramento del saldo naturale (nascite-decessi), di fatto già ampiamente negativo. ; -24.230 unità nel 2020 rispetto alle -17.911 dell’anno precedente.
Sul piano del movimento migratorio, a causa delle limitazioni agli spostamenti imposte con il lockdown, le iscrizioni anagrafiche dall’estero si sono ridotte del 36,2% (da 34.319 nel 2019 a 21.912 nel 2020) e le cancellazioni del 13,7% (da 13.661 a 11.794), determinando un saldo con l’estero positivo (+10.118) ma dimezzato rispetto all’anno precedente (+20.658), in grado di compensare solo in minima parte il bilancio negativo della dinamica naturale. Nel corso del 2020 il calo demografico ha colpito per la prima volta anche la popolazione straniera, scesa a fine anno a 625.572 residenti, per un decremento di 3599 unità rispetto al 2019 (-0,6%)”.
Durante la pandemia si è verificato inoltre un incremento delle cancellazioni dalle anagrafi comunali. “In relazione a quest’ultimo aspetto – rileva Idos – va considerato che le cancellazioni ‘per altri motivi’ degli stranieri (dovute e airreperibilità ordinaria o al mancato rinnovo della dichiarazione di dimora abituale trascorsi sei mesi dalla screen a del permesso di soggiorno) risultano spesso in trasferimenti di residenza all’estero non comunicati in anagrafe. Di conseguenza, tenendo conto della sostanziale chiusura delle frontiere a causa del lockdown, è probabile che l’incremento di queste cancellazioni (e di riflesso il peggioramento del relativo saldo), sia dovuto non tanto ad un aumento degli espatri, ma piuttosto ad una crescita del numero di stranieri che nel corso del 2020, anche e soprattutto a causa della pandemia, hanno perso l’alloggio o il lavoro, scivolando in una condizione di irregolarità (si pensi ad esempio alle lavoratrici e ai lavoratori domestici e di cura o agli impiegati del comparto della ristorazione)”.
Per quanto riguarda le acquisizioni di cittadinanza, invece, si rileva una battuta d’arresto rispetto all’anno precedente. “Dopo l’inversione di tendenza registrata nel 2019, infatti, nel 2020 queste sono risultate in calo del 35%, dato che si pone in netta controtendenza con quanto riscontrato in media nelle regioni del Centro Italia (+1,5%) e a livello nazionale (+4,5%). Nel Lazio il tasso di acquisizione di cittadinanza (calcolato come rapporto tra nuove acquisizioni e popolazione media straniera nell’anno per mille) e il secondo più basso tra le regioni italiane dopo quello della Campania (7,2)”.
“Rispetto al 2019, tutte le nazionalità più numerose hanno subito un calo di residenti, eccetto indiani (+2,6) e bengalesi (+0,9%). Per i primi in particolare, non è escluso che l’incremento sia dovuto anche agli effetti della regolarizzazione varata nell’estate 2020, viste da un lato la sostanziale chiusura delle frontiere che ha limitato gli arrivi dall’estero e dall’altro la forte concentrazione di questa collettività nel settore agricolo. In termini relativi, le perdite più consistenti hanno riguardato, invece, le collettività polacca (-3,3%) e albanese (-1,5%, seguite da quelle romena, filippina e peruviana (-1,3%). Per quanto riguarda le altre nazionalità, incrementi significativi sono stati rilevati per i residenti del Pakistan (+6,2%) e del Regno Unito (+4,9%), mentre sono risultati in deciso calo moldavi, ecuadoriani (entrambi -3,6%), brasiliani (-4,8%) e macedoni (-6%)”.
Nonostante le variazioni emerse durante il periodo della pandemia, la graduatoria delle nazionalità più numerose è rimasta comunque invariata rispetto al 2019: al primo posto i romeni con 210.315 residenti, seguiti da filippini (41.500), bengalesi (35.600), indiani (29 mila) e cinesi (23 mila).
Lavoro
Il calo della popolazione straniera in regione è osservabile anche attraverso i dati sui titolari di permesso di soggiorno. “Nel 2020 – riporta il rapporto Idos – i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti nel Lazio sono diminuiti per il secondo anno consecutivo, attestandosi a fine anno a 380.037 unità (-24.004 e -5,9% rispetto al 2019 e -35.453 e -8,5% rispetto a due anni prima). La concentrazione ha interessato esclusivamente lo stock dei titolari dei permessi a termine, il cui numero è sceso drasticamente a 177.498 (-28.816 e -14% rispetto ai 206.314 dell’anno precedente), per un’incidenza del 46,7% sul totale dei soggiornanti rispetto al 51,1% del 2019 (-4,4 punti percentuali). A tale significativa contrazione, che in buona parte va collegata alle aumentate difficoltà di rinnovo dei permessi (in quanto questa categoria di soggiornanti , dato il suo status precario, si è trovata certamente più esposta alle ripercussioni economiche e sociali della pandemia), si è contrapposto, contrariamente a quanto avvenuto in Italia e in regione nel 2019, l’aumento dei titolari di un permesso di lungo periodo (202.539 rispetto ai 197.727 dell’anno precedente: +4812 e +2,4%), la cui incidenza sul totale dei soggiornanti è salita pertanto al 53,3%, valore ancora inferiore ma non lontano come in passato da quello medio nazionale (59,4%)”.
Infine, i soggiornanti per studio (il 3,8% del totale). Anche questi “scendono da 10.444 nel 2019 a 6.743 nel 2020, segnando un decremento del 35,4% rispetto all’anno precedente, provocato, anche in questo caso, dall’impatto che le misure anti Covid hanno avuto sui flussi studenti dall’estero”.
Daniele Camilli
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